Un-Intelligence. Considerazioni

     Chiunque – per varie ragioni – abbia frequentato e conosciuto determinati ambienti è in genere molto prudente nel valutarne le capacità di influenza, perché, se sopravvalutarle può dare adito a casi di paranoia, sottovalutarle porta diritto nell’incapacità di comprensione più totale.
       I centri decisionali di una società complessa sono più di uno e non funzionano come un’orchestra sinfonica. Operano semmai nel bel mezzo di frequenti dissonanze, dove le direttive di fondo – ammesso e non concesso che esistano – subiscono strada facendo tutta una serie di “variazioni sul tema”, a seconda delle interpretazioni che vengono loro date da quanti sono chiamati ad eseguirle, della volontà di alcuni di illustrarsi presso i loro referenti e della volontà di altri di fare finta di nulla, per non mettere a rischio piccoli centri di potere o per non eseguire direttive in cui non credono.
      Pensare che tutto questo equivalga a una chiara catena di comando è pura follia, o deliberata ingenuità. Equivale semmai a un’idra a molte teste, dove tutti possono essere pensanti (o non pensanti…) e molti amano o ambiscono fare di testa propria, sperando in tal modo di riuscire meglio nel “legare l’asino dove vuole il padrone” (senza lasciarsi ovviamente mai tentare dal dubbio che proprio il padrone possa essere l’asino…).
       Questa piccola premessa per non lasciarsi tentare da generalizzazioni su un tema complesso, dove a volte le direttive che vengono emanate dall’alto sono volutamente ambigue, di modo che quanti sono chiamati ad eseguirle possano avere – per prima cosa – gravi problemi di interpretazione e, nell’averli, decidano magari di risolverli nel modo che parrà loro migliore, che non sarà necessariamente conforme alla forma della direttiva ricevuta, ma alla sua sostanza sì, assolutamente sì. Il che, ovviamente, consente di giocare su più piani, uscendone formalmente sempre puliti, ma sostanzialmente sempre sporchi, anzi lerci.
Piero Visani

1 COMMENT

  1. Una breve considerazione sul bellisimo saggio: Ci troviamo in un ambiente caotico in cui col determinismo matematico non si arriva da nessuna parte. Daltronde, in molti casi, tentare un calcolo probabilistico può essere molto difficile e può portare a soluzioni che possono essere considerate solo irreali. Solo un elemento può, a mio sommesso avviso, aiutarci: identificare quello che gli Statunitensi chiamano “strange attractor” e che noi molto erroneamente traduciano con “attrattore strano”. La truduzione corretta, sia lingusitica che semantica e “attrattore estraneo”, perchè viene dall’esterno della materia; viene dalla logica (intelligenza) che regola l’evento. Se siamo capaci di individuare questo attrattore (logica, intelligenza che lo guida, e chi più ne ha più ne metta,) allora possiamo dire come l’evento andrà a concludersi, senza poter però dire nè dove, nè quando.

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