Nel mondo di oggi, contrario (almeno a parole) ad ogni violenza contro gli animali, non si parla mai di mucche fistulate o cannulate una pratica vecchia di quasi due secoli, ma che continua ad essere praticata ufficialmente per scopi scientifici. Con un’operazione chirurgica si pratica un foro sul fianco lato della mucca che permette l’accesso ad uno degli stomaci dell’animale. Attraverso questa apertura che non prevede alcun tipo di chiusura o tappo si dovrebbe poter controllare la digestione dell’animale.

Si tratta di una pratica tutt’altro che scomparsa. Anche nei paesi più sviluppati e ambientalisti come la Francia (all’interno di istituti di ricerca), la Germania (ma molto poco diffusa) e gli Stati Uniti (sempre a scopo ricerca e sempre in pochissimi esemplari). Le mucche fistulate sono una triste realtà che esiste dal lontano 1854, da quando si pensò di aprire un buco nel loro stomaco per scoprirne i processi digestivi. Secondo alcuni la fistulazione serve per osservare la velocità con cui la mucca digerisce e le trasformazioni chimiche del cibo. attraverso un foro (solitamente del diametro di 15 centimetri) il ricercatore (ma spesso anche i visitatori – come mostrano alcune foto che riprendono bambini invitati ad introdurre il proprio braccio nel fianco della mucca per vedere cosa avviene nel suo stomaco) può “studiare scientificamente la sua camera digestiva”. Alcune volte per permettere di vedere ciò che succede all’interno dello stomaco, l’apertura viene coperta da una membrana trasparente. Altre volte il foro viene lasciato aperto.

Secondo alcuni ricercatori, le ‘holey cows’, come vengono chiamate negli USA, permetterebbero di studiare meglio la digestione. E questa pratica lungi dall’essere invasiva avrebbe addirittura l’effetto opposto: pare infatti che la vita degli animali fistulati sia più lunga (con ovvi benefici: produrre più latte e ottenere maggiori profitti).

“Permettiamo alle persone di guardare dentro allo stomaco per vedere come il cibo viene digerito e come viene convertita l’erba e il fieno”, ha detto Miles Theurer, presidente dell’ American Association of Bovine Practitioners.

Una sorta di ecografia dell’orrore praticata sull’animale ancora vivo che non ha niente da invidiare ai migliori film dell’orrore. Di cui stranamente nessuno parla.

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