Ho preferito chiudere la mia società – che faceva, tra l’altro, anche traduzioni – perché costavo troppo e perché, pur discretamente competente in campo militare, da tempo si è imposta la logica per cui “uno vale uno” e il campo del lavoro è stato forse il primo dove detta logica si è affermata di prepotenza (ben prima dell’emergere del M5S).
       Ho raccolto ovunque, nel settore delle traduzioni, un florilegio di mostruosità davvero sbalorditive, ma su un libro acquistato stamane (“Cambrai 1917“, di Alexander Turner, tradotto in italiano – si fa per dire… – da tale Annalisa Magri, e comparso in una collana in teoria prestigiosa come “La grande biblioteca militare della Prima guerra mondiale“, che dovrebbe consistere nella versione italiana (a cura di RCS Mediagroup) di libri pubblicata in origine da un’editrice serissima come la Osprey Publishing inglese, leggo (a p. 72, oltre a continui errori su nomi di reggimenti “aut similia“) una topica da Premio Nobel dell’ignoranza: la concessione della massima decorazione militare britannica, la “Victoria Cross”, con la motivazione “for gallantry” (cioè “per coraggio, per ardimento”) tradotta in “per galanteria” (!!!!!!!!!).
       Dopo omeriche risate e qualche riflessione un po’ più amara, la curiosità mi ha spinto ad utilizzare “Google Translator”, non propriamente noto per essere un traduttore elettronico affidabile (ammesso e per nulla concesso che ne possa esistere uno), e ho scoperto che il medesimo traduce per l’appunto “for gallantry” in “per galanteria”….!!!
       Poiché le mie insufficienti letture marxiane mi fanno comunque ricordare che “alla base dell’accumulazione primitiva c’è il furto”, direi che pagare 9,99 euro per un libro tradotto con topiche di questo livello è davvero un furto. Un minimo di editing, effettuato da qualcuno con qualche conoscenza non militare, ma di inglese, avrebbe evitato figure di purissimo guano come questa.
       Gli editori italiani sono in continua polemica, da qualche tempo a questa parte, con le fake news. Mi permetterei di suggerire loro – ma purtroppo costa… – anche un po’ di impegno nella lotta contro le fake translations. Si eviterebbero, forse, cantonate mostruose come questa, che indicano, tra l’altro, un disprezzo assoluto per i lettori, trasformati in semplici pagatori dell’assoluto Nulla. Complimenti alla traduttrice e a RCS Mediagroup!

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