Quello delle scie chimiche è un tema da tempo dibattuto. Da un lato vi è chi afferma trattarsi di banali scie di condensazione prodotte dagli aerei, dall’altro chi invece spiega, adducendo numerosi dati, che si tratterebbe di altro, vale a dire di un vero e proprio cospargimento di sostanze nella nostra atmosfera.

Dove sta la verità? Finché la tematica delle scie chimiche rimane esclusivo appannaggio di ricercatori indipendenti la cui voce resta isolata, un certo scetticismo risulterebbe anche comprensibile da parte della gente, dato che, per quanto si tratti di soggetti credibili, non è facile informarsi a tutto tondo e capire chi dica la verità e chi invece stia mentendo.

Il discorso però muta nel momento in cui a parlare dell’esistenza di scie chimiche sono persone dal retroterra scientifico inattaccabile o che occupino determinate posizioni a livello governativo.

Al primo gruppo appartiene Dane Wigington, esperto di energia solare ed ex impiegato della Bechtel Power Corporation, il cui interesse per le scie chimiche sorse nel momento in cui si rese conto che i pannelli solari di casa sua perdevano potenza quando si formavano ampie scie in cielo al seguito del passaggio di aerei, cosa che, se si fosse trattato di normali scie di condensazione, non sarebbe mai potuta avvenire dato che le scie si sarebbero diradate in breve tempo senza dare il via a una sorta di vaporizzazione nell’atmosfera che andava a diminuire l’intensità con cui i raggi solari giungevano a terra.

Stando agli studi di Wigington, le scie anomale che si vedono in cielo vanno ricollegate a dei progetti di geoingegneria il cui scopo è quello di modificare il clima. Esiste un sistema, chiamato “Solar Radiation Management”, utilizzato per simulare gli effetti di raffreddamento provocati dalle eruzioni vulcaniche, dopo le quali si creano vasti strati di pulviscolo e cenere che offuscano il sole, causando un raffreddamento della temperatura.

Un’altra testimonianza molto importante è quella di John Dornan, politico inglese, consigliere di contea in Essex che ha raccontato come all’inizio non credesse assolutamente alle scie chimiche. Poi a mano a mano, in maniera molto limpida, siccome tante persone gli venivano a parlare di questo argomento invitandolo a guardare il cielo con onestà intellettuale, ha iniziato a prendere a cuore la questione, accorgendosi di come il fenomeno fosse reale. Dornan racconta infatti che ormai lo schema è molto chiaro e facilmente riconoscibile: giornate che iniziano con un cielo tersissimo, poi arrivano numerosi velivoli che emettono scie del tutto anomale che, invece di scomparire come le normali scie di condensazione, si allargano vieppiù a formare una sorta di foschia generalizzata in cielo, che non è più blu limpido ma offuscato.

A cosa servirebbero queste scie?

Secondo Wigington la risposta è scontata: servono per riflettere in maniera artificiale i raggi solari e ridurre il riscaldamento globale. Il problema, però, è che se così fosse non si capirebbe il perché del silenzio assoluto che circonda questo argomento. Infatti, secondo Wigington, l’utilizzo di queste tecniche ha alterato profondamente il clima, rendendo troppo aride alcune zone e, all’opposto, causando inondazioni in altre aree.

Teorie del complotto? Assolutamente no, l’utilizzo della geoingegneria per modificare il clima è cosa nota in ambito militare e non ne fa mistero il Generale Fabio Mini, che più volte si è espresso in maniera netta sull’esistenza delle cosiddette scie chimiche. Nello specifico, il Generale Mini ha parlato di armi di nuova generazione in grado di modificare il clima. Il primo elemento ad aver sorpreso Mini è dato dalla considerazione che a livello ufficiale il tema delle scie chimiche venga ridicolizzato. I media, i meteorologi, il traffico aereo civile e le fonti ufficiali affermano non esservi nulla di anomalo, anzi. Ma il generale Mini contesta questo atteggiamento, dal momento che la presenza delle scie è evidente e proprio il fatto che venga negata l’evidenza ha indotto il generale a capire come vi sia la volontà di nascondere queste attività.

Già nel 1996 uno studio a firma di un team formato da sette membri delle Forze Armate statunitensi forniva delle chiare chiavi interpretative per gli scenari futuri. Il testo, dall’eloquente titolo “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025” partiva dal presupposto di come il controllo climatico rappresenti un moltiplicatore di forza dato che in contesti bellici e pre-bellici può essere fonte di vantaggi enormi per chi ne faccia uso e di calamità nefaste per i paesi contro cui venisse utilizzato. Come è lecito immaginarsi, tale report era provvisto di vari disclaimer volti a specificare che quanto scritto rappresentava scenari futuri dettati dallo scopo di controllare il clima entro il 2025 ma che non si trattava necessariamente di situazioni future reali. Non fosse che, a monte, lo studio nasceva in ottemperanza a una direttiva dei vertici dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti che richiedeva di esaminare “i progetti, le capacità e le tecnologie di cui gli Stati Uniti avranno bisogno per continuare a essere la forza dominante nell’aria e nello spazio in futuro”.

Molto illuminanti alcune parti di questo report, nel quale si legge che “poiché nel 2025 la nostra strategia di sicurezza nazionale includerà la modificazione del clima, il suo utilizzo strategico sarà la diretta conseguenza di ciò. Oltre ai notevoli benefici che l’utilizzo operativo potrebbe fornire, un’altra ragione per conseguire la modificazione del clima è data dal fatto che essa rappresenta un deterrente contro potenziali avversari. La tecnologia è qui a portata di mano”.

Modificazione del clima che, stando alle dichiarazioni di Bernard Eastlund, scienziato esperto in fisica del plasma e delle microonde, può essere ottenuta anche tramite nuovi progetti che prevedono l’interazione tra onde e atmosfera. Proprio in quest’ottica Eastlund ha registrato lo scorso settembre un brevetto per scaldare specifiche regioni dell’atmosfera tramite l’utilizzo di microonde.

Le microonde, però, non sono visibili, per cui non è questo il sistema che vediamo utilizzato nei nostri cieli. Sistema che, al contrario, è ben visibile e viene attuato tramite il rilascio di sostanze che vanno a formare un vero e proprio strato nell’atmosfera, offuscando i raggi solari.

L’esistenza di queste scie è certa e viene confermata da pareri di esperti e da soggetti dal curriculum e dalla posizione inattaccabile quale il generale Fabio Mini. Il problema rimane quale sia il fine, le motivazioni perseguite tramite l’irrorazione del cielo. È qui che si entra nel campo della speculazione, nel senso che si può pensare che vengano utilizzate per modificare il clima, ma vi è anche chi ha affermato servano per alterare le persone.

Come si può immaginare, ci si addentra in un campo minato in cui ogni ipotesi può essere oggetto di discussione.

Ciò che preme sottolineare è come le scie chimiche rappresentino in ogni caso una realtà, i cui reali fini continuano a sfuggire.

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