Un anno fa, a maggio 2015, fece scalpore la notizia delle dimissioni di Olivier Blanchard dall’incarico di direttore del Dipartimento per la ricerca economica del Fondo monetario internazionale. “Uno tra i principali macroeconomisti mondiali – come disse Christine Lagarde – in prima linea nella risposta del Fondo alla crisi finanziaria globale”.
Secondo alcuni proprio Blanchard sarebbe stato l’autore delle scelte macroeconomiche (alcune delle quali decisamente discutibili) adottate dal Fmi negli ultimi anni. Le motivazioni delle sue dimissioni non sono mai state davvero chiare. Molti sostengono che uno dei motivi fosse proprio la differenza tra le sue teorie e i risultati ottenuti dopo anni di attività al Fmi. Non a caso, lo stesso Blanchard aveva affermato che “la confusione è inevitabile, visti i problemi complessi che devono essere ancora risolti”.

Pochi giorni fa, alcuni dei leader del Fondo monetario internazionale hanno ammesso di avere fatto una serie di errori di valutazione spaventosi in Grecia, di aver ignorato i segnali d’allarme di crisi imminente e di aver commesso gravi errori anche nell’interpretazione dell’evoluzione della situazione nel paese. Non è la prima volta che il FMI riconosce gli effetti negativi delle politiche imposte a paesi cui aveva prestato somme di denaro o ai quali aveva indicato linee per uscire dalla crisi. Anche a proposito della crisi greca, già nel 2012, aveva dovuto ammettere che i programmi di austerità promossi durante gli anni di crisi avevano causato più danni del previsto dovuti soprattutto ad un effetto moltiplicatore errato utilizzato per valutare le conseguenze sul Pil dei tagli alla spesa decisi in un contesto di recessione.

Ora il nuovo rapporto di valutazione dell’Ufficio indipendente del Fondo monetario internazionale (IEO) finisce come una tegola sulla testa del direttore generale, Christine Lagarde. Sebbene nessuno abbia, almeno fino ad ora, formulato accuse o attacchi precisi nei suoi confronti, il report afferma senza mezzi termini che, nel caso della Grecia, esistono delle responsabilità precise. Secondo quanto diffuso dal giornale inglese The Telegraph, nel rapporto si leggeva che “Molti documenti sono stati preparati al di fuori dei canali stabiliti regolari; non è stato possibile individuare documenti su alcune questioni delicate”, ad esempio. Ma non basta. “Prima del lancio dell’euro, dichiarazioni pubbliche del Fmi tendevano a sottolineare i vantaggi della moneta comune”. Per questo, alcuni membri del FMI avevano avvertito che l’adozione della moneta unica era una scelta fondamentalmente errata. Eppure, stranamente, i loro giudizi sono stati cancellati. Il fatto stesso che di tutto questo se ne riparli solo ora, pochi giorni dopo la Brexit, è sospetto.

Ma non basta. In concomitanza con la diffusione dei risultati dello stress test sulle banche (la BCE è uno dei tre membri della Triade – insieme al FMI e alla Commissione europea – che hanno imposto le misure di salvataggio alla Grecia) vengono fuori pesanti giudizi anche sulla capacità del FMI di saper prevedere l’andamento delle economie e della finanza. “Il FMI è rimasto ottimista circa la solidità del sistema bancario europeo e la qualità della vigilanza bancaria nei paesi della zona euro fino a dopo l’inizio della crisi finanziaria globale a metà del 2007”. Quanto è avvenuto in molti paesi, a cominciare dalla Germania con lo scandalo legato alla Deutsche Bank e dall’Italia con il MPS e con molti altri istituti, non fa confermare questi sospetti. Il FMI ha ripetutamente minimizzato i rischi che erano insiti nelle montagne di titoli spazzatura e ha trascurato il pericolo di un “arresto improvviso” di flussi di capitale (che invece si è regolarmente verificato con la deflazione).

Errori dopo errori dei quali nessuno parla e per i quali nessuno chiede spiegazioni. Neanche quando le conseguenze sono diventate macroscopiche come nel caso della Grecia. Neanche quando si scopre che il Fondo monetario internazionale avrebbe violato la propria regola fondamentale consentendo, nel 2010, un piano di salvataggio sebbene in mancanza di adeguate garanzie che il pacchetto di aiuti proposto (anzi, imposto) avrebbe prodotto i risultati sperati e messo sotto controllo i debiti del paese. In altre parole, da molti anni all’interno degli uffici si sapeva che alcune scelte economiche e finanziarie sarebbero state l’equivalente di una condanna. Gli “aiuti”concessi finirono per generare una spirale autoalimentata che, fino ad oggi, non è servita a niente se non a peggiorare la situazione. Anzi, per evitare problemi, dopo il cambio di rotta politico seguito alle lezioni, in Grecia (ma già allora alcuni sospettarono che fossero state esercitate pressioni dall’esterno) si fece di tutto per eliminare dalla faccia politica l’unico che aveva osato dire la verità: l’allora ministro delle finanza Yanis Varoufakis. Lo si fece definendolo “fiscal water-boarding”.

“In un’unione monetaria, le basi della dinamica del debito cambiano come i paesi rinunciare politica monetaria e strumenti di regolazione del tasso di cambio”, dice senza mezzi termini il rapporto. Questo è stato amplificato da un “feedback vizioso tra banche e sovrani”, dove ognuno dei due gruppi ha trascinato l’altro verso il basso. Che il FMI non sia riuscita ad anticipare nulla di tutto questo è stato un grave errore scientifico e professionale. Ma è molto più grave che abbia deciso di non ascoltare le poche persone che avevano avvisato dell’errore. Come Olivier Blanchard, che ha deciso di lasciare l’incarico di direttore del Dipartimento per la ricerca economica del Fondo monetario internazionale prima che tutto ciò venisse a galla (mentre la nave affondava).

C.Alessandro Mauceri


Un anno dopo. was last modified: maggio 9th, 2017 by C. Alessandro Mauceri

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