Storie di divulgatrici e di donne nella scienza

Quando si parla di scienza, di solito, pensiamo ai grandi scienziati e scienziate che con le loro ricerche e scoperte hanno contribuito al progresso scientifico. Spesso non si considera, sbagliando, quanto la divulgazione sia una parte preziosa del progresso scientifico. Non tutti sanno poi  che, specialmente in passato, la divulgazione scientifica era un lavoro riservato alle donne.Cisono tanti esempi di grandi scienziate che hanno contribuito, in maniera fondamentale progresso scientifico, DIVULGANDO idee e scoperte dell’epoca. Dire“contributo in maniera fondamentale” forse, a qualcuno farà storcere il naso, invece, non c’è niente di più vero!

Per comprendere quanto la divulgazione e la corretta informazione scientifica sia importante vi chiedo di immaginare un grande scienziato, magari il vostro preferito, chiuso in un stanza, isolato dal mondo intero e privo di qualsiasi contatto esterno. Ora ipotizziamo che questo scienziato scopra qualcosa di innovativo, rivoluzionario. Ebbene a prescindere dell’importanza intrinseca della scoperta, senza nessun contatto esterno, questa scoperta resta chiusa in quella stanza. Cercate di dare un valore ad una grande scoperta, che nessuno conosce, che nessuno può usare. Una scoperta rinchiusa in una stanza, isolata, dal mondo per quanto grande, non ha nessun valore!

Ecco perché,certamente la  divulgazione scientifica era, e resta fondamentale per il progresso scientifico.

In passato, come detto in precedenza, la divulgazione era spesso affidate alle scienziate per vari motivi. Nei secoli scorsi, il mondo scientifico era un mondo quasi esclusivamente maschile, la lista di esempi di grandi scienziate che hanno avuto enormi difficoltà per lavorare non ricevendo spesso neanche il giusto riconoscimento è fin troppo lunga. Quindi spesso la divulgazione era l’unica porta per accedere al mondo scientifico.

Come tutti sappiamo in passato, era diffusa l’idea che le donne fossero meno intelligenti degli uomini perché una credenza universalmente accettata sosteneva che la grandezza del cranio fosse proporzionale all’intelligenza. Essendo il cranio femminile più piccolo di quello maschile, dava la prova scientifica delle nostra inferiorità mentale. Oggi, sappiamo quanto tutto questo sia una assurdità ma forse non tutti sanno che tale convinzione è stata abbandonata solo all’inizio del 900. Infatti, la dimostrazione scientifica, che fece crollare tale pregiudizio si deve ad una donna, Alice Lee che nel 1901 pubblica un paper dove dimostra scientificamente che gli uomini non hanno un intelletto superiore in quanto uomini.

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Marjory Stephenson

 

Nel 1869 Cambridge aveva aperto le porte alle donne ma dobbiamo attendere fino al 1945 perché 2 donne Kathleen Lonsdale e Marjory Stephenson vengano accettate come membri della Royal Society.

Altro problema dell’epoca era la differenza dell’educazione offerta alle donne rispetto agli uomini. L’educazione delle donne di solito infatti avveniva grazie ai membri maschi della famiglia, quindi accedere alla conoscenza era decisamente collegato alla fortuna di nascere nella famiglia giusta.  Le donne che crescevano in famiglie inserite nel mondo scientifico venivano educate al sapere scientifico, spesso anche a scopo matrimoniale, infatti gli scienziati avevano il desiderio di sposare qualcuno che potesse aiutarli con il loro lavoro.Dunque le donne entravano nel mondo scientifico come divulgatrici, alcune portando un contributo fondamentale. Ecco alcuni esempi…

Michel Faraday, fisico e chimico britannico che ha contribuito in maniera determinante allo studio dell’elettromagnetismo e dell’elettrochimica. Tutti conosciamo le leggi di Faraday dell’elettrochimica, l’elettrolisi e sappiamo che a titolo di onore, è stato anche dato il suo nome all’unità di misura della capacità. Tuttavia, non credo che tutti conoscano Jane Marcet.

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Madame Marc

Madame Marcet (1769 – 1858)  una scrittrice e divulgatrice scientifica e autrice del libro“Conversation on chemistry “. La sua storia e il suo lavoro sono legate a quella di Faraday, ma in che modo?Ebbene, è la lettura di Conversation on Chemistry, che porta il giovane Faraday nel mondo della scienza. Infatti, ne resta talmente affascinato da decidere di lavorare nel mondo scientifico.  Lo stesso Faraday, verso la fine della sua vita, ha ringraziato ufficialmente in suo libro la Marcet per averlo “indirizzato così bene al sapere scientifico” con il suo libro, che in lui è nata l’idea di lavorare nel mondo scientifico.

Sir Isaac Newton (1642 – 1727) matematico, fisico, astronomo inglese considerato uno dei più grandi scienziati della storia.  Nel 1687 pubblica “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica”, opera nella quale viene descritta la legge di gravitazione universale, e dove stabilisce i fondamenti Della meccanica classica.Newton è stato un gradissimo scienziato ma era anche un pessimo comunicatore. Non riusciva a trasmettere le sue idee neanche ai sui studenti, al punto che è stata ritrovata una nota scritta dagli studenti dice testualmente:”There, walks the man who lectures to the walls “cioè “Là cammina l’uomo che tiene le lezioni alle pareti” un modo per dire che ascoltare una sua lezione o leggere una paper sul muro era lo stessoLa maggior parte delle sue idee venivano diffuse dai suoi assistenti. Tuttavia, è grazie ad una scienziata che le idee di Newton vengono divulgate oltre i confini britannici.

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Emilie Du Chatelet

Stiamo parlando di Émilie du Châtelet, (1706 –1749). Una marchesa francese, esperta di matematica e fisica.  Considerata uno dei più grandi ingegni femminili del XVIII secolo, a lei si deve la traduzione in francese Principia Mathematica. Non solo traduce il testo ma, spiega e argomenta le teorie di Newton, permettendone la diffusione nel mondo scientifico francese.  A tutt’oggi la sua traduzione in francese del libro di Newton, pubblicata post morte, resta l’unica ufficiale. frontespizioEmilie Du chatelet, che ebbe un lunga relazione con Voltaire con cui condivise anche la sua enorme passione per tutti i campi della scienza. Nel 1738 viene pubblicato il libro di Voltaire, “Elementi della filosofia di Newton “. Nel frontespizio del libro appare un illustrazione ritrae la Du chatelet come una musa, che con uno specchio riflette la luce del sapere da Newton a Voltaire. Un chiaro omaggio al lavoro fondamentale della Du Chatelet.

 

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Mary Somerville

Una storia simile è quella di Mary Somerville, (1780 – 1872) scrittrice scientifica scozzese detta la regina della scienza per l’enorme impatto scientifico dei suoi scritti è primo membro femminile della Royal Astronomical Society insieme a Caroline Herschel. Tra i suoi scritti viene ricordiamo la traduzione, del libro Mécanique Céleste (Meccanica celeste) di Pierre Simon La Place. Di lei fu detto “Ha tradotto il lavoro di La Place da un linguaggio algebrico ad uno comune.”.

 

Questi sono solo alcuni esempi del grande contributo delle divulgatrici scientifiche al progresso e alla conoscenza scientifica. Purtroppo, esistono tantissime donne le cui storie e nomi non sono note, ma che hanno dedicato la loro vita alla scienza.

Uno degli esempi più particolari è il contributo di alcune donne veramente speciali alla realizzazione il primo progetto scientifico mondiale: l’atlante fotografico delle stelle. La Carte du Cielè, un progetto iniziato nel 1887 dal direttore dell’osservatorio di Parigi, Amédée Mouchez, famoso perché a lui si devono le tecnologie che rivoluzionarono il processo di realizzazione delle mappe stellari. Il progetto prevedeva 22000 lastre fotografiche dell’intero cielo, ognuna di dimensioni 2°×2° e la partecipazione di 21 osservatori nel mondo, ai quali venne affidata una sezione separata del cielo su cui lavorare. Il progetto subii ritardi enormi per le due guerre e non venne mai completato del tutto, sebbene il catalogo fu pubblicato nel 1958.I 21 osservatori furono dotati di 21 telescopi identici. specolaTra di essi, c’era la Specola, l’osservatorio astronomico del vaticano. Il progetto prevedeva un lungo e preciso lavoro di mappatura, per riportare la posizione delle stelle impresse sulle lastre. Alla specula, questo lavoro fu affidato a delle suore, che con precisione e cura riportarono la posizione delle stelle dalle lastre alla mappa.I nomi e le storie di queste suore erano,fino a poco tempo fa, un mistero,e del loro contributo restava solo una rara illustrazione di proprietà del vaticano . Tuttavia, una scoperta recente, sembra aver portato alla luce i nomi di queste 4 di quelle  suore che hanno catalogato più di 4000 stelle. Si tratta di Emilia Ponzoni, Regina Colombo, Concetta FinardiLuigia Panceri. Una scoperta casuale di poche settimane fa che speriamo porti a queste donne il riconoscimento che meritano. Siamo certi purtroppo, che questo non è l’unico caso di donne e scienziate che, malgrado il loro lavoro, sono state dimenticate dalla storia, ed è proprio a loro va il nostro piccolo “grazie”.

 

Mirella Orsi

https://sciencewire.wordpress.com


 

Mirella Orsi
Mirella Orsihttps://sciencewire.wordpress.com/
Freelance science journalist and a science communicator. I work in all aspects of the popularization of science, from writing to science exhibitions. I have a huge passion about science and I strongly believe that the communication is an important part of the scientific development. My main field is chemistry; however, my portfolio covers all branches of science.I am a member of the Association of the British writers (ABSW). My skills include understanding of and adherence to data privacy, copyright and the interpretation of formulas and technical chart. Someone said " Science is not finished until it is communicated " and it's definitely true. In fact, every great idea or discovery needs to be shared to have a real value. Therefore, one of my goals is to spread an accurate science knowledge, but always in a way easy to understand for a non- expert audience. Articoli

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