Storie di fame di Paolo Marzi

Quando per il 50° compleanno del principe

vennero distribuite mille porzioni di pane bianco…

pane
Oggi certi alimenti che vediamo sulla nostra tavola siamo abituati a vederli e sopratutto a mangiarli tutti i giorni e non pensiamo che forse una volta erano considerati delle cose uniche,dei cibi esclusivi che si potevano permettere di mangiare solo i grandi signori.Ad esempio cosa c’è di più classico e normale di una pagnotta di pane bianco? Una volta in Garfagnana non era normale mangiare pane bianco, anzi…Oggi vi voglio raccontare una storia curiosa che spero possa far meditare (nonostante tutto) sulla nostra condizione sociale attuale e inoltre attraverso questo racconto vorrei inoltrarmi nella miseria della povera gente garfagnina di allora.
Tante furono le iniziative promosse dai regnanti nei secoli andati in occasioni di grandi eventi, di ricorrenze reali quali matrimoni,compleanni e quant’altro.Usava particolarmente in queste ricorrenze la distribuzione di pane bianco ai poveri.Lo scopo di tanta magnanimità era però chiaramente subdolo, si voleva in tal maniera ingraziarsi il popolo e apparire benevoli agli occhi del mondo, quindi la distribuzione doveva esser fatta pubblicamente e con più risonanza possibile.Maestri di tale pratica furono sicuramente a inizio 800 i “munifici principi napoleonici”, i quali avevano creato un apposito ufficio di beneficenza. Di queste elargizioni occasionali beneficiarono più volte anche i poveri di Garfagnana, quando la Garfagnana per volere di Napoleone fu unita al Principato di Lucca e Piombino nel 1806.Il pane, anche se per molti può sembrare impossibile, raramente faceva parte della dieta dei garfagnini.Nemmeno i contadini,che in qualche zona pianeggiante della Garfagnana producevano grano in buone quantità avevano sempre la possibilità di imbandire la tavola con questa prelibatezza poichè vendevano buona parte (quasi tutto)del loro raccolto per comprare scarpe e vestiti,soltanto nella mensa dei signori era presente quello che oggi si potrebbe chiamare senza esitazione un bene di lusso.

Segnato in arancione il Principato
  napoleonico di Lucca e Piombino
di cui la Garfagnana fece parte
 dal 1806 al 1814

In compenso i mezzadri avevano la possibilità di sfornare il pane cosiddetto “nero”,di segale, mentre i“poveracci”dovevano impastare tutto quello che gli capitava a tiro:miglio,panico,veccia,ghiande,patate,scarzella,farro,orzo…erano gli ingredienti più usati dai nullatenenti,specialmente nei periodi di scarso raccolto. A dimostrazione di ciò nel 1833 Carlo de Stefani (geologo e studioso che operò in Garfagnana) ebbe a scrivere:

“Intanto i poveri del comune vanno a cercare le spighe sfuggite dalle mani dei mietitori”

Felice Baciocchi il principe e
 cognato di Napoleone
e la sorella Elisa che ressero
 le sorti della Garfagnana per 8 anni

Quindi è facile immaginare in questa situazione di indigenza che era la nostra valle con quanta ansia la folta schiera di malnutriti aspettava i grandi eventi e i compleanni dei regnanti.Tra questi attesi avvenimenti è ben documentato nell’archivio storico di Castelnuovo Garfagnana il cinquantesimo compleanno del principe Felice Baciocchi,cognato di Napoleone Bonaparte,nonchè marito della sua augusta sorella Elisa,nel cui programma dei festeggiamenti vi era un articolo che autorizzava il presidente dell’Ufficio di Beneficenza a sfornare mille razioni di pane bianco per i poveri della Garfagnana:

“Le rimetto un esemplare del Programma concernente le feste da farsi per solennizzare il giorno
anniversario di nascita, e di nome di S. A.l’Augusto nostro Sovrano. Ella si compiacerà prendere per tempo le opportune misure, perché l’Ufficio di Beneficenza provveda al riparto delle razioni di pane accordate dall’articolo 4 del programma stesso ai Poveri di tutte le
Comuni, e Sezioni del Circondario, procurando che liSignori siano avvertiti del numero delle razioni,che debbono far fare, e distribuire rispettivamente…”.

Ma come fare a selezionare gli aventi diritto a tale beneficenza? Questo compito era affidato ai parroci dei vari paesi che meglio conoscevano le varie miserie dei loro fedeli, ma la situazione era però talmente critica che il numero dei“veri poveri” superava di gran lunga le quote di pane assegnate. Stabilire il“grado di povertà” in una terra di povera gente era veramente difficile essendoci famiglie che piangevano miseria a pancia piena ed altre che per riserbo e dignità non se la sentivano di spandere i loro problemi a destra e a manca. Di solito i principali criteri di selezione che adottavano i parroci erano fondamentalmente quattro: la disoccupazione,l’elevato numero di figli, seguite poi dalle lunghe malattie e dalle invalidità permanenti. Tutto questo pensate un po’ per una libbra castelnuovese  (equivalente a circa tre etti e mezzo)di pane per ogni persona selezionata (per le unità di misura garfagnine vedi:http://paolomarzi.blogspot.it/le-unita-di-misura-garfagnine).Detto questo l’Ufficio di Beneficenza di Castelnuovo arrivate le “quote pane” dai preti così suddivise le porzioni nei 17 comuni del circondario:

“Camporgiano n. 50, Careggine 43, Castelnuovo 166, Castiglione 71, Fosciandora 37, Gallicano 43, Giuncugnano 46, Minucciano 46, Molazzana 62, Piazza al Serchio 50, Pieve Fosciana 59, San Romano 43, Sillano 53, Trassilico 81, Vagli Sotto 57, Vergemoli 40, Villa Collemandina 53.”

Furono cotti così 500 pani da due libbre castelnuovesi (circa sette etti) che furono tagliati a metà e consegnati alla popolazione la mattina del 18 maggio 1813 non appena finite le celebrazioni religiose indette per il compleanno del principe.

contadini
Poveri contadini garfagnini

Castelnuovo per accontentare veramente tutti i suoi poveri le sue porzioni di pane bianco furono ulteriormente divise:le sue 166 porzioni di pane diventarono così 227, avendo tra i suoi abitanti per la maggior parte manovali e braccianti:gli altri paesi avevano meno esigenze, essendo la loro economia prevalentemente contadina. Tant’è che questi contadini non erano nemmeno contati nelle liste di povertà perchè benchè mangiando poco o tanto bene o male mangiavano tutti i giorni. I festeggiamenti si svolsero a Castelnuovo in un gran tripudio, il consigliere del principe intervenuto riferì a sua maestà di:

“Aver più volte sentito il popolo gridare in coro e con grande entusiasmo il nome del generoso Sovrano”

Mentre ai sudditi acclamanti, che già avevano digerito le scarse razioni gratuite, non restava che sperare nei futuri compleanni e magari nella nascita di qualche principino, per assaporare ancora il prelibato cibo.

 

di Paolo Marzi

http://paolomarzi.blogspot.de/

 


 

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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