UNO SCRITTORE BRASILIANO: Carlos Drummond de Andrade

opinione
Carlos Drummond de Andrade

 

Il Brasile non è certamente conosciuto nel mondo per eccellere nelle arti figurative o nella letteratura, ma piuttosto per la musica, per i suoi talentuosi calciatori e per il folklore che ha la sua massima espressione nel famoso Carnevale di Rio de Janeiro e di São Paulo.

Tuttavia, nella sua storia relativamente breve di poco più di cinquecento anni, il Brasile ha generato una nutrita schiera di poeti e scrittori, di stile barocco e arcadico nel periodo coloniale fino all’Indipendenza del 1822, e successivamente, nel cosiddetto periodo Nazionale, da quella data in poi, aderendo di volta in volta ai movimenti Romantico, nel periodo Imperiale, a quello Parnassiano e Realista, nei primi decenni della Repubblica, seguito da quello Simbolista, intorno alla metà del XIX secolo. La figura più significativa di quest’ultimo periodo, considerato sicuramente il maggiore scrittore dell’800 brasiliano, è Machado de Assis (1839-1908) autore di romanzi e saggi di carattere universale, rappresentando una felice sintesi fra lo stile romantico e quello realista, alla stregua di quello che furono in Europa il francese Emile Zola e il portoghese Eça de Queiroz.

Nel secolo XX, sulla spinta delle innovazioni tecnologiche e favorito dall’influenza culturale “futurista” europea, sorge un Movimento Modernista, impregnato di un estetismo di avanguardia, che influenzò in maniera profonda non solo la letteratura ma anche la pittura, la scultura, l’architettura e la musica brasiliane. Gli intellettuali e gli artisti partecipanti alla “Settimana dell’Arte Moderna” celebrata in São Paulo nel 1922, ricorsero a forme di sperimentazione artistica analoghe a quelle che altrove presero il nome di Cubismo, Futurismo e Dadaismo. Il “manifesto” di tale movimento artistico recitava testualmente:

Noi vogliamo luce, aria, ventilatori, aeroplani, richieste dei lavoratori, idealismo, motori, ciminiere di fabbriche, sangue, velocità, sogno nella nostra Arte”.

Questa nuova tendenza innescò una vera e propria rivoluzione culturale nel mondo dell’arte e della letteratura, che faceva appello al sentimento di orgoglio generato dallo studio e la valorizzazione del folclore, della storia e della etnia nazionali. Da questa svolta intellettuale fioriscono opere quali poesie, romanzi, saggi letterari, artistici e anche musicali, che analizzavano la cultura popolare, le superstizioni, la vita familiare del popolo brasiliano con un linguaggio scarno e venato di humor, aspetto quest’ultimo che appare per la prima volta nella poetica brasiliana.

In questo panorama si erge la figura del bahiano Jorge Amado (1912-2001), uno degli scrittori brasiliani maggiormente conosciuti all’estero, autore di numerosi romanzi che descrivono le condizioni dei lavoratori delle piantagioni di cacao dello stato di Bahia, nonché le gioie e dolori della classe media del Nordest brasiliano, dando vita ad opere come “Gabriela cravo e canela” tradotto in 33 lingue, e “Dona Flor e seus dois Maridos” da cui sono stati ricavati films, commedie e spettacoli televisivi.

Nonostante il fiorire di personalità artistiche di tutto rispetto in campo letterario, il Brasile tuttavia non ha ricevuto nessun Premio Nobel per la Letteratura, come possono invece vantare altri Paesi dell’America Latina come il Cile con Pablo Neruda, o la Colombia con Gabriel García Marquez, naturalizzato messicano.

In conseguenza delle suddette tendenze culturali, orientate verso forme piú spontanee ed autoctone di letteraura, si distingue tra gli altri, nella seconda metà del secolo scorso, il poeta e prosatore e aforista Carlos Drummond de Andrade, nato a Itabira nello stato di Minas Gerais nel 1902 e morto nel 1987 a Rio de Janeiro, dove ha svolto tutta la sua attività intellettuale.

Passeggiando oggi sul famoso lungomare di Copacabana, ci si può imbattere nella sua effige bronzea, a dimensione naturale, ritratto cosí come erano soliti vederlo i suoi contemporanei, seduto su una panchina colle gambe accavallate, di fronte al mare che tanto amava.

La sua originale poetica, pur nel coacervo culturale generato dal Movimento Modernista, sta nella più assoluta libertà idiomatica, nello svincolo della parola da qualsiasi convenzione che ne limiti la capacità di espressione e di efficacia del messaggio culturale. La scelta del cosiddetto “verso libero” è l’immediata conseguenza di questo assunto tanto che la libertà metrica pressoché totale fa sí che difficilmente si possa distinguere negli scritti di Drummond de Andrade quello che è prosa da quello che vuol essere poesia.

Per fornire un esempio di quello che mi piace chiamare “la sua poesia in prosa”, commista di aforismi e autoironia, ecco uno scritto che tutti i brasiliani di una certa età e di buona cultura conoscono a memoria, come se fosse il testo di una canzone, provvedendo anche a tradurlo dal portoghese a favore di chi non è pratico dell’idioma lusofono:

QUANDO ME AMEI DE VERDADE (Quando ho cominciato ad amarmi davvero)

  • Quando me amei de verdade, compreendi que em qualquer circunstância, eu estava no lugar certo, na hora certa, no momento exato. E, então, pude relaxar. Hoje sei que isso tem nome… autoestima.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito che, in qualsiasi circostanza, mi trovavo nel posto giusto, nell’ora giusta, nel momento esatto. E allora, sono riuscito a rilassarmi. Oggi io so che questo ha un nome… “autostima”.

  • Quando me amei de verdade, pude perceber que a minha angústia, meu sofrimento emocional, não passa de um sinal de que estou indo contra as minhas verdades. Hoje sei que isso é… autenticidade.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che la mia angoscia, la mia sofferenza emotiva, è solo un segnale che sto andando contro le mie veritá. Oggi so che questo è… “autenticità

  • Quando me amei de verdade, parei de desejar que a minha vida fosse diferente e comecei a ver que tudo o que acontece contribui para o meu crescimento. Hoje chamo isso de… amadurecimento.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare che la mia vita fosse diversa e ho cominciato a vedere che tutto quello che mi accade contribuisce alla mia crescita. Oggi questo lo chiamo… “maturità

  • Quando me amei de verdade, comecei a perceber como é ofensivo tentar forçar alguma situação ou alguém apenas para realizar aquilo que desejo, mesmo sabendo que não é o momento ou a pessoa não está preparada, inclusive eu mesmo. Hoje sei que o nome disso é… respeito.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho iniziato a capire come sia offensivo tentare di forzare una qualche situazione o qualche persona con il solo scopo di realizzare quello che io desidero, pur sapendo che quello non è il momento o che la persona non è preparata, me compreso. Oggi so che il nome di tutto questo è… “rispetto

  • Quando me amei de verdade, comecei a me livrar de tudo que não fosse saudável… pessoas, tarefas, crenças, tudo e qualquer coisa que me deixasse para baixo. De início, minha razão chamou essa atitude de egoísmo. Hoje sei que se chama… amor-próprio.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho iniziato a liberarmi di tutto ciò che non fosse salutare…. persone, impegni, convinzioni, e in genere ogni cosa che mi lasciasse scontento e deluso. In un primo momento, la mia ragione ha definito questa attitudine “egoismo”. Oggi io so che si chiama… “amor proprio”.

  • Quando me amei de verdade, deixei de temer meu tempo livre e desisti de fazer grandes planos, abandonei os projetos megalômanos de futuro. Hoje faço o que acho certo, o que gosto, quando quero e no meu próprio ritmo. Hoje sei que isso é… simplicidade.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di temere di avere del tempo libero, desistendo dal fare grandi piani, ho abbandonato i megalomani progetti per il futuro. Oggi faccio quello che ritengo giusto, quello che mi piace, quando ne ho voglia e con il mio ritmo particolare. Oggi io so che questo è… “semplicità”.

  • Quando me amei de verdade, desisti de querer ter sempre razão e, com isso, errei muito menos vezes. Hoje descobri a… humildade.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione, e di conseguenza, ho sbagliato sempre meno. Oggi ho scoperto… “l’umiltà

  • Quando me amei de verdade, desisti de ficar revivendo o passado e de me preocupar muito com o futuro. Agora, me mantenho no presente, que é onde a vida acontece. Hoje vivo um dia de cada vez. Isso é… plenitude.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di rimanere fermo a rivivivere il passato e di preoccuparmi molto con il mio futuro. Adesso mi mantengo nel presente, che è lí dove si svolge la vita. Oggi vivo giorno per giorno. Questo è… “pienezza”.

  • Quando me amei de verdade, percebi que a minha mente pode me atormentar e me decepcionar. Mas quando eu a coloco a serviço do meu coração, ela se torna uma grande e valiosa aliada. Tudo isso é…. saber viver!

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che la mia mente può tormentarmi e deludermi. Ma quando la metto al servizio del mio cuore, essa diventa una grande e poderosa alleata. Tutto questo è… “saper vivere”!

  • A cada dia que vivo, mais me convenço de que o desperdício da vida está no amor que não damos, nas forças que não usamos, na prudência egoísta que nada arrisca, e que, esquivando-se do sofrimento, perdemos também a felicidade.

Ogni giorno che passa, sempre più mi convinco che il fallimento della vita sta nell’amore che non diamo, nelle forze che non usiamo, nella egoistica prudenza che non ci fa rischiare niente, tanto che, volendo evitare di soffrire, finiamo per perdere anche la felicità.

Os homens distinguem-se pelo que fazem, as mulheres pelo que levam os homens a fazer. (Gli uomini si distinguono per quello che fanno, le donne per quello che fanno fare agli uomini).

 

 


 

FONTI (biografia e opere):

http://www.culturabrasil.pro.br/cda.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Drummond_de_Andrade

http://educacao.uol.com.br/biografias/carlos-drummond-de-andrade.htm


 

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Gianfranco Carignani
Pescia1949, Martina Franca 2017. Toscano DOCG col salmastro dell’amata Versilia nelle vene. Musicista si puó dire da sempre (a 4 anni giá suonava la fisarmonica): Organista con particolare predilezione per gli antichi organi a trasmissione meccanica e per la musica italiana antica (secc. XVII e XVIII). Direttore di Coro, fondatore e direttore dell’Ensemble Vocale “Climacus” alla guida del quale ha tenuto concerti in varie città d’Italia; Compositore e arrangiatore di musica vocale e strumentale, vincitore del 1° premio nel Primo Concorso Internazionale “La canzone napoletana in polifonia” con l’arrangiamento per coro a 4 voci miste della brano “ I’ te vurria vasà “; è stato membro della Commissione Artistica dell’Associazione Cori della Toscana, interessandosi in particolare, oltre che dei problemi della didattica vocale rivolta a gruppi non professionistici, alla ricerca e al recupero degli eventi musicali di tradizione orale popolare sopratutto toscana. Innamorato dell’italico idioma, e supportato da una cultura classica basata sulle letterature greca, latina e italiana, storia dell’arte e della musica, si dedica volentieri allo studio delle tradizioni popolari che coinvolgano la musica assieme agli aspetti storici, antropologici e geoculturali, ricerca questa che si è rivitalizzata particolarmente una volta che si è trasferito stabilmente in Brasile, Paese fertilissimo in questo terreno culturale. Il est bel et bon (tra 1500 e 1700) Ensemble vocale e strumentale Climacus Articoli

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