I vaccini sono uno dei temi caldi del momento. Fanno bene o fanno male? Sono utili o servono solo ad arricchire le aziende farmaceutiche? È legittimo imporli ai bambini anche minacciando l’accesso a servizi essenziali come l’educazione scolastica? Cosa dice l’Europa al riguardo? E cosa avviene negli altri paesi? Tutte domande che riempiono le prime pagine dei giornali ma alle quali nessuno ha saputo dare risposta.

Per questo, forse, è importante fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Prima di tutto sulla effettiva necessità di ricorrere ai vaccini. Tutti i media hanno riportato il dato relativo al morbillo (dal 1° gennaio al 16 maggio 2017 in Italia sono stati segnalati 2.395 casi di morbillo). Il motivo di un numero così elevato di casi è stato imputato alla bassa copertura vaccinale, solo l’85,29%, inferiore di 10 punti rispetto alla soglia di sicurezza fissata dall’OMS. Nessuno però ha detto che questa soglia l’Italia non la raggiunge per nessun vaccino. Eppure di altre epidemie non pare esserci traccia.

Che i vaccini possano essere utili nessuno lo nega. Il problema è se debbano essere considerati indispensabili. La linea che separa le due cose infatti è sottile e spesso poco definita. È per questo che l’Unione europea appare tutt’altro che unita proprio nel settore delle vaccinazioni: a chiedere il certificato vaccinale per l’ammissione a scuola – come si farà in base al decreto appena varato in Cdm – in Europa è solo la Germania (fuori dall’Europa è una prassi utilizzata solo da Stati Uniti e Canada). Le differenze all’interno dell’Europa sono abissali: su 27 Paesi Ue (più Islanda e Norvegia), 14 prevedono almeno una vaccinazione (dati progetto Vaccine European New Integrated Collaboration Effort). Ciò significa che nella maggior parte dei paesi europei (Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito) non esiste obbligo di vaccinazione.

In molti paesi europei esiste l’obbligo di procedere a due, tre o quattro vaccinazioni. Ma in nessuno è obbligatorio vaccinarsi contro 15 ceppi virali come avviene in Italia!

I dati dello studio Eurosurveillance mostrano che la vaccinazione contro la polio è obbligatoria per i bambini in 12 nazioni europee. Quella contro la difterite e il tetano è obbligatoria in 11 Paesi mentre la vaccinazione contro l’epatite B in 10 Paesi. Per otto dei 15 vaccini considerati, alcune nazioni hanno adottato una strategia mista tra raccomandate e obbligatorie. Anche le modalità adottate sono diverse: in molti casi la vaccinazione viene raccomandata per tutta la popolazione, ma è obbligatoria solo per alcuni gruppi a rischio.

Rendere la vaccinazione obbligatoria, invece che semplicemente consigliata, inoltre potrebbe non essere costituzionalmente legittimo: dopo la decisione del Cdm, il Codacons ha impugnato il decreto e ne ha chiesto l’annullamento presso la Consulta. “La decisione del Governo, oltre a rappresentare un regalo alla lobby dei farmaci grazie all’estensione dei vaccini obbligatori, presenta diversi profili problematici – ha detto il presidente Carlo Rienzi – La trasformazione delle vaccinazioni facoltative in obbligatorie costringerà a sottoporre i bambini ad una dose massiccia di vaccini, senza alcuna possibilità di una diagnostica prevaccinale, con conseguente incremento delle reazioni avverse che secondo l’Aifa solo nel 2013, per l’esavalente, sono state ben 1.343, di cui 141 gravi”. “Ai rischi connessi ai trattamenti sanitari coattivi si aggiunge anche un pesante conflitto col diritto all’istruzione, oltre alla crescita abnorme dei costi per il SSN derivante dalle decisioni del Governo – prosegue Rienzi – Resta poi l’impossibilità di ricorrere ai vaccini in forma singola e l’indisponibilità sul mercato dell’antidifterico se non abbinato ad altri vaccini.

Anche i costi (a carico del servizio sanitario nazionale e quindi dei consumatori) sono oggetto di polemiche. Se da un lato è pur vero che oggi il costo unitario dei vaccini è basso e che vendere vaccini polivalenti renderebbe meno alle case farmaceutiche che vendere i singoli vaccini, dall’altro è pur vero che l’obbligo di vaccinare tutti i bambini rende l’affare lucrativo grazie ai grandi numeri. A ciò si aggiunge che, come ha dimostrato uno studio riportato sulla Canadian Immunisation Guide, i vaccini più recenti costano molto di più, per anno di vita salvati, rispetto ai vaccini meno recenti.

Per contro, l’incidenza totale dei vaccini sulla spesa pubblica per la sanità è limitata. Stando ai dati del Rapporto OSMED 2014 dell’AIFA sull’uso dei farmaci, il costo dei vaccini si aggira intorno all’1,4 per cento della spesa totale del Sistema Sanitario Nazionale, pari a 291 milioni di euro. Una cifra rilevante ma non tale forse da giustificare speculazioni.

Ben diversa la situazione se si guarda ad altri paesi. Come quelli in via di sviluppo dove il rapporto costi benefici è decisamente a favore delle vaccinazioni. E questo fa di questo mercato un affare appetibile per le grandi case farmaceutiche che secondo i dati riportati dall’WHO l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per le vaccinazioni, sono passati da un volume d’affari di 5 miliardi di dollari nel 2000 a 24 miliardi di dollari, nel 2013. E le previsioni parlano di 100 miliardi di dollari entro il 2025! Un giro d’affari che fa dei vaccini “il motore per l’industria farmaceutica” come lo ha definito il WHO. In questo giro d’affari multimiliardario l’Italia ha un peso decisamente ridotto.

Cosa ne pensa l’Ue dei vaccini? Ciò che è grave è che né l’Unione Europea né l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno osato esprimere un giudizio sui vaccini che potesse dirimere la questione non solo a livello nazionale ma prima di tutto a livello europeo.

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