STORIA E CULTURA GRECA ANTICA

Athènes_Parthénon

La storia greca inizia con una catastrofe (crollo del mondo miceneo e del suo sistema), attraversa un arco luminoso di diversi secoli, inventando la civiltà occidentale, e termina con un’altra catastrofe (la guerra del Peloponneso tra Sparta ed Atene). Non è che prima non ci fosse nulla, e nemmeno che dopo non ci sarà più nulla: ma la fase più originale e creativa sta in questi limiti. Prima c’era la civiltà cretese, sintesi delle civiltà orientali dei grandi fiumi, Tigre Eufrate Nilo; dopo ci sarà la sontuosa civiltà ellenistica, che media tra il mondo classico e noi.
Diversi sono i “doni”, che i greci hanno fatto alla civiltà occidentale, doni tanto vitali, che sono in atto anche ai nostri tempi, e senza i quali molto di ciò che oggi caratterizza i nostri tempi non ci sarebbe stato e non ci sarebbe. Non solo, ma tendono a diffondersi ulteriormente. LA DEMOCRAZIA, cioè il potere alla maggioranza, è un’invenzione del tutto originale della Grecia, dal nome fino ai suoi principi costitutivi. La legge, la norma non è più il prodotto di una gentile concessione del dio (come era stato anche in Grecia fino al miceneo, 1200 a.C. circa, ed era così ancora nel mondo che circondava la Grecia), che si manifesta attraverso gli atti di un monarca, dio anche lui o discendente o prediletto del dio, ma la norma è l’esito di un confronto e di un dibattito TRA UGUALI, all’inizio (epoca arcaica, 900-500 a.C. circa) limitatamente ad un gruppo ristretto di migliori (àristoi, quindi aristocrazia), e poi esteso alla massa (demos, quindi democrazia): possibilità e diritto uguali per tutti di dire tutto e di parlare di tutto, e poi diritto di elettorato attivo e passivo (ma sono esclusi schiavi e donne). La realtà della democrazia nella Storia oscilla tra l’ideale platonico (“la chiamano democrazia, ma è un’aristocrazia – di mente e di animo – con l’approvazione delle masse”), e la gestione dei demagoghi, primo dei quali e superiore a tutti Pericle, pronti ad orientare le decisioni dell’assemblea (organo supremo) verso decisioni a loro utili, con l’uso spregiudicato dei mezzi di formazione delle opinioni, oratoria giornali TV…….
LA SCRITTURA ALFABETICA. Non l’hanno inventata loro, ma i fenici. I greci hanno avuto una particolare capacità di appropriarsi di prodotti culturali altrui, rielaborarli in modo del tutto originali, e poi trasmetterli all’umanità. L’alfabeto greco, ripreso da etruschi e romani, oggi tende alla diffusione universale, perché è lo strumento fondamentale dell’inglese e di internet. Strumento semplice (lo si impara a cinque anni), estremamente duttile e di facile uso. La democrazia lo richiedeva: la partecipazione aveva bisogno vitale della conoscenza, la quale per lungo tempo si è trasmessa per via orale quanto ai prodotti letterari, ma poi aveva bisogno dello scritto quanto a decreti, leggi, proclami, insomma il diritto. Verba volant scripta manent. Non solo la scrittura alfabetica presero dagli altri, ma una gran quantità di altri prodotti culturali e materiali: in tal senso la democrazia si rivelò un formidabile moltiplicatore di effetti. Infatti la possibilità per TUTTI di partecipare a TUTTO moltiplicò le probabilità di sviluppi successivi, dato che in teoria ogni singolo individuo era nel diritto e nella possibilità di elaborare e proporre la propria soluzione, e non un numero ristretto di teste: più cresce il numero dei pensatori, più la soluzione eccellente è possibile.
Anche la MONETA i greci la copiarono, esattamente dai lidi, e, passando per l’attività dei cambiavalute e degli usurai (banche), ha dato luogo a quella merce particolare – la moneta e la sua economia – che noi chiamiamo finanza, e che tanto bene sta facendo alla nostra vita.
Dagli egizi impararono la STATUARIA e la PITTURA, ma poi le hanno sviluppate in modo del tutto originale, dando luogo ad una interminabile stagione di primato artistico dei greci, e ad un’idea dell’arte figurativa, trasmessa all’Europa ed al mondo mediante i romani, con un rapporto di discendenza diretta fino ai giorni nostri.
Del tutto greca è l’invenzione della FILOSOFIA, come attività di ricerca della verità mediante la logica e la razionalità. Quasi mai si negano le verità rivelate e religiose, ma anche queste sono interpretate alla luce di una analisi logica e razionale. Un nome tra i tanti e su tutti, Platone, straordinario pensatore ineguagliato anche ai giorni nostri, nonché straordinario poeta. La sete di sapere, che produce la filosofia, porta anche all’avvio di un inimmaginabile processo di sviluppo delle scienze fisiche mediche e matematiche.
Fondamentale è poi il contributo dei greci nella storia del teatro, e non si va lontano dal vero, quando si dice che è una loro invenzione. Non che in altre culture mancasse, perché il recitare è per così dire una caratteristica del genere umano, ma la struttura e la maniera greca hanno caratterizzato non solo l’antichità, ma poi sono state un inevitabile riferimento per tutto il teatro occidentale, o per uniformarsi o per differenziarsi, ma sempre con il teatro greco ci si è dovuti misurare. Senza tralasciare alcune opere teatrali, ancora oggi trascinanti, come l’Edipo re o l’Antigone ed anche l’Elettra di Sofocle, o la Medea di Euripide, o la trilogia dell’Orestea di Eschilo, o le Nuvole di Aristofane.
Si può qui non fare cenno ai grandi autori di LETTERATURA? Il primo, il più decisivo fra tutti, Omero, ha informato di sé l’intera cultura greca, come dire occidentale. Il poeta è l’inventore del cinema: sa trovare le parole giuste, affinché le immagini create dalla sua mente attraversino l’etere, colpiscano l’udito degli ascoltatori, e si ricompongano nella loro mente, le medesime che erano nella testa del poeta. Sono personaggi, atti, gesta pensati dal poeta, trasmessi con il tramite delle parole, e riformatisi nella mente dell’uditore, il quale, stando seduto in un qualche luogo, si abbandona alla narrazione del cantore, lascia il corpo là dov’è, ma con la mente naviga nello spazio e nel tempo, per poi tornare alla fine del racconto, felice per l’esperienza spirituale vissuta.al medesimo obiettivo mirava l’inventore della STORIOGRAFIA, Erodoto, con la sua monumentale ricerca di storia usi costumi e cultura del mondo esterno ai greci, Italia compresa. Un’opera godibilissima, per la gran massa di notizie e curiosità, che mi permetto di suggerire come lettura sotto l’ombrellone.
Poi è arrivato Pericle, uomo di grande spessore, ma affossatore della democrazia, incarnazione sublime dell’Uomo della Provvidenza, che tanto affascina, illude e delude le masse, che poi avranno tempo per leccarsi le ferite. L’uomo della provvidenza, come lo si vagheggia, quello che – chissà perché ? – si dedicherà al bene della Nazione non c’è mai stato: è saggio rimboccarsi le maniche, e dare ognuno il proprio contributo, e non comportarsi da “idioti”, come la lingua greca chiama coloro che si astengono dalla partecipazione politica, consegnando se stessi la propria vita e quella dei figli al ciarlatano ed al piazzista di turno. Se non finisce in tragedia (come è stato per noi con la guerra) è già un miracolo.
Le nostre radici sono là, in quel mondo greco uscito rinnovato e vitale dalla catastrofe del mondo miceneo (terremoti? Siccità? Invasioni?), ed artefice di una cultura di cui siamo impregnati anche noi moderni, e spesso non ce ne rendiamo conto. Fa male all’anima, quello che stanno combinando gli esaltati assassini e sanguinari dell’ISIS, con la demolizione delle tracce archeologiche ed artistiche del mondo antico, quelle statue profanate con il tritolo ed il martello pneumatico, quelle colonne abbattute. Loro, i nuovi barbari, hanno capito o solo intuito l’importanza di quelle testimonianze storiche, e le vogliono abolire. Spetta a noi differenziarci da loro, recuperare le radici della nostra Storia, irrobustirle, dare loro nuova vita e visibilità, ed andare cauti con la frenesie del “cambiamento”. Si dà infatti un’equazione priva di logica, secondo cui il cambiamento è costituzionalmente positivo. Signori miei! E se si cambia in peggio, è proprio il caso di cambiare?

 

di Fulvio Marino

Fulvio Marino

“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” 

Fulvio Marino

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Fulvio Marino
Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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1 Comment

  1. Gran bel lavoro, caro Fulvio. Persdonalmente ritengo che il sistema ellenistico, come un qualsiasi sistema tecnico, col tempo si sia corrotto e sia degenerato. Del resto, Catone aveva il sacro terrore di imprtare a Roma la civilta’ greca, perfhe’ si rendeva conto che quella raffinata cultura avrebbe corrotto quella romana che non era a bituata a viaggiare cosi’ ad alti livelli. In effetti, cosi’ fu, ed anche il sistema sociale romano implode e nell’urbe i Romani che rimangono (pochissimi) sono schiavizzati dai barbari che sanno ancora esprimersi con spirito di sacrificio.

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