di Umberto Visani

Introduzione

In ambito ufologico si tende spesso a porre il celebre avvistamento di Kenneth Arnold del 24 giugno 1947 come l’inizio del fenomeno Ufo propriamente inteso. A volte, alcuni ricercatori, procedendo a ritroso, sono giunti a esaminare la famosa ed enigmatica ondata di avvistamenti di aeronavi misteriose del biennio 1896-97 negli Stati Uniti, ponendo essa come primo nucleo della fenomenologia.

Tuttavia, se si esaminano giornali, documenti e cronache precedenti, si può notare come già fossero presenti resoconti dalle caratteristiche precise e facilmente riconoscibili per l’osservatore moderno.

Scopo della presente trattazione è quello di riesumare dal dimenticatoio tutta una serie di testimonianze provenienti dall’Ottocento prima del flap delle airships.

Oggetti volanti anomali

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Londra, 30 settembre 1801. Come riportato dal Times del successivo 8 ottobre, tra le 5 e le 6 di mattina venne osservato un oggetto molto luminoso in cielo, cruciforme, accompagnato da altri due oggetti di minori dimensioni. Tutti e tre si muovevano verso sud a velocità sostenuta. Data l’epoca e le caratteristiche mostrate, non poteva trattarsi di oggetti volanti creati dall’uomo.

Quedlinburg, Germania, 7 febbraio 1802. L’astronomo Fritsch osserva un oggetto scuro inconsueto che attraversa il disco solare con un moto non lineare caratterizzato da accelerazioni inspiegabili.

Sempre un astronomo, il celebre W.R. Brooks, direttore dello Smith Observatory, 4 anni dopo, nel 1806, il 27 giugno per la precisione, nella cittadina di Geneva, New York State, registrò il passaggio di un lungo oggetto scuro che attraverò la Luna in 3 secondi. Brooks stava esaminando la superficie lunare con un telescopio di due pollici e un ingrandimento 44x, e l’oggetto aveva la grandezza di circa un terzo della Luna.

Entrambe le testimonianze sono di estremo interesse in quanto fornite da astronomi, vale a dire da soggetti con una preparazione indiscutibile che sanno perfettamente distinguere fenomeni naturali noti, con buona pace di coloro che saccentemente affermano che gli Ufo non verrebbero mai visti da astronomi.

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Soggetti misteriosi e velivoli sconosciuti

La prima decade dell’Ottocento, stando a due ulteriori resoconti che prendiamo in esame, fu un anno ad alto contenuto di anomalie negli Stati Uniti.

7 agosto 1806, Rutherford, North Carolina. La signora Patsy Reaves raccontò che verso le ore 18 sua figlia Elizabeth di 8 anni si trovava in un campo di cotone vicino alla loro abitazione, quando vide un uomo sul monte Chimney, intento a fare rotolare sassi. La piccola Elizabeth lo raccontò al fratello undicenne Morgan il quale, dapprima incredulo, notò che non solo vi erano delle persone sulla montagna ma, ancor più, vi erano migliaia di oggetti volanti in cielo, visti anche da una donna afroamericana e da una bambina che corsero a chiamare la signora Reaves per avvisarla di quanto stesse accadendo. La signora Reaves, stupita, si diresse verso il monte Chimney. Ancor maggiore dovette essere la sorpresa della signora quando vide che sul monte si trovava una folle di persone il cui aspetto ricordava quello di comuni uomini ma con notevoli differenze: infatti, non vi erano distinzioni apparenti di sesso ed erano di taglie particolarmente diverse gli uni dagli altri, partendo da soggetti molto piccoli per arrivare a personaggi estremamente alti e corpulenti, tutti vestiti con una sorta di tuta bianca e in grado di levitare di alcuni metri. La signora Reaves rimase più di un’ora a ossevare questo assembramento di esseri indefiniti. Ella, per avere testimoni a supporto di quanto stava osservando, mandò a chiamare un suo amico, tale Robert Siercy. Di primo acchito, costui era riluttante a uscire di casa, pensando trattarsi di uno scherzo. Tuttavia, quando una seconda persona venne a chiamarlo per raccontargli questo strano fenomeno, finalmente si convinse e raggiunse la montagna vicina. Lo spettacolo che lo attendeva colà era sorprendente, come ebbe modo di dichiarare successivamente: «Era pieno di figure umanoidi bianche luminose, in un numero tale come non avevo mai visto prima nemmeno di uomini». A un certo punto, la moltitudine si spostò oltre il lato visibile della montagna, per poi scomparire alla vista, lasciando nei testimoni un’impressione piacevole nella mente accompagnata però da una certa stanchezza fisica.

Dinnanzi a un racconto di questo tipo è essenziale, per prima cosa, cercare la fonte. La vicenda compare nello Statesville Landmark, quotidiano del North Carolina, il 15 giugno 1883. Il resoconto venne effettuato il 7 agosto 1806 e presentato a J. Gates, direttore del Raleigh Register and State Gazette ove venne pubblicato nel mese di settembre dello stesso anno. Si tratta di una storia estremamente interessante che denota vari aspetti misteriosi ma, al tempo stesso, tipici dello scenario ufologico.

Meno vistoso, ma ugualmente di indubbio interesse, un avvistamento effettuato due anni più tardi in Maine. Di esso si è avuto notizia grazie al lavoro della dottoressa Judith Becker Ranlett. Ella, infatti, studiando il diario della trisavola di suo marito trovò uno stralcio inquietante. Stando al resoconto della signora, risalente al 22 giugno 1808, «erano circa le dieci quando vidi apparire qualcosa di strano. Si trattava di una luce proveniente da est. A prima vista pensai fosse una meteora, ma dal suo movimento capii che non poteva esserlo. Sembrava muoversi veloce come la luce, e sembrava essere nell’atmosfera, ma si abbassò verso il terreno e si mantenne ad altitudine costante, a volte alzandosi e a volte abbassandosi». Dalle parole della trisavola della dottoressa Ranlett emerge in maniera chiara come non si possa essere trattato di un fenomeno naturale, bensì di qualcosa di differente, in un’epoca, preme ricordarlo, in cui non esistevano prototipi terrestri in grado di compiere simili manovre. Non solo. Esso proviene da una ricerca i cui intenti nulla avevano a che vedere con la ricerca ufologica, bensì erano totalmente estranei alla medesima.

Come si può vedere, l’Ottocento, a differenza di quanto comunemente si pensi, è ricco anche di resoconti di contatti con entità percepite come non umane.

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Marzo 1828, Australia, nei pressi del monte Wingen, un oggetto sigariforme di colore argenteo fu visto atterrare su un fianco della montagna, causando l’incendio della vegetazione e la morte del bestiame. Si dice, inoltre, che nei giorni successivi apparvero degli stranieri di statura notevole in città, che entravano nei negozi indicando con il dito la merce di loro interesse. Il fatto causò notevole sbigottimento e a esso vennero collegate inusuali sparizioni di cani e altri animali domestici.

Quarant’anni dopo, sempre in Australia, un’altra vicenda, dai contorni ancora più enigmatici, avrebbe avuto luogo. 25 luglio 1868, Parrammatta. Il signor Frederick William Birmingham, ingegnere e consigliere comunale, era seduto nella veranda del suo cottage quando vide quello che in seguito avrebbe descritto come un’arca volante. Intento ad ammirare il velivolo, a un certo punto si accorse di non essere solo. Una voce improvvisa, infatti, disse «È una macchina per muoversi nell’aria». La macchina volante, nel frattempo, stava scendendo verso il suolo. La voce (cui non corrispondeva alcun corpo visibile che la emettesse nelle vicinanze) chiese a Frederick se volesse salire a bordo per fare un giro ed egli acconsentì incuriosito. A quel punto, una forza invisibile lo sollevò dolcemente portandolo verso l’oggetto, dove il signor Birmingham potè notare che la voce proveniva da una figura informe dai contorni biancastri. A bordo, egli si ritrovò in una sorta di cabina di pilotaggio piena di leve. Lo spirito gli consegnò dei fogli contenenti un progetto per la costruzione di una macchina volante e, successivamente, la stessa forza che lo aveva sollevato a bordo lo fece tornare a terra. Questo episodio anomalo non era il primo nella vita del signor Birmingham, né sarebbe stato l’ultimo. Alcuni anni prima, infatti, egli aveva visto in cielo alcuni volti, accompagnati tempo dopo da fenomeni di poltergeist che causavano il muoversi inspiegabile di un cancello a mezz’aria. Nel 1872, a quattro anni da questa esperienza, il signor Birmingham vide in cielo tre nuvole dalla forma peculiare in grado di spostarsi in maniera erratica con decelerazioni e accelerazioni improvvise… un comportamento oltremodo anomalo per comuni nuvole.

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La vicenda appena narrata rappresenta una sorta di omen di quanto sarebbe accaduto a fine Ottocento negli Stati Uniti, con l’ondata di airships. Ondata che, è bene ricordare, non rappresenta affatto un unicum verificatosi all’improvviso, ma mostra in tutto il corso dell’Ottocento una lunga serie di precedenti, il più evidente dei quali ebbe probabilmente luogo il 10 ottobre 1879 a Dubuque, nello Iowa. Molta gente del posto, sveglia di prima mattina, vide quello che sembrava un largo pallone che si muoveva sopra la cittadina. Esso rimase visibile per oltre un’ora, per poi scomparire all’orizzonte. Come in altre occasioni, l’oggetto era in grado di mutare altitudine e velocità in maniera repentina, a differenza di quanto avrebbe potuto fare un vero pallone aerostatico terrestre. Infatti, 10 giorni prima il pallone Pathfinder, pilotato dal professor John Wise, era salpato dalla cittadina di Louisiana, nel Missouri, ma era caduto nel lago Michigan e non aveva quindi potuto rappresentare la causa di questo avvistamento.

Il primo disco volante?

Sempre in ottica storicistica, il termine più popolarmente in uso fin dagli inizi per indicare gli Ufo fu quello di “flying saucer”, utilizzato per la prima volta dai giornalisti per indicare quanto osservato da Kenneth Arnold quel famoso 24 giugno 1947. Siamo però sicuri che si tratti effettivamente del suo primo utilizzo?

Oltre settant’anni prima, infatti, il 25 gennaio 1878, un allevatore di Denison, cittadina del Texas, fu testimone di qualcosa di totalmente fuori dell’ordinario che lo colpì profondamente. Come riportato sul Denison Daily News del 25 gennaio 1878, infatti, John Martin, giovane allevatore, stava andando a caccia quando la sua attenzione venne attratta da un oggetto scuro che si stagliava nel cielo. Esso ricordava un piatto, per la sua forma ed era di dimensioni notevoli e si muoveva a velocità estremamente sostenuta. Secondo lo stesso Martin era impossibile si trattasse di un comune pallone. Pertanto, concludeva Martin ai giornalisti che lo avevano intervistato, il fatto di escludere che fosse un pallone necessitava la presa in carico da parte della comunità scientifica di quanto osservato.

Considerazioni conclusive

Velivoli anomali osservati da persone credibili, compresi astronomi, luci notturne, palloni diurni, piatti volanti, arche, navi volanti, figure umanoidi, spiriti diafani, fenomeni poltergeist, sparizione di bestiame, vegetazione devastata… sembrano voci tratte da un indice analitico di qualche recente saggio ufologico, ma così non è. Questi fenomeni, infatti, non hanno avuto luogo negli ultimi 70 anni, ma già molto prima, in tutto l’Ottocento, in un’epoca in cui qualsiasi velivolo che volasse dando prova di certe capacità velocistiche era per forza non identificato, dato che la tecnica aeronautica era agli albori. Non solo. Già allora l’uomo veniva avvicinato da esseri dall’aspetto sfuggente e dalle finalità ancora più sfuggenti, parecchio distanti però dall’iconografia moderna fatta di visitatori alieni provenienti da altri mondi. Un fenomeno, quindi, uguale se si procede a ridurlo ai suoi minimi termini, ma profondamente differente nel suo aspetto esteriore. Un fenomeno ingannatore, i cui autori tendono costantemente a lanciare cortine fumogene dietro le quali nascondersi per potere agire indisturbati per finalità che tuttora ci sfuggono completamente.

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Umberto Visani

 

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