Di norma, sono assolutamente refrattario alla vita sociale. Sento già una quantità incredibile di idiozie per lavoro, immaginarsi doverle sentire anche per “divertimento”. Tuttavia, un appuntamento di lavoro mi ha condotto proprio stamane nel centro di Torino. Avrei potuto cancellarlo, ma ho preferito non farlo: l’esperienza sul campo è preferibile a qualsiasi resoconto di prima o seconda mano.
       Mi sono così trovato in mezzo alla quantità di collinari e abitanti della Crocetta (e anche di altre zone, per carità, la “voce del padrone” arriva ovunque…) che convergevano verso la manifestazione “sì Tav”. Premetto: non sono un “no Tav”. Da tempo non ho più esigenze di niente. Ridotto da anni a vivere di espedienti dal fatto che le mie prestazioni non servono e non interessano ad alcuno, mi sono adeguato egregiamente (sapete, l’istinto di sopravvivenza…!), per cui del “sì Tav” o del “no Tav” non me ne può fregà de meno. Tuttavia, ho assistito a uno spettacolo interessante: orde di beneficati, con il giubbottino firmato del weekend, moglie o compagna al seguito, molti cani di razza (che sicuramente hanno moltiplicato il numero dei partecipanti, se non si fanno distinzioni anti-animalistiche, che sarebbero sgradevolissime e forse fuori luogo…), e quella bella aria – a cavallo tra il compitante e l’impegnato – che esibiscono tutti coloro che si sentono in linea “con lo spirito del tempo”. Io, invece, per una volta fortunatissimo, quello Zeitgeist di purissimo guano non l’ho mai sentito o respirato e – refrattario agli ordini, alla voce del padrone e alla necessità di “rilanciare la città” dopo che il padrone l’ha abbandonata a se stessa, senza che essa, all’epoca, avesse minimamente osato fiatare – ho “disertato in avanti”, come sempre: una soluzione (sintetica e sincretica) fra il volontario di altre battaglie e il militesente…
       “Cerea…”!

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