“Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.
Questa frase di Eduardo De Filippo racchiude tutto il concetto della superstizione stessa e delle credenze popolari.Tutti i popoli e le terre così come anche la Garfagnana hanno superstizioni e credenze che risalgono alla notte dei tempi. Hanno origine nelle tradizioni antiche, nell’ignoranza e nella paura, nate in tempi lontani dove il timore dell’ignoto prevaleva su quello della ragione. In questa ignoranza ci sguazzavano la Chiesa e gli stregoni di turno che facevano leva proprio su queste angosce riuscendo di fatto a ritagliarsi un ruolo importante e necessario nella società. Arrivati ormai nel XXI secolo queste primitive credenze le vorremmo ignorare, ma inevitabilmente influenzano ancora il modo di pensare e di agire delle persone. Ecco allora in questo poche righe un viaggio nelle superstizioni e nelle credenze popolari garfagnine, naturalmente non è possibile fare un elenco esaustivo di quali e quanti sono i gesti e le espressioni legate alle superstizioni, mi limiterò a ricordare quelli a me conosciuti e ricercati, argomentandoli per categorie.
 
CREDENZE RELIGIOSE
PERDONO
Una volta durante il Sabato Santo allo sciogliere delle campane (che erano state legate nel momento in cui Gesù era stato deposto nel sepolcro)chi si trovava a lavorare lontano in montagna, quando sentiva suonare le campane si inginocchiava e così recitava: – Terra bacio e terra sono, Gesù mio vi chiedo perdono-.
I NODETTI
Un tempo le donne ad inizio Quaresima prendevano un nastro colorato, con questo in mano cominciavano a recitare un Padre Nostro al giorno. Ad ogni Padre Nostro recitato, la donna faceva un piccolo nodo al nastro. Alla fine del periodo quaresimale il nastro contava così quaranta nodi (come i giorni della Quaresima) e il Sabato Santo lo avrebbero portato alla persona per la quale avevano chiesto la grazia.
 
BRUCIARE L’OLIVO
Quando si cominciavano ad addensare all’orizzonte nubi minacciose che presagivano bufera e che di conseguenza avrebbe messo in pericolo un raccolto, era abitudine dei contadini garfagnini di bruciare un ramoscello di olivo benedetto, in questo modo gli effetti del temporale sarebbero stati mitigati
LE CROCI SUL PANE
Al tempo che il pane si faceva in casa era abitudine fare una croce

sul pane che ancora doveva lievitare. Poi al momento di infornarlo ne veniva fatta un’altra sulla bocca del forno. Quando poi il pane veniva mangiato si faceva molta attenzione che non ne cadesse nemmeno una briciola per terra, perchè poi si sarebbe stati condannati a ricercarla nell’aldilà, facendosi luce solo con delle fiammelle che venivano accese sulla punta delle dita

LE PREGHIERE ALLA MADONNA
Quando si cominciano le litanie alla Madonna bisogna sempre finirle e mai lasciarle a metà, poichè si costringerebbe la Madonna stessa a finirle da sola e non è buona cosa.
LE METEORE O LE STELLE CADENTI
Le meteore o le stelle cadenti che solcano i cieli sono le anime che vanno in Paradiso
LA BUCCIA
Quando si riesce a sbucciare un frutto in modo che la buccia rimanga integra si toglie un’anima dal Purgatorio
LA CROCE E L’ASINO
L’asino (o meglio il miccio) che ha una evidente croce sul groppone si dice che sia un asino discendente da quello di San Giuseppe che usò per portare Gesù Bambino lontano dalle persecuzioni di Erode
CREDENZE TRADIZIONALI
IL CUCULO
Chi abitualmente attraversava un bosco e sentiva il cantare del cuculo di solito recitava questi versi:- O cuculo dal buco tondo, quanto anni ho da stare al mondo?-. Contando i “cu cu” si conoscevano gli anni di vita che rimanevano.

IL GREMBIULE
Così si diceva nei lustri passati, che quando una moglie si toglieva il grembiule da cucina e inavvertitamente le cadeva per terra, significava che il marito era impegnato in cose poco serie…

LA CIABATTA
Era usanza che nell’ultima notte dell’anno le ragazze in cerca di marito salissero in cima alle scale di casa e che con il piede lanciassero giù la ciabatta. Secondo la posizione di caduta (con la punta avanti o indietro, dritta o obliqua) avrebbero saputo fra quanto tempo si sarebbero maritate.

SPAZZARE I PIEDI
Bisogna stare ben attenti a non spazzare i piedi ai giovani, perchè si credeva che non avrebbero mai trovato un fidanzato/a

I FUNGHI 
Si dice anche tutt’oggi che nel periodo di funghi, molti “fungai” indossano la camicia o la giubba alla rovescia. Facendo così, si troveranno in quantità maggiore

I PANNI STREGATI
Era usanza delle massaie garfagnine di togliere dopo il tramonto i panni stesi al sole ad asciugare, perchè si credeva che gli streghi avrebbero potuto “segnarli”o fare qualche altra strana malia.

VERSARE IL VINO
Versare il vino con la mano sinistra ad un amico era segnale di tradimento.

LA SCOPA DIETRO LA PORTA
Tenere la scopa dietro la porta di casa portava a due credenze. Si pensava in questo modo di tenere gli spiriti maligni fuori dall’uscio e agli invitati si impediva di seminare  discordie e malumori in famiglia

CREDENZE LEGATE AI GIORNI DELL’ANNO

  • Se il Natale cade di venerdì, l’anno successivo sarà un buon raccolto
  • Il primo uovo che si toglieva dal pollaio il giorno dell’Ascensione (che si celebra quaranta giorni dopo Pasqua) si credeva che, se fosse stato posto sopra il tetto avrebbe protetto la casa dalle intemperie dell’inverno
  • Nell’approssimarsi di una bufera c’era il concreto pericolo che la grandine rovinasse i raccolti allora si procedeva a mettere fuori di casa un sacchettino con un po’ di cenere tolta dal ciocco di Natale, ciò avrebbe protetto (insieme a delle preghiere rivolte alla Madonna)le piantagioni.

QUELLO CHE NON E’ UN BUON PRESAGIO

  • Se un cane nella notte abbaia sette volte
  • Mettere il pane in tavola alla rovescia
  • Spazzare la sera in casa allontana la fortuna
  • Il canto della civetta

QUELLO CHE E’ UN BUON PRESAGIO

  • Sentire il canto del grillo
  • Vedere un ragno di sera
  • Quando la fiamma del fuoco del camino è vivace e scoppiettante significa che stanno per arrivare buone notizie.

Finisce qui questo breve ed incompleto viaggio nelle credenze popolari garfagnine, senza dimenticarci che la superstizione è un modo irrazionale con cui l’uomo esorcizza le proprie paure e cerca nel contempo di esercitare un controllo sui fenomeni rari e misteriosi. Del resto noi tutti istruiti o ignoranti, giovani o vecchi, qualche volta abbia ceduto alla tentazione del dubbio: “Non è vero ma prendo le mie precauzioni…”. 

La maggior parte delle notizie raccolte fanno parte del bel libro di Paolo Fantozzi “Racconti e tradizioni popolari delle Alpi Apuane”

Paolo Marzi

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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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