Home STORIA Sulle orme di Pietro da Talada, un pittore del quattrocento

Sulle orme di Pietro da Talada, un pittore del quattrocento

Adesso l’Appennino ne segna il confine geografico fra le provincie di Lucca e quella di Reggio Emilia, fra la Garfagnana e la Valle del Secchia e il passo di Pradarena è il suo punto di passaggio, ma al tempo di Pietro da Talada questi territori erano un tutt’uno sotto il dominio estense, ma già nel 1145 queste terre erano legate sotto la famiglia Dalli, potente famiglia feudataria che dalla Garfagnana andò in terra reggiana ottenendo in feudo, Piolo, Busana e proprio Talada, terra natia di Pietro. Ma chi è Pietro da Talada? La domanda che pongo per molti fra storici e esperti d’arte può essere irriverente, ma per altri ancora questo nome può essere sconosciuto, nonostante che dal mio punto di vista sia il più grande pittore che abbia mai praticato nella nostra valle, lasciando in Garfagnana opere di inestimabile bellezza e valore.

Il trittico di Borsigliana

Negli ultimi anni grazie a Dio c’è stata una forte riscoperta di questo artista, alcuni libri come quello dell’amica Normanna Albertini (n.d.r: Pietro da Talada – un pittore del quattrocento in Garfagnana) lo hanno riportato agli onori che gli spettano, ma il suo oblio vero e proprio cessa nel 1963 quando Giuseppe Ardinghi (pittore lucchese) dimostra che è lui l’autore del trittico che ancora oggi si può visitare nella chiesa di Santa Maria di Borsigliana (Piazza al Serchio), opera attribuita fino a quel tempo a Gentile da Fabriano. A fugare ogni dubbio è il ritrovamento di un inventario, dove viene recuperata la precisa descrizione della Madonna del bambino di Rocca Soraggio e per la prima volta compare il suo nome : “Hoc opus f…fieri Joannes Celasbarius de Soragio (n.d.r: committente)1463. Et pictus fuit Petrus de Talata” . Di qui comincia la storia di Pietro da Talada meglio conosciuto come il Maestro di Borsigliana.

Il basamento con la firma dell’artista (foto tratta dal sito news-art.it)

Siamo in quegli anni che il ducato di Ferrara è retto da Ercole I (1471-1505), il duca ne ha perse molte di guerre, ma nonostante tutto la sua fama di mecenate rimane intatta. Già con il duca Niccolò III d’Este la corte estense è fra le più raffinate in Europa, poeti e scrittori di fama si esibiscono nelle reggie del ducato e questo naturalmente non si ripercuote nella sola Ferrara ma anche in tutto il resto del regno, di questo rinascimento artistico ne risentirà anche lo stesso Pietro, pronto a divulgare la sua arte in quell’angolo di reame sperduto che si chiama Garfagnana. Borsigliana, Corfino, Camporgiano, Soraggio, Capraia, qui, in questi luoghi la sua arte trova compimento, in quella civiltà contadina tutta stretta intorno alla propria chiesa, pronta a sacrificare qualche denaro per abbellire questi luoghi di culto. Del Maestro di Borsigliana si sa poco e niente, della sua vita si sa solo il luogo di nascita, quella Talada anch’essa sperduta nell’Appennino reggiano e se si vuole molto simile a quella Garfagnana dove lui operò: terre agresti, fatte da gente semplice dove lo scorrere delle ore è scandito con i tempi  della natura. Del resto della sua esistenza rimangono alcuni misteri a cui purtroppo non daremo mai risposta; infatti molti storici dell’arte si domandano com’è stato possibile che un pittore dalle così umili origini abbia creato opere di cotanta bellezza e perfezione, probabilmente era andato a bottega. Non si poteva prescindere da questa regola, non esisteva un artista autodidatta o che potesse lavorare in solitaria.

La bottega di un’artista

La bottega era il luogo dove si apprendeva e dove il maestro insegnava il mestiere, si, il mestiere, in quel tempo la parola artista era una parola vaga, un pittore come Pietro da Talada era considerato un mestierante, un artigiano, alla stregua di un falegname o di un orafo, insomma qui si imparava il lavoro manuale e i primi lavori erano quelli di addottrinarsi a tritare e ridurre in polvere i colori, cuocere le colle, triturare i gessi; il passo successivo dell’allievo sarebbe stato quello di copiare le opere del maestro e accompagnarlo nei luoghi di esecuzione, pensiamo poi che un apprendistato del genere non si svolgeva in poche settimane, ma bensì in anni, poteva durare da tre a sei anni e spesso il giovanotto pagava per lavorare a bottega. Tutto però era organizzato in maniera perfetta e gerarchica: il maestro, gli assistenti e gli apprendisti e siccome in questo campo si maneggiavano i colori, i pittori erano iscritti alla solita arte dei medici e degli speziali.

Lo stile pittorico in cui si specializzò Pietro, era fuori dal tempo, era quel tardo gotico lontano dalla realtà sociale dell’epoca. Eravamo in epoca rinascimentale, le pitture cercavano la corposità degli oggetti, la prospettiva, la proporzione e l’attenzione ai paesaggi naturali, mentre il tardo gotico si caratterizzava per una direzionalità verticale, con figure allungate e diafane e con ricchezza di decorazioni e ornamenti, spesso i temi trattati da questo stile erano prevalentemente religiosi e le più volte il supporto preferito su cui dipingere erano le tavole. Anche il maestro di Borsigliana  preferiva dipingere su tavola. Le tavole migliori per dipingere erano di pioppo, di tiglio o di cipresso, assolutamente non il castagno, albero di cui era ricca la Garfagnana, poichè il tannino contenuto avrebbe alterato sicuramente i colori.

Da queste tavole ecco nascere l’opera per eccellenza di Pietro da Talada: “il trittico di Borsigliana”, un’opera magnifica, unica, al centro protagonista principale è la Madonna che mostra un fiore e il Bambino Gesù con una tunica verde (a quanto pare in origine la tunica era rossa) in piedi sulle ginocchia della madre, ai lati San Prospero (patrono di Reggio Emilia) in abiti sfarzosi e San Nicola. In alto sono raffigurati l’arcangelo Gabriele, Dio Padre in mezzo agli angeli e Maria Annunziata seduta su una costruzione, in basso i dodici apostoli sono ben evidenti. Questo splendore è l’unica delle opere di Pietro che nel corso dei secoli è giunta intatta fino ad oggi. Eppure anche lei aveva rischiato una brutta fine, eccome…

La chiesa di Santa Maria Assunta dove si trova il trittico di Borsigliana

Alla fine del 1800 il capolavoro fu venduto illegalmente da un antiquario romano, fortunatamente fu poi recuperato alla frontiera svizzera e riportato a Roma, da li cominciò un peregrinare infinito di oltre trent’anni tra Firenze e Roma, nel 1921 però ritornò finalmente alla sua parrocchia di origine, ma le sue tribolazioni non finirono, dal momento che alla fine degli anni trenta del ‘900 il trittico fu ritirato dalla sovraintendenza delle Belle Arti di Firenze per un restauro, il tempo che scorreva e i successivi eventi bellici lo fecero definitivamente tornare a casa nel 1947. Se si vuole stessa fortunata sorte non toccò a quello che in origine era un altro trittico e che oggi è conosciuto come la Madonna con bambino (sul quale, come abbiamo letto, si trovò la firma di Pietro).

La Madonna con bambino di Rocca Soraggio
oggi a Lucca

Al tempo si trovava nella chiesa di Rocca Soraggio, quando dei delinquenti incalliti la rubarono e ne fecero scempio: dapprima i due “laterali” che rappresentavano San Pietro e San Giovanni Battista furono sezionati dalla stessa tavola centrale, successivamente lo smembramento continuò, furono ulteriormente tagliati altri trenta centimetri, eliminando così la famosa firma e la data di creazione, oggi la tavola si trova al  museo nazionale di Villa Guinigi a Lucca. Una curiosità invece spicca in un’altra opera di Pietro da Talada, qui basta andare all’eremo di Capraia (Pieve Fosciana) e guardare il dipinto, si può vedere Maria che insegna a leggere al piccolo Gesù; la Vergine tiene in mano un libro, aperto sulla pagina del Magnificat, mentre il Bambinello unisce vocali e consonanti su una tavola di legno. Le curiosità su questo artista non finiscono però qui, questa è venuta fuori grazie ad una nuova tecnica ultramoderna: l’imaging multispettrale, che non è altro che una radiografia ad intensità luminosa. Ebbene, dopo un indagine approfondita su una tavola raffigurante San Giovanni Battista (conservata alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca), ecco scorgere un “pentimento” di Pietro, che cambiò idea sulla posizione in cui disegnare la piegatura della veste del santo. Fra l’altro, curiosità nella curiosità, questo San Giovanni Battista non sarebbe altro che un “pezzo” rubato della Madonna di Rocca Soraggio, ricomparso miracolosamente anni dopo sul mercato dell’antiquariato internazionale e acquistato regolarmente dalla Fondazione stessa.

San Giovanni e il pentimento della veste

Una storia misteriosa quella di Pietro da Talada, una storia che si perde nei meandri del tempo e che diventa quasi leggenda, un pittore  dallo spirito quasi francescano che dipinge fra i poveri e per i poveri, non nelle grandi città rinascimentali, non fra le grandi signorie del tempo, ma fra la gente umile, abituata alla fatica e che realizza questa opere in chiese solitarie e sperdute. Capolavori per un popolo di boscaioli e pastori, un pugno di opere che ci fanno capire la levatura di un pittore prodigioso che qualcuno ha definito uno dei più grandi artisti del nostro tempo.

 

 


Bibliografia:
“Pietro da Talada- un pittore del quattrocento in Garfagnana” di Normanna Albertini. Garfagnana editrice 2011

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Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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