Una giornata al mare

Qualche amico di Facebook che non mi conosce granché bene mi chiede che cosa farò il prossimo 4 marzo e la mia risposta è inevitabilmente il riferimento alla celeberrima canzone di Paolo Conte: Una giornata al mare.
       Non voto da una vita, non mi sento italiano; gli unici “attestati” di cittadinanza che sento applicati a mio carico da quello che per convenzione è detto “Stato italiano” sono richieste di pagamenti vari, da un fisco di rapina a un canone televisivo di rapina legalizzata. In una parola, il canale delle indebite richieste di denaro è ciò che ha consentito allo Stato italico di passare dalla finzione (la sua vera, unica realtà) alla funzione (quella di spremitore di cittadini un tempo borghesi).
       Ho avuto una cultura nazionalista – lo riconosco; ho corso rischi e pagato prezzi per amore di un’Italia che forse è esistita solo nella mia fantasia. Poi, come tutti gli amanti delusi, ho lasciato perdere. Ergo il 4 marzo 2018 andrò al mare, preferibilmente all’estero, semplicemente perché, se anche mi interessasse, non saprei chi votare: da partiti che sono stati al governo per decenni inanellando disastri, ad un movimento pauperista che promette la luna nel pozzo con i soldi di non si sa bene chi (fortunatamente non miei: mi hanno già largamente depredato Centrosinistra e Centrodestra).
       Dunque “che vinca il peggiore!”, non c’è che l’imbarazzo della scelta… Quanto a me, non solo solito votare il “meno peggio” (sono curioso di sapere chi sarebbe…) e tanto meno “turandomi il naso” (questa seconda operazione dovrebbe essere descritta in maniera meno eufemistica e più dettagliata perché, in Italia, occorre votare turandosi un organo decisamente meno nobile del naso…).
       Non ho più patria; dell'”espressione geografico-mafiosa” in cui casualmente vivo nulla mi interessa o importa. Sono alla ricerca di un futuro (modesto, modestissimo), in un’Europa che muore, puntando su una cripto-esistenza, l’unica possibile nel Vecchio Continente, dove la sola cosa che si vuole da me sono la mia libertà e i miei pochissimi soldi. Mi occupo sempre più di cripto-valute, di cripto-banche, di tutto ciò che mi può consentire di sottrarmi a quelle organizzazioni criminali dette per convenzione Stati. Mi interessa solo sparire: “Immersione rapida!”.
       Se dovessi proprio votare, lo farei con le gambe, come hanno fatto molti miei cari amici: fuggendo da un’ingrata patria, che non avrà le mie ossa. Del “Paese di Bengodi” (Bengodi con i soldi altrui, quelli rubati agli altri, certo non con i propri) non so che farmene: ho già dato. Per me, l'”espressione geografico-mafiosa” può tranquillamente andare a fondo. Non so davvero che cosa sia, né mi riguarda.

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