Introduzione

Oggigiorno, quando si verificano avvistamenti di Ufo, la reazione dell’uditore medio nonché generalmente scettico è quella per cui si sarebbe trattato dell’errata identificazione di un velivolo noto o, alla peggio, di una semplice frode.

La prima obiezione, stante l’elevato numero di aerei, alcuni dei quali dalle prestazioni avanzatissime e coperti da segreto militare, è totalmente legittima ma, storicamente parlando, va a cozzare con un dato di fatto inconfutabile: anche in epoche passate, ben prima dei fratelli Wright, si ha notizia di numerose segnalazioni di velivoli sconosciuti nei cieli. Quando alla semplice osservazione di un oggetto volante si unisce altresì il contatto con gli occupanti dei medesimi, il quadro che ne emerge giunge a possedere una credibilità di primissimo livello.

Questo quanto accade se si procede ad esaminare cronache passate.

Dalla latinitas al Medioevo

Già nel mondo latino, come riportato in maniera minuziosa da Giulio Ossequente nel suo Liber Prodigiorum, (http://www.thelatinlibrary.com/obsequens.html) i cieli erano pieni di oggetti volanti anomali: trabes ardentes (travi infuocate, che riportano alla mente i sigari volanti notturni), oggetti infiammati dalla forma di lance, flamma, arma caelestia, luces, soli notturni, tutti termini differenti concernenti la presenza di oggetti nei cieli.

È possibile che, in minima parte, si potesse trattare di errate interpretazioni di fenomeni astronomici quali meteore, bolidi, comete e simili. Infatti, occorre considerare come la lingua latina prevedesse specifici termini per indicare i sopraccitati fenomeni naturali. Pertanto, la ricerca di referenti semantici differenti è un chiaro indizio di come quanto visto in cielo fosse un qualcosa di differente e non riconducibile a una fenomenologia nota.

Se si procede nell’esame di resoconti relativamente più recenti, si nota come il filo rosso sia sempre il medesimo e percorra i secoli in maniera continuativa e trasversale.

L’Alto Medioevo è pieno di testimonianze in tal senso.

Nel 497, come riportato da Goffredo di Monmouth nella sua Historia Regum Britanniae (v. VIII, c. 14), nei pressi di Winchester apparve un globo immenso nel cielo, seguito da una seconda palla di fuoco che proiettava due raggi luminosi.

Dieci anni più tardi, come riportato da Edward Gibbon nella celebre opera “The History of the Decline and Fall of the Roman Empire“, la marcia dell’esercito di Clovis, re franco, venne guidata da un oggetto celeste fiammeggiante.

Ancora più peculiare quanto accaduto nel 597, alla morte di San Colombano. Come scritto da William Reeves nel suo “Life of Saint Columba, founder of Hy. Written by Adamnan, Ninth Abbott of that Monastery”, alla morte del santo, sulle rive del fiume Fend, in Irlanda, i cieli si illuminarono all’improvviso di una luce inaspettata. La fonte di tale luminosità repentina era un enorme pilastro di fuoco che si muoveva nel cielo di mezzanotte, illuminando l’area circostante come se fosse giorno.

Quasi totalmente sovrapponibile il fenomeno occorso nel 675 vicino all’abbazia di Barking, nei pressi di Londra. Era notte, quando una luce di notevoli dimensioni comparve all’orizzonte per poi avvicinarsi repentinamente all’abbazia, muovendosi in maniera erratica nei pressi dell’edificio. Dopo alcuni minuti, il misterioso oggetto si diresse verso il cielo a velocità impressionante.

Fenomeni di questo tipo si sono verificati più e più volte nel corso del Medioevo, secondo modalità simili.

L’obiezione che viene più comunemente mossa è quella secondo cui si tratterebbe di normali fenomeni astronomici, quali meteore, bolidi, ecc. Tale ipotesi, tuttavia, non tiene per nulla conto di quanto si legge testualmente in queste cronache, vale a dire il fatto che gli oggetti avvistati non si muovevano in maniera naturale ma cambiavano direzione più volte, in ciò consentendo quindi di mettere da parte l’ipotesi “naturale”. Senza contare, tra l’altro, che un’ipotesi simile mostra una somma supponenza in coloro che se ne fanno sostenitori, dal momento che implica che gli osservatori del medioevo non sarebbero stati in grado di comprendere la natura di fenomeni celesti normali. Il che, al contrario, è sempre accaduto ogniqualvolta si sia trattato di fenomeni astronomici conosciuti e noti, ma non in circostanze come quelle esaminate, dato che, occorre ribadirlo, si era in presenza di eventi altamente anomali e inusuali.

Agobardo

In ogni caso, fino a quando si tratti di semplici “fenomeni celesti”, il dubbio che si possa trattare di errate interpretazioni di qualcosa di noto può legittimamente albergare nella mente di chiunque.

Ben diverso, per contro, quando in cielo vengono osservate delle “aeronavi” con tanto di equipaggio a bordo.

Gli Annali dell’Ulster, ad esempio (v. Corpus of Electronic Texts Edition, www.ucc.ie/celt/published/T100001A/index.html ) riportano che nel 749 vennero viste delle navi celesti con equipaggio nel cielo sopra Cluain Moccu.

Anche in Francia in quel periodo, come riportato da Jules Garinet nel suo “Histoire de la Magie en France” scritto nel 1818, avevano luogo avvenimenti inspiegabili. Durante il regno di Pipino il Breve, ad esempio, vennero osservati numerosi fenomeni straordinari nei cieli: spesso furono viste figure umanoidi in cielo, navi volanti, esseri celesti responsabili del rapimento in cielo di alcuni umani.

Il caso certamente più celebre è quello raccontato dall’arcivescovo di Lione Agobardo.

agobard

Egli era un serio filosofo e ricercatore, autore di ventidue libri, tra cui anche alcuni trattati in cui si scagliava contro le superstizioni e le credenze degli abitanti della Francia del tempo. In una delle sue opere più celebri, il Liber de Grandine et Tronitruis, scritto nel 820, Agobardo cercò di mostrare come le convinzioni popolari relative al clima fossero errate. In particolare, l’arcivescovo voleva confutare l’idea secondo cui i venti e le tempeste fossero dovute all’influenza di alcuni maghi (dal volgo chiamati “tempestari”). È in questo contesto che egli si scagliò contro coloro che erano così stolti da credere che potessero esistere navi celesti: “Tuttavia, abbiamo sentito parlare e visto di persona molta gente così immersa nella stupidità al punto da credere che esista una certa regione, chiamata Magonia, dalla quale le navi veleggiano fra le nubi per riportare in quella regione i frutti della Terra che vengono rovinati dalla grandine e dalle tempeste, dopo che il valore della farina e di altri prodotti della terra è stato corrisposto ai Tempestari da parte dei naviganti celesti che li hanno ricevuti. Tra coloro cui la cieca pazzia era così connaturata dal ritenere possibili simili avvenimenti, vidi alcuni condurre alla berlina, con adunanza di gran folla, quattro individui legati – tre uomini e una donna – che affermavano di essere caduti da quelle navi; e queste persone, dopo averli tenuti prigionieri alcuni giorni, li avevano portati al cospetto della folla riunita, come già detto, alla nostra presenza affinché fossero lapidato. Ma la verità vinse”.

L’episodio analizzato è di importanza vitale, dal momento che proviene da un soggetto conosciuto e passato alla storia, non semplicemente da resoconti di più difficile accertamento. Purtroppo non si è in possesso delle dichiarazioni precise del popolo in merito all’esatto aspetto di queste navi celesti ma, in un’ottica di comparazione con la moderna fenomenologia ufologica, vi è un elemento di fortissimo interesse. Le aeronavi venivano viste dalla gente come responsabili del furto di frutta, verdura, animali e del rapimento di uomini. Non solo, già nel nono secolo vi era l’idea dell’esistenza di una landa separata dalla quale provenivano questi vascelli e della possibilità che uomini e donne ne fossero portati a bordo. Pertanto, i parallelismi con le moderne mutilazioni misteriose di animali e le abductions risultano evidenti.

Aspetti problematici

L’aspetto centrale intorno al quale si muove l’analisi di questi resoconti passati è riassumibile nella seguente domanda: le persone del tempo, osservavano gli stessi fenomeni di cui sono spettatori i moderni testimoni di avvenimenti ufologici e li descrivevano tramite le parole a loro più congeniali per dare conto di qualcosa di totalmente sconosciuto e al di là della loro immaginazione oppure, al contrario, il fenomeno stesso era diverso e si mostrava in quella precisa maniera, vale a dire non con connotazioni tecnologiche estreme bensì connaturate al contesto del momento storico in cui si verificava?

È proprio su questa domanda che si gioca la differenza principale di approccio tra la teoria extraterrestrialista – in ossequio alla quale il fenomeno sarebbe sempre il medesimo, e di matrice extraterrestre, donde il nome, e verrebbe interpretato in maniera diversa a seconda dell’osservatore – e la teoria parafisica, per la quale sarebbe invece il fenomeno (di origine multidimensionale) a mutare a seconda delle epoche storiche e delle persone cui si presenta, producendo, per usare una fraseologia cara a John Mack, delle visualizzazioni culturalmente adeguate.

In tale ottica, il celebre ricercatore Jacques Vallée notava, nel suo “Passport to Magonia” come “la moderna credenza globale nei dischi volanti e nei loro occupanti è identica alle più antiche credenze nei fairy. Le entità descritte come piloti dei dischi volanti sono del tutto indistinguibili da elfi, silfidi e lutin medievali”.

Non è scopo della presente trattazione prendere in esame i pro e i contro delle due teorie le quali, tra l’altro, non si escludono a vicenda ma possono essere viste in un’ottica di complementarietà.

Considerazioni conclusive

Quello che preme sottolineare è come il voler limitare la sussistenza del fenomeno Ufo agli ultimi 66 anni sia non solo arbitrario ma anche frutto di crassa ignoranza. Basta esaminare resoconti antichi per accorgersi che il filo rosso esiste ed è evidente, dalla modernità fino al più lontano passato. Non solo: vi sono testimonianze che provengono da epoche in cui parlare di segreto di Stato era impensabile, in cui non vi era cover-up alcuno, testimonianze che mostrano uno scenario estremamente circostanziato e reale, fatto di avvistamenti di oggetti volanti e di incontri con gli occupanti degli stessi.

Occorre però serietà estrema se si vuole fare breccia nei “luoghi che contano” e nelle menti e nei cuori delle persone.

Per certi ambienti, infatti, determinati personaggi sono e restano totalmente impresentabili, così come sono impresentabili le storie assurde di cui si fanno portatori nei loro deliri autoreferenziali, e non potrebbe essere diversamente. L’ufologia vera, una volta acclarata la cialtroneria di questi soggetti, non può portarseli dietro altrimenti viene screditata alle fondamenta.

 

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Umberto Visani

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Ufo nel passato was last modified: maggio 10th, 2017 by Umbero Visani

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