Strage di cani

Tutti parlano di tutelare gli animali, di diritti degli animali, di norme per garantire loro una vita serena o quanto meno dignitosa. Questo all’apparenza. Poi, nella realtà, la situazione è ben diversa.

In Pakistan, le autorità della capitale Karachi, hanno avvelenati centinaia e centinaia di cani (alcune fonti parlano di almeno settecento animali, ma potrebbero essere molti di più) utilizzando compresse di veleno nascoste nella carne di pollo. I funzionari hanno detto che questi numeri sono solo una stima dato che manca un resoconto completo per tutti i sei quartieri della città. E non è la prima volta che nel paese si ricorre all’ abbattimento dei cani. Nonostante le critiche da attivisti per i diritti degli animali le autorità continuano sulla propria strada. Blande le giustificazioni. Un funzionario del comune, Mohammad Zahid, ha dichiarato che si tratta di un intervento necessario perché branchi di cani randagi rappresentano una minaccia per i residenti. Lo scorso anno, come ha detto il dottor Seemin Jamali dell’ospedale Jinnah di Karachi, 6.500 persone sono state morse dai cani. Nel 2016 sono già 3.700. Un numero, però, che va confrontato con il numero di abitanti della capitale che sono ben 24 milioni. Senza contare che ricorre a questo sistema disumano per risolvere il problema potrebbe avere effetti collaterali non trascurabili: le carcasse spesso giacciono morte sotto il sole per giorni e, anche dopo la raccolta, molte volte finiscono ammucchiate in fosse comuni all’aperto. Questa pratica non è stata applicata solo nella capitale: anche a Lahore le autorità hanno deciso di fare lo stesso pure.

Ma il Pakistan non è l’unico paese ad aver deciso di risolvere questo problema avvelenando i cani. Due anni fa, nel 2014, i funzionari della città di Sochi in Russia furono accusati di aver adottato una campagna per sterminare cani di strada con il veleno. Secondo alcune fonti, in vista delle Olimpiadi invernali, le autorità avrebbero conferito ad una società privata l’incarico di uccidere il maggior numero possibile di cani randagi prima dei giochi. Anche in quell’occasione, servirono a poco le proteste delle organizzazioni ambientaliste.

Pare che la tecnica di “ripulire” le strade avvelenando gli animali in vista di alcuni grandi eventi, sia ormai una prassi consolidata. Anche a Kiev, due anni fa, prima dei campionati europei di calcio si parlò di ben 30mila cani uccisi dai “dog hunter”. Ogni volta la risposta delle autorità locali è stata che i randagi “rovinano l’immagine del paese agli occhi del mondo”. Motivo sufficiente per teorizzare la strage: “Abbiamo un obbligo verso la comunità internazionale” ­ ha detto Sergei Krivonosov, un deputato della regione di Krasnodar, dove si trova Sochi.

Anche in Brasile, lo scorso anno, in vista delle Olimpiadi pare che le autorità abbiano voluto “ottemperare a questo obbligo”. Nessuno, però, pare abbia voluto ascoltare le preteste delle associazioni animaliste brasiliane. Secondo Geapress, la distribuzione del veleno, lo scorso anno, sarebbe stata “capillare”. Quanti anomali siano morti non si saprà mai: trattandosi nella quasi totalità di randagi è probabile che molti animali si siano allontanati andando a morire lontano dai luoghi dell’avvelenamento. Tanto più che, in Brasile, le leggi non tutelano in maniera efficace gli animali, rendendo di fatto il reato privo di potere deterrente. Pare proprio che per gli animali di strada, durante le Olimpiadi, sopravvivere sia una gara senza possibilità di vittoria.

Una gara di cui nessuno dei cronisti alle Olimpiadi ha mai parlato.

C.Alessandro Mauceri

C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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