Un gennaio tremendo in Abruzzo

 

COME SUPERARE UNA SITUAZIONE METEOROLOGICA MOLTO DIFFICILE

Il caso Abruzzo del gennaio 2017

Lo scrivente e’ stato oggetto dell’ultima perturbazione che ha interessato la regione Abruzzo e ne riporta di seguito le proprie impressione ad uso di probabili interessati.

La tempesta di neve e vento inizia la sera della vigilia dell’Epifania (giovedi’ 6 gennaio) e mi colpisce in pieno mentre torno a casa dalla fermata dell’autobus (ca. 2 km) in una localita’ in aperta campagna nella Frazione di Mutignano nel Comune di Pineto (TE).

Quando arrivo a casa sono completamente bianco di neve e le scarpe (di citta’) si sono sfondate lasciando un piede a contatto con l’asfalto. Con la marcia il piede non si danneggia piu’ di tanto e ne’ il dolore, ne’ il freddo sono insopportabili.

Nevica tutta la notte ed il giorno dell’Epifania; l’altezza della neve non e’ tanta (ca. 25 cm), ma il nevischio continua per altri due giorni, isolandoci dal paese.

Appena smette di nevicare entrano in funzione gli spazzaneve che puliscono la strada comunale, ma lasciano chiuso il nostro accesso alla suddetta strada, perche’ di proprieta’ privata (quindi non di competenza dei mezzi pubblici?)

La notte di martedi 11 gennaio arriva una libecciata piuttosto forte che scioglie tutta la neve caduta in precedenza. Ci sono due giorni consecutivi di sole e noi riusciamo a fare la spesa (piuttosto consistente) al supermecarto.

La notte tra il 13 e 14 arriva una seconda bufera, questa volta molto piu’ potente della precedente perche’ composta da vento molto forte e da neve molto soffice che il vento fa turbinare ed accumula. La mattina del 14 ci ritroviamo senza elettricita, dal momento che il vento ha spezzato il cavo elettrico che collega la nostra ed altre abitazioni alla linea ENEL.

La neve, questa volta, raggiunge l’altezza di circa mezzo metro. Non fa freddo, per cui la neve caduta comincia a sciogliersi.

Il giorno dopo restiamo anche senza acqua dell’acquedotto del Ruzzo. Abbiamo gas propano liquido in bombole a sufficenza e legna per il camino (unico punto di riscaldamento).

Il 15 ci raggiunge il Servizio di Protezione Civile del Comune di Pineto, che chiama uno spazzaneve per toglierci dall’isolamento.

Facciamo bollire la neve in pentole messe sul gas per avere acqua potabile e per uso cucina. Sciogliamo la neve al camino per utilizzo igienico.

A causa della precedente tempesta le candele sono andate esaurite e rimangono solo lumini liturgici che possiamo usare per illuminazione. Questi lumini, finanche suggestivi, sembrano trasformare la casa in un cimitero, cosa che pero’ non infastidisce, anzi induce a riflettere.

Siamo rimasti senza acqua potabile per cinque giorni ancora e quando e’ stato riattivato il servizio la riscaldavamo sul gas per uso igienico.

Per ovviare alla mancanza di elettricita’ il Servizio di Protezione civile ci ha inviato un generatore elettrico da 360 Watt di potenza, con un serbatoio di 4 litri circa di benzina. Il combustibile e’ durato poco piu’ di 4 ore, poi, punto daccapo. In effetti un generatore di emergenza funziona bene solo per emergenza, non certo per fornitura continua di energia.

Il camino ha dato una certa luminosita’ alla cucina, ma ha consumato anche tanta legna (ca. 30 kg al giorno). Il nostro problema non e’ stato la mancanza di legna, ma il doverla trasportare dal vicino bosco a casa. Sono forse 250 metri, ma camminare sulla neve alta con un carico piuttosto pesante sulle spalle non e’ semplice, perche’ ci si sprofonda facilmente. Inoltre, la legna appena raccolta era bagnata e ci (mi) faceva spolmonare a soffiarci continuamente.

E’ una noia tremenda, per chi non vi e’ abituato, stare accanto al fuoco tutto il santo giorno. Conviene restare in continuo movimento per evitare il raffreddamento, piuttosto che restare accanto al fuoco come il vecchio Bacucco.

Cari amici, la costrizione in spazi ristretti, come in questo caso, favorisce il nervosismo e l’irascibilita’ e finisce col favorire i litigi in famiglia.

Nessuno e’ piu’ abituato a restare cinque giorni senza acqua e sette senza elettricita’. Nessuno ha piu’ la resistenza alle intemperie come la avevano i nostri genitori (forse meglio dire nonni). Neanche lo scrivente e sua moglie, gente abituata a fare circa 6 km al giorno per andare in paese era a sua agio in questa situazione.

Tenete presente che senza elettricita’ il termosifone non funziona, la TV non da’ segni di vita ed il telefonino si scarica. Abbiamo potuto usare Internet solo per pochissimo tempo, per cui non avevamo notizia alcuna di quello che stava succedendo.

Comunque, si puo’ resistere anche di piu’ volendo, ma non e’ certo una situazione adatta a gente di citta’. La notte, dentro il letto, e’ stato il momento piu’ semplice perche’, anche se il camino si spegneva dal momento che non veniva alimentato, si resisteva benissimo infilando la testa sotto le coperte, riscaldandosi col calore del proprio respiro. La mattina bastava uscire dal letto il piu’ tardi possibile e vestirsi in tutta fretta. Poi la solita noia del solito trantran.

Il giorno 17 si sono verificate di nuovo le solite scosse di terremoto e noi siamo rimasti fuori casa in attesa di sviluppi. Sono state le solite scosse leggere, che pero’ potevano essere anche un prologo al peggio.

Domenica 22 e’ stato riparato il cavo elettrico spezzato dal vento ed e’ tornata l’elettricita’ e con essa la vita di tutti i giorni. Il guasto e’ stato riparato da due giovani operatori ENEL che venivano da Pieve di Cadore (600 km da noi). In effetti il caso Abruzzo e’ stato una emergenza nazionale.

Ora, passata la bufera di neve che a Rigopiano ha causato finora piu’ di 36 morti tra albergo ed elicottero caduto, e’ stato lanciato un altro allarme. Nel teramano, inoltre, sono morte assiderate quattro persone. La diga artificiale di Campotosto (la seconda piu’ grande in Europa) e’ in piena zona sismica; crollando a seguito di una nuova scossa, potrebbe ripetere un nuovo Vajont. Ma che ci frega? Se non si preoccupano i Napoletani che abitano sotto il Vesuvio, perche’ dovremmo preoccuparci noi?


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