Della Matricola n° 11111

Dopo anni di miseria trovai un buon lavoro che mi garantiva economicamente. Certo, avendo iniziato a lavorare dall’età di 4 anni, ero diventato talmente bravo che il mio stipendio era buono. Così, dopo una vita di vestiti raccattati o donati da chi li gettava via, dopo esser andato a giro con abiti mai della mia taglia, potevo comprar qualcosa di nuovo e su misura mia. Era iniziato il 68, un qualcosa sbocciato nel Campus della Columbia University a seguito della guerra nel Vietnam e sviluppatosi poi in tutto il mondo occidentale; così avvenne che se l’anno prima non era GANZO esser poveri e quindi giusto deridere pubblicamente uno vestito come me, adesso il vento della “MEDIA” RIVOLUZIONE indicava un nuovo look: quello del povero rivoluzionario di sinistra. Frattanto, un mio compagno di scuola divenuto poi uno dei 5 grandi nomi della moda italiana, un ragazzo venuto su nelle difficoltà, mi regalò un paio di pantaloni in camoscio marrone scuro ed altri capi di prova che indossai volentieri e che tutt’ora possiedo. Poi decisi di acquistare una Triumph Spitfire 1500 sul cui parabrezza era il logo della croce rossa col numero di matricola universitaria…11111, una macchinina bellissima ma di poco costo che mi consentiva di muovermi con agilità, visto che nel frattempo mi ero iscritto all’università: facoltà di medicina. Non m’interessava tanto il diventar medico quanto il sapere. Potei prendere quella decisione solo grazie all’indipendenza economica guadagnata con le unghie e coi denti. Naturalmente, essendo molto impegnato nel lavoro, dovevo studiare la notte e frequentare le sedi di facoltà soltanto nei casi di lezioni che ritenevo importanti. Al tempo, bisogna dirlo, licei ed università eran luoghi quasi esclusivi della piccola e MEDIA borghesia, luoghi dove operai o figli d’operai non potevano accedere per ovvi motivi economici, salvo casi eroici. Era si tanto vero che se uno come me riusciva ad entrarvi era visto e trattato da tutti, docenti inclusi, con quel distacco non privo di malcelato sarcasmo che denotava una sopportazione obbligata. Ma la nuova “moda” incalzava e fu così che alcuni figli di notai e avvocati, di primari o dirigenti di banca, come qualche figlio di bottegaio o d’artigiano, si affrettarono a mettersi l’eskimo con sciarpetta rossa e tener capelli e barbe incolte mentre tra una lezione di tennis ed una settimana bianca si dilettavano a parlar di rivoluzioni. Acquistando coi soldi di papà una nuova fetta di fascino desueto, sentendosi legittimi acquirenti di una porzione della mitologia proletaria, rompevano il cazzo a tutti con la loro solita leggerezza dei minchioni. Perciò, così conformatasi la mia vita, una mattina, a bordo del macchinino rosso bordeaux, mi avviai verso l’Istituto Stensen dove si tenevano le lezioni di Biologia, quella mattina si parlava di genetica. Ma, giunto in viale Don Minzoni, dovetti fermarmi perché transitava un piccolo corteo di studenti, quelli lì, quelli del nuovo look, che alla vista della macchinina si affrettarono a sputare sul bellissimo rosso Bordeaux del cofano al grido di… CAPITALISTA. Ora, io non sono propriamente una rapa, li avrei tranquillamente affrontati ma sapevo che se fossi uscito per protestare mi avrebbero dato anche del FASCISTA. Comunque riuscii ad entrare nell’aula di Biologia e mi sedetti seguendo la lezione del professore. Non passarono cinque minuti che irruppe uno dei barbudos chic, il quale saltando a piè pari sulla cattedra, grazie ad una evidente agilità fisica derivante dalla consuetudine dello sciare a Cortina, decise che la lezione terminava lì. Io lo conoscevo era uno di quelli sopracitati che così mandava a puttana uno dei miei sudati giorni di studio, lui che di studiare non gli fotteva nulla e soprattutto non gli costava niente, Ma niente di nuovo in clima di MEDIA “RIVOLUZIONE”. Io ho vissuto la stessa esperienza delle numerose donne di servizio presso le signore ricche. Donne che vedevano indossare le favolose pellicce di Visone dalle loro padrone e quando, con incredibili sacrifici, loro stesse ne acquistarono una di seconda scelta, videro le padrone diventar improvvisamente ANIMALISTE e pure fiere combattenti per la salvezza della natura… pur conservando gelosamente le pellicce in armadio. Prima del 68 ero giovane e bello ma povero e malvestito e quindi criticato e deriso. Poi ero sempre giovane e bello ma autonomo economicamente e ben vestito, però?…. La moda medio borghese era cambiata repentinamente. Ad ogni modo non son l’unico che ha vissuto certe incongruenze della “MEDIA” RIVOLUZIONE, conosco una coetanea che giunta in facoltà con una Diane 6 fu criticata dai soliti perché l’auto non era scassata ed arrugginita. Certo, la mia è solamente la cronaca di un giorno, nessun intento di analisi o critica al fenomeno sessantotto che ha struttura e connotati più ampi di una qualsiasi giornata del 68. tuttavia, io credo, che valga sempre la pena di rispolverare il clima giornaliero in cui la storia scorreva, sia pur molto distante dal Campus della Columbia University. A questo punto dovrei tirar la somma di una morale, ma lascio a voi ogni responsabilità. .

GIORGIO MATTIOLI

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