Punta Scifo. La corruzione paga

Paradossalmente, la parte meno nota e commentata dell’intera vicenda del costruendo “Marine park village” di Punta Scifo, è quella che ha determinato l’avvio della “Saga Scalise” così per come l’ha definita il Giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza di sequestro dell’opera il 25 febbraio scorso. Per la verità il Giudice fa menzione anche del termine “fiction” nel definire le varie fasi, tra sequestri e dissequestri, che stanno caratterizzando l’edificazione di una struttura turistico- alberghiera, con tanto di piscina e ristorante, presentata come agriturismo, sull’ultimo lembo di paradiso della costa crotonese. Ed effettivamente una qualche casa cinematografica, come la Paramount,ad esempio, potrebbe essere interessata alla vicenda per realizzarne un film, alla “Erin Brochovic” però. Perché di ingredienti, che vanno dal grottesco all’assurdo, nella vicenda in questione, ve ne sono; altrochè se ve ne sono e ve ne potrebbero essere. Nella stesura della relativa sceneggiatura, si potrebbe partire addirittura da un racconto biblico abbastanza noto; quello delle Mura di Gerico. Perché i problemi per coloro i quali volevano essere emuli sulla costa crotonese di Karim Aga Kan in Costa Smeralda, partono esattamente dalla costruzione di un muro, possente e imponente quanto quello di Gerico. Il permesso di costruire il campeggio (così come lo chiama la dirigente del settore 4 del comune di Crotone, Elisabetta Dominijanni) “Marine park village” è stato concesso nel 2011, ma tre anni dopo, a colei che ha apposto la firma su detto permesso, arriva notizia ufficiale che l’Autorità giudiziaria ha avviato indagini per lavori abusivi in località Scifo sul terreno della ditta Scalise e che era stata presentata formale denuncia. In data 21 gennaio 2014 l’interpellata emetteva un’ordinanza sanzionatoria.che prevedeva anche la sospensione, in via cautelativa, dei lavori del costruendo campeggio. Perché l’Autorità adombrava il dubbio che tali lavori abusivi fossero a servizio dell’opera per la quale esisteva autorizzazione a costruire. Che le cose stessero esattamente così, lo avrebbe intuito anche l’ultimo e più sprovveduto raccoglitore di “dormituri” che l’estate danno fuoco alle sterpaglie lungo i crinali della costa per catturare le ambite prede da vendere poi “sotto la Piazzetta” a non meno di 30 euro al chilo. Non fosse altro perché a Scifo non c’era più il crinale e le sterpaglie erano scomparse, lasciando il proprio posto a ciclopici massi che dal ciglio del soprastante pianoro, dove si sta costruendo l’eco-mostro, digradavano verso la spiaggia dorata. Dunque, siffatta lettera giunge all’ex dirigente del Comune di Crotone; in essa si fa altresì menzione di altre ipotesi di reato che non avrebbero consentito il rilascio del permesso di costruire alla ditta Scalise, in quanto i suoi titolari non erano imprenditori agricoli di professione; requisito essenziale per la realizzazione di un campeggio in un’area che prevede null’altro che tale tipologia d’intervento edificatorio. Eppoi, nella comunicazione dell’Autorità giudiziaria, si parla anche di una sorta di “partita a tre sette col morto” cioè di una compravendita di terreni avvenuta quando l’originario proprietario giaceva sotto terra da alcuni mesi. Preoccupata, forse che si, forse che no, la dirigente scrive all’Avvocatura del Comune di Crotone per avere un parere sulla faccenda, avvertendola che in merito all’ultimo, agghiacciante, aspetto (il tre sette col morto) ha chiesto lumi agli interessati, ossia agli eredi. Essi hanno ammesso di aver firmato, per mero errore, col nome del defunto proprietario del terreno in luogo di quelli dei superstiti aventi diritto di proprietà. A quel punto è l’Avvocatura del Comune di Crotone che scrive, fornendo il richiesto parere; ed è solo in quella circostanza che si svela in tutte le sue sfaccettature e nei definiti contorni, l’arcano di quella lettera della Autorità giudiziaria. A gennaio del 2014, a seguito di un sopralluogo congiunto, tra tecnici del Comune e Polizia Giudiziaria il località Scifo; riportiamo testualmente dal parere dell’Avvocatura – si riscontrava che era stato realizzato un percorso che conduceva alla battigia, attraverso una massicciata di grossi massi sovrapposti a sostegno del terreno.Tali lavori, naturalmente, non venivano autorizzati dal permesso di costruire rilasciato in data 2O.12.2011 – Tale evento imponeva alla dirigente del settore 4 del Comune di Crotone la sospensione del lavori del costruendo campeggio. Le stagnanti acque della intera vicenda erano state in qualche modo mosse ed esse lasciavano intravedere quanto ci fosse sul fondo e, soprattutto, individuare il percorso compiuto dagli imprenditori per ottenere il permesso di costruire a Scifo. Ognuna delle autorità coinvolte o interessate alla vicenda, a quel punto pretendeva carte da esibire, documenti da presentare; resoconti da esaminare. L’ordinanza di demolizione del percorso di accesso alla battigia con blocchi calcarei, realizzato abusivamente dalla ditta Scalise, porta la data del 7 aprile 2014; con essa si intima, altresì, il ripristino dello stato dei luoghi. Questo perché In ordine a tali ultime opere, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Crotone, aveva trasmesso alla Procura della Repubblica notizia di reato per abusi in danno al Pubblico demanio marittimo – violazione artt. 54, 5 e 1161 del codice della Navigazione, Ciò in quanto, è detto nella nota dell’Autorità marittima – si evidenzia che, il Signor Scalise, ha realizzato abusivamente il tratto che collega il complesso turistico “Marine Park Village” alla sottostante battigia. Tali opere ricadono, per una parte, sul pubblico demanio marittimo, e quindi, l’intera flora autoctona di macchia mediterranea che ricopriva l’area in questione, risulta essere asportata ed accatastata ai lati del terreno circostante. – Dopodichè il ciclo di sequestri e dissequestri del cantiere del costruendo eco -mostro di Scifo si trasforma in quella che il Gip, nella sua ordinanza del 25 febbraio scorso, definisce una vera e propria fiction. Ma ad aver letto bene le carte, sembra di capire che le cause che hanno portato al primo sequestro del cantiere saranno oggetto di dibattimento in Tribunale il 17 maggio prossimo. Certamente una di quelle cause, laddove non è stato mai demolito e rimosso il percorso, realizzato abusivamente, che congiunge il terreno della ditta Scalise con la sottostante battigia, non è sanabile. Anzi, la giurisprudenza relativa al reato di occupazione abusiva di spazio demaniale, di recente, ovvero nel 2016, si è arricchita di una sentenza di Cassazione penale che estende, chiarisce e rafforza il concetto di demanialità. Si sancisce, soprattutto, che “…l’appartenenza al demanio marittimo non deve essere necessariamente stabilita sulla base delle risultanze catastali, ben potendo ricavarsi dalla esistenza di caratteristiche naturali di demanialità…”. Nella fattispecie della vicenda di Scifo, nessuno potrà mai affermare di avere costruito, munito di regolare permesso per farlo, un accesso da un terreno soprastante alla battigia laddove c’era un crinale scosceso e irto di sterpaglie, pieno di rovi, bisce e pappataci, quasi malarico, abbandonato da Dio, dagli uomini e…dalla Capitaneria di Porto. Perché era un pezzo di macchia mediterranea quello che è stato cancellato dalla ditta Scalise. A quanto potrà ammontare l’entità del danno patito dalla collettività, ovemai fosse quantificabile in moneta ? A naso, mantenendosi bassi, non meno di un miliardo di euro. La responsabile dell’Ufficio legale del Comune di Crotone aveva suggerito alla sua collega del settore 4; Elisabetta Dominijanni, di agire in autotutela e revocare la concessione edilizia n° 162/2011 sulla scorta degli elementi forniti. Ma la dirigente non lo ha fatto o qualcuno le avrà suggerito di non farlo, come, presumibilmente, le avrà intimato, sin da subito, che il matrimonio tra i commercianti di articoli sportivi e le terre del defunto signor Zurlo Giuseppe era da celebrare per consentire il proliferare di un investimento agri-turistico senza precedenti e senza risparmio di calcestruzzo; altro che “casette di legno” come quelle dei tre porcellini. Se cotanta abilità, destrezza e malizia fosse adoperata dalla pubblica amministrazione per risolvere i problemi di una città, anziché per appianare i fabbisogni di gruppi di individui, amici o influenti elettori che siano, ma anche di esponenti di temibili poteri forti e occulti , Crotone sarebbe come Gotham City, con uno svolazzante Batman che veglia su di lei, spaventando e tenendo lontano nemici e minacce; garantendo il diuturno trionfo della giustizia. Ora anche l’ignaro, sempre sorridente e candido primo cittadino è stato investito in pieno dal problema; lui che al massimo nella baia di Scifo andava a prendersi il caffè o aprirsi una cozza cruda, attraccando il natante di sua proprietà alla boa della Riserva Marina. A Ugo Pugliese, espressione di una formazione politica che si chiama “La Prossima Crotone”, termine così infelicemente contiguo a quello di next-door (porta accanto) si chiede di attivare la clausola dell’autotutela per fermare il disastro ambientale di Scifo. Il suo predecessore non ha azionato quella leva paventando, evidentemente, il pericolo che i legali della ditta Scalise avrebbero chiesto un risarcimento del danno al Comune di Crotone, tale da ridurre la città sul lastrico perenne. Già, perché sarebbe la prima volta che l’assassino chiama l’assassinato a rifondergli il danno della carcerazione patita per via del crimine che ha commesso. Quand’anche così stessero le cose, alla municipalità converrebbe giocarsela quella carta; pur sapendo che la controparte potrebbe ingaggiare avvocati illustri il cui elenco va da Perry Mason sino a Grande Arcari, passando attraverso i nomi di Carlo Taormina e Giulia Buongiorno. Converrebbe, perché la differenza tra un paesaggio distrutto, che poteva valere miliardi di euro, e un investimento di qualche milione, suggerisce uno sbilancio a favore della collettività di un bel gruzzoletto, Ma le risultanze investigative in mano agli inquirenti, attestano che a Scifo non ci sono preesistenze archeologhe e quindi, “mura di Gerico a parte” non è stato pregiudicato alcunché di prezioso. Nel caso di Scifo sarebbe come a dire che non sono state rilevate tracce di giacimenti auriferi e quindi si poteva procedere con l’edificazione; nonostante quelle rinvenute riconducessero alla esistenza in loco di una ricca miniera di platino, che è quella della bellezza paesaggistica; unica nel suo genere. Sotto il profilo squisitamente giuridico nulla quaestio: era stato chiesto di condurre delle indagini per scoprire se quello di Scifo sia un sito di interesse archeologico; non lo è, ma è un incomparabile bene pubblico che appartiene al patrimonio dell’umanità. I bungalow da costruire a Scifo sono 79; ci sarebbe da chiedersi perché non 80. Nella Bibbia, a proposito delle possenti mura che cingevano la città di Gerico, è detto così: “…Per far crollare le Mura di Gerico i sacerdoti dovevano suonare le trombe e tutto il popolo lanciare un grido di guerra. Fecero esattamente così e questo portò al successo: le mura di Gerico crollarono in modo miracoloso e gli Israeliti poterono conquistare la città…”. A tutti coloro, associazioni, singoli cittadini, movimenti politici; frequentatori abituali di Scifo (sia d’estate per il mare che d’inverno per l’amore) che stanno facendo il tifo o mettendoci la faccia per scongiurare la nascita dell’eco- mostro, si potrebbe dire così: “Con il coraggio si ottengono grandi vittorie; con l’amore si ottengono vittorie ancora maggiori; ma le vittorie più grandi si ottengono con la pazienza.”. Pazienza, cittadini e lettori; alla vigilia della Festa della Madonna, della vicenda dell’eco- mostro di Scifo ne sapremo qualcosa in più; semprecché l’udienza fissata per il 17 maggio non venga rinviata.

Punta Scifo. La corruzione paga was last modified: maggio 9th, 2017 by Antonella Policastrese

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