Storia e sviluppo dei sistemi bancari

Dr.-Enrico-Furia

di Enrico Furia

Uno sguardo sui mercati finanziari.

Con la piena applicazione della libera circolazione nei mercati finanziari dell’O.M.C. e dell’Unione Europea, la maggior parte delle banche e delle attività istituzionali sono pertinenti a tradrers che hanno il vantaggio di operare nel contesto mondiale.

I mercati elettronici e le dimostrazioni di proprietà elettroniche cambiano i criteri dei “Centri Finanziari”, e sollecitano una riflessione. Forse, dopo più o meno un secolo di accentramento in grandi città quali Londra, New York e Tokyo, le società finanziarie sono predisposte a sparpagliarsi di nuovo. I traders non hanno più bisogno di venire nei mercati perché i computers possono portare i mercati dai traders, dovunque essi siano.

La finanza sta inoltre diventando una industria boom, alimentata da una combinazione esplosiva di crescita economica, demografica, di innovazione tecnologica e di prodotto.

Secondo uno studio della Federal Reserve Bank di Chicago, questa città del futuro impiega 151.000 persone, tra occupati diretti ed indiretti, e crea quei posti ad un ritmo del 50% più veloce di quello della media della città.

Una tecnologia più avanzata incoraggia controparti distanti a fare più affari l’uno con l’altro, mentre i sistemi di pagamento diventano sempre più sicuri da usare.

Per queste ragioni i Centri Finanziari, reali o virtuali, stanno diventando sempre più strategici, anche se altri fattori stanno rinforzando la spinta verso il centro. Uno dei principali è quello del controllo del rischio, che fornisce un buon motivo alle banche per concentrare le loro operazioni in un unico posto.

Dal momento che i mercati fisici diventano sempre più costosi, e la rete dei computers si espande, affrancare in franchising queste attività sembra essere estremamente conveniente.

La finanza offshore è l’attività a crescita più veloce in qualsiasi mercato, mentre un nazionalismo impositivo nella finanza sembra ormai essere completamente inadeguato ed incapace a rispondere ai bisogni del mercato.

 

 

Il rischio in tutte le sue forme.

I fattori di produzione universalmente riconosciuti sono:

la natura (materie prime, suoli, aria, sole, etc.)

l’imprenditoria (capacità di intraprendere una iniziativa economica)

il lavoro (sia nella forma intellettuale che manuale)

il capitale tecnologico (tecnologia per la produzione di un bene o un servizio)

il capitale finanziario (nelle sue forme di risparmio o di credito)

il rischio (nelle sue forme di obsolescenza, d’impresa, finanziario, di eventi naturali).

Il rischio è insito (per definizione economica) in ogni fattore di produzione; ne costituisce un elemento essenziale, giacché allo stato dell’arte non è possibile, né immaginabile, produrre a rischio zero.

Allo stato di fatto il rischio è oggi assunto dall’imprenditore, dalle banche o dalle compagnie di assicurazione, con una ripartizione di intervento rigidamente divisa dallo stato di diritto del luogo fisico in cui si stabilisce la produzione.

Ma, quid iuris quando una produzione è effettuata in un luogo virtuale, o quando essa è trasferita in modo telematico? L’ordinamento giuridico competente può essere quello del produttore, quello del consumatore, tutti e due allo stesso tempo, oppure può essere scelto di comune accordo tra le parti.

Dal momento che l’ordinamento giuridico competente può essere scelto liberamente dalle parti contrattuali, non è più lo stato di diritto a ripartire le competenze del rischio, bensì lo stato di fatto, o meglio ancora, le convenienze economiche delle parti.

Questo è quanto sta accadendo con quella che noi definiamo “finanza innovativa”, dove col termine “finanza” si intendono tutte le azioni che tendono a favorire un processo di produzione.

 

 

Keynes, Harry e Bretton Woods.

Si immagini lo scenario alla fine della seconda guerra mondiale.

Tutta l’Europa, tranne la Svizzera, si ritrova con fabbriche distrutte e buona parte della popolazione fortemente menomata dalla guerra, mentre l’Asia è rinchiusa in un impressionante cataclisma che sta distruggendo il Giappone, la Cina e i Paesi del Rim del Pacifico.

I Paesi del Nord Africa, del Baltico e del Mediterraneo sono in un conflitto di vita o morte per liberarsi dall’occupazione. Un mondo impazzito.

La distruzione economica, la miserie umana e lo sfollamento si presentano su una scala mai vista prima nella storia dell’umanità.

Che cosa era successo che non andava? Come si sarebbe potuto ricostruire il mondo? Come si sarebbe potuta evitare un’altra guerra?

Questo era il mondo che esisteva nel luglio del 1944, quando un relativamente piccolo gruppo di 130 personalità appartenenti ai settori dell’economia, della politica e della vita sociale dei Paesi occidentali si riunirono in un piccolo centro turistico del New Hampshire chiamato Bretton Wood.

John Maynard Keynes, l’uomo che aveva predetto quella catastrofe  nel suo libro “Le conseguenze economiche della pace”, scritto nel 1920, stava per diventare il principale artefice della ricostruzione. Keynes presentò un piano piuttosto radicale per ricostruire l’economia mondiale, e per evitare una terza guerra. Egli dovette lottare duramente per convincere i radicali dell’economia tradizionalista e delle teorie politiche ad adottare le sue proposte; alla fine riuscì a far accettare i due terzi delle sue proposte, aiutato dalla forza della volontà e dal Segretario del Tesoro americano Harry Dexter White.

I fondamenti delle proposte di Keynes erano basati su due proposte di base.

Primo: gli alleati dovevano ricostruire le alleanze, e non ostacolarle come dopo la prima guerra mondiale. Secondo, si doveva concepire un nuovo sistema monetario gestito da un forte sistema bancario e da una moneta comune non legata alla parità aurea.

Keynes motivò queste richieste col fatto che Europa ed Asia erano in stato di completa devastazione economica, con i mezzi di produzione pesantemente danneggiati, e con le loro tesorerie in debito profondo.

Se il mondo economico doveva riemergere dal suo stato corrente, era  necessario che si espandesse. Questa espansione sarebbe rimasta limitata se la cartamoneta fosse stata ancora ancorata all’oro.

Gli Stati Uniti, il Canada, La Svizzera e l’Australia erano i soli paesi occidentali industrializzati ad avere le proprie economie, sistemi bancari e tesorerie intatte e pienamente operanti. L’enorme risultato della Convenzione di Bretton Wood fu di stabilire come ricostruire completamente le economie dell’Europa e dell’Asia su una base sufficientemente solida e di instaurare l’insediamento di governi stabili, prosperi e democratici.

A quel tempo la maggior parte dell’offerta di oro, di qui la sua ricchezza, era concentrato nelle mani di Stati Uniti, Svizzera e Canada. Si doveva stabilire un sistema per democratizzare commercio e ricchezza, e ridistribuire o riciclare monete dal surplus dei Paesi a commercio forte a quelli con surplus debole o negativo, altrimenti la maggior parte della ricchezza mondiale sarebbe rimasta  concentrata nelle mani di pochi Paesi, mentre il resto del mondo sarebbe rimasto in povertà.

Keynes e White proposero che gli Stati Uniti, supportati da Canada e Svizzera, diventassero i banchieri del mondo, e che il dollaro sostituisse la sterlina inglese quale mezzo di commercio internazionale. Essi inoltre suggerirono che il valore del dollaro fosse ancorato alla buona fede e alla credibilità del Governo americano, e non all’oro o all’argento come era stato fino ad allora.

Il concetto di Keynes su come raggiungere questi risultati era radicale per quel tempo, ma era basato sull’esempio di secoli di importazioni ed esportazioni. Questa forma finanziaria era stata usata per supportare certi settori del commercio internazionale che non usavano l’oro come garanzia, ma piuttosto la loro buona fede e credibilità, documentate da lettere di credito, avalli o garanzie.

Il ragionamento di Keynes era che, se il suo piano fosse stato adottato alla Convenzione di Bretton Wood, rimanere in un sistema monetario Gold Standard sarebbe stato seriamente restrittivo per la flessibilità dei Governi ad aumentare l’offerta di moneta. L’indice di aumento della massa monetaria non sarebbe stato sufficiente a sostenere lo sviluppo dei commerci mondiali nel lungo periodo, e questa condizione avrebbe potuto portare ad una seria crisi economica, la quale, come conseguenza, avrebbe potuto portare ad una ulteriore guerra mondiale. I ministri economici e i politici presenti alla Convenzione temettero, tuttavia, di perdere il controllo delle economie nazionali e dell’inflazione, se non fosse stata adottata una “moneta forte”.

La Convenzione accettò il piano economico di base di Keynes, ma optò per una moneta agganciata all’oro quale standard di scambio.

Il prezzo “ufficiale” dell’oro fu stabilito in 35 dollari l’oncia, come quello pre-guerra: un dollaro, quindi, poteva acquistare 1/35 di oncia di oro. Il dollaro sarebbe diventato la moneta standard mondiale, mentre il valore di tutte le altre valute nel mondo occidentale non comunista sarebbe stato agganciato al dollaro quale mezzo di scambio.

 

 

Piano Marshall, Fondo Monetario Internazionale, World Bank, e Bank for International Settlements.

La Convenzione di Bretton Wood produsse il Piano Marshall, la Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo (meglio nota come World Bank) il Fondo Monetario Internazionale (IMF) e la Bank of International Settlements (BIS). Queste quattro istituzioni avrebbero ristabilito e rivitalizzato le economie dei Paesi occidentali.

La World Bank avrebbe avuto prestiti dai Paesi ricchi da prestare a quelli poveri.

IFM, lavorando in stretto contatto con World Bank attraverso un pool di finanziamenti controllato da un comitato di governatori, avrebbe avviato l’aggiustamento delle monete e mantenuto i tassi di cambio delle diverse monete nazionali entro limiti definiti.

La BIS avrebbe funzionato da “banca centrale” del mondo.

 

 

Il Fondo Monetario Internazionale.

Il Fondo Monetario Internazionale doveva essere l’erogatore alle banche centrali di quei Paesi che si trovassero ad avere un deficit nella bilancia dei pagamenti, mediante prestiti in denaro. L’IFM ha, in effetti,  prestato moneta ai Paesi sottosviluppati, per continuare i loro commerci e costruire le loro basi di esportazione fino al raggiungimento di un indice positivo nella bilancia dei pagamenti. Da quella data, la banca centrale di quel Paese avrebbe restituito all’IFM il denaro preso a prestito, più una piccola somma a titolo di interesse, mentre l’IFM avrebbe continuato a vigilare ed assistere il Paese in caso di nuove esigenze o difficoltà.

 

 

La Bank Of International Settlements.

La Bank of International Settlements (BIS) fu creata come una nuova banca centrale delle banche centrali di ogni Paese. La sua organizzazione era sulla falsariga di quella della Federal Reserve americana, ed è oggi principalmente responsabile per l’ordinario stabilimento delle transazioni tra le banche centrali dei singoli Paesi. Inoltre, emana standards per l’adeguamento dei capitali tra le banche centrali e coordina la distribuzione ordinaria di una sufficiente emissione di massa monetaria circolante per sostenere il commercio internazionale.

La Bank of International Settlements è controllata dal Comitato di Basilea che, a rotazione, è composto dai ministri nominati da ognuna delle banche centrali  dei Paesi membri del G-10.

E’ tradizione che i ministri nominati per il Comitato di Basilea abbiano la stessa qualifica dei presidenti del New York “Feds” che controlla il tavolo dei mercati aperti.

 

 

La World Bank

La World Bank, organizzata più su criteri di una ordinaria banca commerciale, fu costituita per essere il “prestatore al mondo”, dapprima per ricostruire le infrastrutture, le fabbriche e il settore dei servizi delle economie europee ed asiatiche, quindi per supportare lo sviluppo del Terzo Mondo e delle sue economie.

I depositanti nella World Bank sono nazioni, piuttosto che individui, anche se l’economia della banca usa i sistemi tradizionali bancari che si sono dimostrati efficaci nei secoli.

 

 

L’aggancio che vincola

I responsabili di queste banche sono controllati dai ministri di ciascun Paese aderente al G-10:

Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Olanda, Svezia, Svizzera, Lussemburgo e Regno Unito.

 

 

Bretton Wood Sotto Pressione.

Dal 1961 i programmi adottati alla Convenzione di Bretton Wood cominciarono a funzionare oltre ogni individuale aspettativa, dimostrando che Keynes aveva ragione.

Sfortunatamente Keynes abbe ragione anche nel predire una crisi monetaria mondiale, che fu generata da una mancanza di moneta (dollaro US) nella circolazione mondiale per supportare la rapida espansione dei commerci internazionali. La possibile soluzione di quella crisi era nelle mani dell’amministrazione Kennedy, della US Federal Reserve e della Bank of International Settlements.

Il mondo aveva bisogno di più dollari per facilitare i commerci, mentre gli Stati Uniti dovevano fronteggiare una mancanza di oro quale garanzia dell’ulteriore emissione. Stampare più dollari avrebbe violato l’accordo sul gold standard stabilito a Bretton Wood. Infrangere il trattato avrebbe significato distruggere l’accordo di base sulle economie mondiali, portando verso la totale discordia, una probabile guerra commerciale, mancanza di fiducia, e finanche una nuova guerra.

La crisi fu inoltre aggravata dalla credenza che la maggior parte dei dollari allora in circolazione non fossero concentrati nei forzieri dei governi centrali, ma piuttosto nelle cassette di sicurezza o nelle tesorerie di banche private, società multinazionali, privati e conti bancari. Un mero accordo, o una direttiva dei governi tra loro non avrebbe prevenuto la crisi. Vi era bisogno di un qualche meccanismo che incoraggiasse spontaneamente i privati a tesorizzare altre monete, piuttosto che i dollari.

Il problema fu risolto usando lo schema del forfait, un metodo usato per sottoscrivere determinate transazioni di import/export che si basavano sulla garanzia o avallo (una forma di garanzia del codice napoleonico) emesse da primarie banche nella forma sia di lettere di credito documentarie o standby, che in quella di bills of exchange (cambiali), che sono usate per assicurare all’esportatore il futuro pagamento dei beni o servizi forniti all’importatore. Il sistema fu ben definito e capito dalle banche private, dai governi e dalle comunità economiche mondiali. I documenti usati in questo schema di finanziamento sono standardizzati, controllati da accordi internazionali, e studiati da membri della Camera di Commercio Internazionale di Parigi. Non vi era, quindi, nessun bisogno di creare un’altra agenzia che monitorasse il sistema, dal momento che documenti approvati e già disponibili, leggi, procedure fornite dalla ICC erano già adottati.

La Camera di Commercio Internazionale è un’organizzazione mondiale, non governativa, che si è evoluta nel tempo in una riconosciuta, organizzata, rispettata e soprattutto una fidata associazione. I suoi membri comprendono le maggiori banche mondiali, importatori, esportatori, che riconoscono determinate convenzioni, regolamenti e codici di condotta che la ICC ha approvato e promulgato per promuovere il commercio mondiale.

Dalla ICC e dalla forfaitizzazione proviene il seme della risoluzione della crisi.

Se il dollaro avesse potuto essere ritirato dalla circolazione attraverso il sistema bancario internazionale e ridistribuito attraverso il ben noto “bank ripple effect”, non ci sarebbe stato bisogno di stampare nessun altro dollaro ed il mondo avrebbe avuto comunque sufficiente liquidità.

Il sistema bancario privato internazionale richiedeva un veicolo di investimento che poteva essere usato per accedere ai conti in dollari, dai quali riciclare grandi quantità di dollari depositati. Questo veicolo doveva essere visto dal mercato privato sicuro e senza rischi comparabile con le tesorerie degli Stati Uniti che avevano buona reputazione di sicurezza ed immediata liquidità. Data la novità di qualsivoglia strumento potesse essere creato, il settore privato avrebbe sempre preferito scambiare i suoi dollari con uno strumento “verificato” (Tesoreria degli Stati Uniti), ma vendere nuovi certificati del Tesoro al mondo non avrebbe ugualmente risolto il problema. Infatti questo avrebbe solo esacerbato la crisi togliendo ancor più dollari dalla circolazione, mentre il mondo aveva bisogno di più dollari in circolazione.

La risposta fu di incoraggiare le più rispettate e credibili banche private del mondo ad emettere uno strumento finanziario garantito dalla piena fiducia e credibilità della banca emittente, con il supporto delle banche centrali, dell’IMF, e della Bank of International Settlements. Il mondo degli affari e degli investimenti privati avrebbe visto queste nuove emissioni come “sicure”.

Per incoraggiarne l’acquisto in luogo dei certificati del Tesoro, il loro rendimento doveva essere superiore a quello del Tesoro, nel qual caso, considerandoli sicuri e con una remunerazione superiore a quella del Tesoro stesso, chiunque li avrebbe certamente acquistati. La crisi fu prevenuta incoraggiando le banche private internazionali ad emettere lettere di credito e garanzie bancarie su larga scala, con rendimenti superiori a quelli del Tesoro. Per sostenere questa politica di emissione supportata da rendimenti più elevati che accompagnavano questi strumenti, le regole bancarie dei paesi coinvolti furono modificate in modo tale da incoraggiare o seguire le seguenti prescrizioni:

Ridurre la necessità di riserve per le transazioni via off-shore.

Supporto del programma da parte delle banche centrali, dell’IFM e della Bank of International Settlements.

Contabilità fuori bilancio per le banche coinvolte.

Questi strumenti dovevano essere classificati “pari passu” (parità di trattamento) con i fondi in deposito.

Le banche che ottenevano questi fondi in deposito potevano speculare con la banca centrale del loro luogo di domicilio in modo tale da ottenere l’equivalente dei fondi federali ad un costo molto più contenuto. Quando questi “fondi speculativi” venivano mischiati con tutti gli altri fondi, il costo della remunerazione globale di tutti i fondi diminuiva sostanzialmente,  permettendo, quindi, di ripagare il maggior rendimento offerto per attirare l’investitore.

 

Gli strumenti bancari offerti agli investitori venivano venduti in valori molto elevati (100 milioni di dollari) attraverso un ben determinato ed efficiente meccanismo di mercato, riducendo in maniera sensibile i costi di acquisizione dei fondi, e consentendo, pertanto, di ripagare i maggiori tassi di interesse offerti dalle banche emittenti.

 

 

Gli strumenti multiuso.

Le banche primarie commerciali si resero subito conto che questi strumenti potevano servire molto più di un semplice “meccanismo di riciclo e ridistribuzione di fondi”, come erano stati inizialmente concepiti. Per le banche emittenti questi potevano fornire gli strumenti per risolvere due dei maggiori problemi bancari: i rischi dei tassi di interesse sui prestiti, e l’intermediazione dei fondi in deposito. I banchieri, adesso per la prima volta, avevano a disposizione un metodo affidabile per acquisire una gran quantità di denaro veramente a costi molto competitivi, mentre i fondi potevano essere tenuti in deposito ad un costo predeterminato per uno specifico periodo di tempo.

Questo nuovo sistema di promozione della ridistribuzione della moneta aveva anche indicato alle banche private la strada  per trasferire a terzi il rischio dei tassi di interesse e dell’intermediazione precedentemente assunti dalle banche. Il programma degli strumenti bancari costruito dall’amministrazione Kennedy è ancora usato in maniera molto efficace per aiutare ridistribuire moneta per sostenere la domanda dei commerci mondiali.

 

 

Offerta insufficiente di oro.

Un altro significativo cambiamento dell’Accordo di Bretton Wood avvenne nel 1971 quando il volume del commercio mondiale, che usava il dollaro quale mezzo di scambio, finalmente superò la capacità degli Stati Uniti di garantire la sua moneta con l’oro. La parità con l’oro del sistema gold standard di 35 dollari per oncia, stabilita dall’Accordo di Bretton Wood, collocava gli Stati Uniti in una posizione molto precaria. Come Keynes aveva predetto, non c’era oro a sufficienza nel Tesoro americano per pareggiare la quantità di dollari in circolazione; il Tesoro, soprattutto, non era neanche sicuro di quanti dollari cartacei fossero in circolazione, ma quello su cui vi era certezza era che a Fort Knox non vi era sufficiente oro per garantirli. Inoltre, a non avere questa informazione non era solo il Tesoro americano, ma anche tutti i governi del G-10. Qualora tutti i possessori di Eurodollari avessero chiesto al contempo di cambiare dollari in oro, gli Stati Uniti avrebbero fatto bancarotta.

Francia, Regno Unito, Germania e Giappone erano coinvolti con il possesso di notevoli quantità di dollari, e se solo uno di loro avesse chiesto oro in cambio dei dollari, non vi sarebbe stata possibilità alcuna di copertura. Si arrivò, quindi, ad un incontro degli ambasciatori con l’allora Segretario del Tesoro Connelly accompagnato dal Sottosegretario Volker. Connelly, che, dopo aver ascoltato gli ambasciatori rispose: “Vi risponderò domani”.

Nixon, Conelly e Volker in un ultrasegreto meeting di fine settimana, assieme ai più noti banchieri ed economisti americani, cercarono di ponderare la “risposta di domani”.

Onorare la richiesta significava la morte certa per gli Stati Uniti come potenza economica. Non onorare la richiesta avrebbe avuto risultati catastrofici. C’era una via d’uscita? Che cosa sarebbe successo se gli Stati Uniti avessero abbandonato unilateralmente il gold standard e avessero fatto fluttuare liberamente la sua moneta? Nixon ed i suoi consulenti videro il dilemma in termini di due mutue alternative: aumentare il valore dell’oro nelle riserve statunitensi e mantenere dunque una parità con l’oro, oppure considerare le ripercussioni delle economie mondiali se il dollaro non avesse mantenuto la parità con l’oro.

Per risolvere la crisi gli Stati Uniti avevano bisogno di abbandonare unilateralmente gli sforzi di mantenere il prezzo ufficiale dell’oro sul livello artificiale di 35 dollari per oncia, lo stesso prezzo stabilito nel 1933. L’oro nel 1971 aveva un valore di mercato di circa 350-400 dollari l’oncia, quindi dieci volte maggiore della quotazione ufficiale. Se si fosse dato al dollaro il suo valore di mercato, il Tesoro americano sarebbe diventato immediatamente dieci volte più ricco. A queste condizioni qualsiasi banca governativa, o investitore privato avrebbe scambiato 350-400 dollari per un’oncia di oro, piuttosto che un dollaro con 1/35 di oncia di oro al vecchio prezzo ufficiale.

Inoltre, una volta che il gold standard, stabilito a Bretton Wood in 35 dollari per oncia, fosse stato abbandonato, perché fissarlo di nuovo a 350 dollari per oncia? Lo stesso problema si sarebbe potuto ripresentare ancora e Keynes avrebbe potuto aver ragione un’altra volta. Perché non adottare l’idea originale di Keynes sulla moneta, e farla pareggiare dalla buna fede e dalla credibilità del proprio governo, del popolo, dalle risorse nazionali e dalla capacità di produzione del proprio Paese?

Gli Stati Uniti avevano bisogno di far fluttuare la loro moneta contro tutte le altre, non di agganciarla all’oro. Le forze del mercato avrebbero posizionato il valore del dollaro per mezzo del suo tasso di cambio con tutte le altre monete. Nixon e i suoi consulenti si resero conto che gli affari mondiali avevano smesso da tempo di fare riferimento all’oro o all’argento.

Comunque, portando il dollaro fuori dalla parità aurea e consentendo al suo valore di fluttuare in relazione alle altre monete, avrebbe certamente creato un rischio di cambio per le transazioni commerciali mondiali, ma non le avrebbe comunque precluse o interrotte.

Il mondo degli affari internazionali aveva in pratica già da anni abbandonato il gold standard, considerandolo problematico e non funzionale. Inoltre, le altre nazioni occidentali non avevano né la forza economica, né tantomeno quella militare per costringere gli Stati Uniti ad onorare i suoi impegni verso il gold standard e quindi non potevano costringerli a restare nel gold standard.

Basandosi su una chiara comprensione di queste due realtà, Nixon e i suoi consiglieri stabilirono di abbandonare il gold standard e di permettere al dollaro di fluttuare in relazione alle altre monete.

Il tasso di cambio non sarebbe più stato determinato da un gold standard mantenuto artificialmente, ma piuttosto dal valore intrinseco di ogni moneta sui mercati dei cambi internazionali.

 

 

Nixon e Kennedy.

Il sistema per controllare l’offerta di domanda stabilito dall’amministrazione Kennedy divenne uno strumento essenziale per l’amministrazione Nixon. L’IMF e la Bank for International Settlements assicurarono che il dollaro avrebbe mantenuto il suo valore sui mercati internazionali e che sarebbe stato riciclato dai paesi con bilancia dei pagamenti in attivo verso l’economia mondiale. L’illusione del dollaro agganciato all’oro era finita.

 

 

Conclusioni.

La storia e lo sviluppo degli strumenti bancari, che abbiamo riportato in estrema sintesi, spiega l’uso che si è fatto degli strumenti bancari stessi come veicolo alternativo di investimento alle obbligazioni del Governo americano, e come strumento alternativo all’emissione di nuova moneta.

Allo stato di fatto, nessuno più investe risparmi nei commerci mondiali, bensì in credito, credibilità, nessuno più distingue il rischio da fenomeni naturali dal rischio di obsolescenza tecnica, dal rischio di trasporto, dal rischio di obsolescenza di mercato, etc. Solo allo stato di diritto si continua a fare distinzioni che nella realtà non si riscontrano più, così come non si riscontra più neanche il vincolo con un particolare ordinamento giuridico nazionale.

Oggi una qualsiasi operazione di produzione, di vendita, o di acquisto è “innescata” non più dalla capacità di risparmio, ma dalla capacità di credito, dalla credibilità di qualcuno che attraverso un “credito collaterale”, una “garanzia”, convince le parti della solvibilità dell’una verso l’altra.

Una garanzia o un credito collaterale può essere concesso sotto varie forme:

garanzia bancaria

fideiussione omnibus

apertura di credito

polizza assicurativa

polizza vita

garanzia personale

comfort letter

qualsiasi altra dichiarazione di volontà “credibile” dalle parti contrattuali o da terzi.

 

La gestione del rischio (nelle sue forme finanziario o assicurativo) non trova più distinzioni di fatto nel contesto economico mondiale. La distinzione trova luogo solo nel contesto giuridico nazionale, ma questo non ha più valore nel contesto mondiale.

Il “risk management” è un’attività innovativa basata principalmente sulla suddivisione del rischio stesso, legandolo ad una serie di eventi, piuttosto che ad uno solo. Serie di eventi che hanno meno probabilità statistiche di verificarsi del singolo evento.

Tutto il resto è questione di fantasia ed immaginazione nel creare strumenti credibili.

 

 

La tecnica del blocked asset.

Considerando che il commercio mondiale è oggi innescato essenzialmente da “credibilità”, questa può essere trasferita o sotto forma di lettera (lettera di credito), o sotto forma di “dichiarazione di capacità” (“Dichiaro di avere la disponibilità/capacità a compiere l’operazione”).

Questa dichiarazione viene fatta con una tecnica definita di “blocco fondi” (blocked asset).

In effetti i fondi non vengono trasferiti, ma accantonati e messi a disposizione solo di quella determinata operazione.

Nel diritto anglosassone il fondo bloccato (deposito o credito) è una disponibilità finanziaria che non è più di proprietà né del cliente, né della banca, né di un eventuale tesoriere terzo (fiduciario). Pertanto essa esce dal controllo di qualsiasi operatore, è impignorabile, è insequestrabile, è infruttifera, è vincolata “encumbered”.

Affinché una operazione di fondo bloccato sia accettabile, l’organismo che la effettua deve godere di sufficiente credibilità da parte dell’organismo che riceve la dichiarazione, giacchè l’operazione viene accettata in “piena fiducia” e scambiata via “conditional SWIFT”

Gli assets con i quali si opera possono essere sia di natura “financial” che “real”. Certamente i financial assets rappresentano una ricchezza più facilmente quantificabile e riconoscibile di quanto non lo possano essere i real assets, tant’è vero che i real assets abitualmente rappresentano un valore convenuto, piuttosto che reale. L’impiego di un block asset è meno costosa di qualsiasi altro trasferimento o impiego di capitali, e può essere compensata con una normale transazione.

La politica di generare fondi dietro la concessione di un collateral credit  è oggi, nel contesto mondiale, prassi sia delle istituzioni bancarie, sia di quelle assicurative, sia degli asset manager, sia dei fiduciary trust.

Enrico Furia

 

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