Home STORIA Soprannomi: La loro nascita, il loro perchè

Soprannomi: La loro nascita, il loro perchè

Un soprannome è come un diamante… lo è per sempre. Il soprannome non è cosa di origine moderna, nemmanco antica, i nomignoli hanno genesi millenaria. Questa consuetudine non risparmia nessuno, nè il povero, nè il ricco, tantomeno il regnante di turno o il personaggio famoso. Alcuni esempi? Partiamo da lontanissimo, da due millenni fa… probabilmente se dico il nome di Gaio Giulio Cesare Germanico non dirà niente a nessuno, ma se dico Caligola la cosa cambia.

L’imperatore romano rimase noto alla storia come un sovrano eccentrico e stravagante, ma il suo nomignolo risale a quand’era un bambino e viveva insieme al padre negli accampamenti dei soldati indossando le alte e robuste calzature dei militari dette “caligae“, proprio per questo motivo le truppe chiamarono bonariamente il bambino Caligola, cioè “piccola scarpa”. Risalendo nel tempo, che dire di Riccardo d’Inghilterra? La sua folta capigliatura rossa e il suo coraggio gli varranno il soprannome di Riccardo Cuor di Leone. Anche in tempi moderni, per citare altri casi, i soprannomi attribuiti ai potenti abbondarono: “Wustenfuchs” ovverosia “la Volpe del Deserto” non era altro che Erwin Rommel, feldmaresciallo tedesco, divenuto noto nella seconda guerra mondiale per la sua astuzia e temerarietà. In terra italica, sempre nello stesso periodo che visse Rommel, nessuno potrà dimenticare “Sciaboletta”, alias Vittorio Emanuele III re d’Italia, così detto per la sua bassa statura (un metro e 53 centimetri), per la quale si rese necessario forgiare una sciabola particolarmente corta, che evitasse di strisciare in terra. Restringendo il campo, o meglio il territorio, si arriva nella nostra Toscana, patria dei soprannomi, e per rimanere nell’ambito delle personalità importanti ecco che svetta lui: Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, definito così per la sua cultura e raffinatezza.

Carlo Lorenzini detto “Il Collodi”

Anche il giornalista e scrittore Carlo Lorenzini (l’autore di  Pinocchio) aveva il suo soprannome, dovuto al suo paese di origine: Collodi. Sempre in ambito toscano e letterario pure Luigi Bertelli avrà il suo nomignolo, per tutti lui sarà “Il Vamba” (pseudonimo tratto da uno dei protagonisti del romanzo Ivanhoe), con il suo soprannome firmerà la sua opera più famosa: “Il giornalino di Gianburrasca”. Che dire della Garfagnana allora? Statistiche in questo ambito non ne esistono, ma credo che facendo un calcolo sommario, considerando quello che mi circonda, penso senza esagerare che il novanta percento della popolazione locale abbia un soprannome, anche perchè mi sono reso conto di conoscere molte persone solo per il loro soprannome e il nome… non lo ricordo. Non crediamo però che questo usanza abbia avuto un valore marginale nella nostra società, tutt’altro, un nomignolo aveva una valenza popolare notevole e non solo, ebbe la funzione di riconoscimento immediato delle persone ai tempi in cui le fotografie non c’erano. Negli archivi storici garfagnini, in documenti riguardanti proprietà di terre, di case e addirittura in processi penali viene riportato oltre che al nome e al cognome anche il soprannome come certezza assoluta d’identità.

Un soprannome sopra un atto ufficiale

La sua funzione maggiore era infatti quella di riconoscere le persone, ad esempio il soprannome serviva per distinguere i figli di due fratelli con lo stesso cognome e con lo stesso nome (dato che, come d’uso tipico garfagnino, ai figli maschi veniva attribuito il solito nome del nonno). Altre necessità pratiche erano dovute al fatto che il patrimonio dei cognomi nei nostri borghi era ristretto, buona parte delle famiglie nei paesi garfagnini portava il solito cognome, si vide quindi la naturale necessità di distinguere queste persone con un’appellativo.

Altre ragioni storiche del perchè nella nostra terra sia così diffusa l’attribuzione del soprannome la si può ricercare semplicemente nel poco numero di abitanti che ha la valle. I nostri paesi sono piccoli, comunità quasi autonome, dove ognuno conosce del prossimo l’intero “curriculum”, vizi, virtù, abitudini e hobby.

Viviamo in case di vetro, dove la vita privata ha limiti ristretti: azioni, comportamenti, modi di essere, difetti fisici, qualità morali, insomma tutto è notato e tutto ciò da occasioni infinite e le più impensate per attribuire un soprannome. Tali nomignoli nella cultura popolare garfagnina hanno radici antiche, ci sono alcuni soprannomi che addirittura vanno per diritto ereditario, da generazione in generazione, come se fosse una vera e propria scala dinastica, tanto antico può essere questo soprannome che il suo significato originario si può perdere nei meandri del tempo. Figuriamoci, talmente radicato è questo uso che non è difficile vedere nei manifesti mortuari delle nostre zone oltre al nome e al cognome anche il soprannome che ha accompagnato il defunto per tutta la sua vita terrena . Come rovescio della medaglia bisogna anche dire che esistono nomignoli talvolta crudeli, che la stessa persona a cui è rivolto nemmeno sa di avere, sono nomignoli derivanti spesso da credenze popolari, legate al fatto che una determinata persona porti sfortuna, altresì possono anche essere riferiti a gravi difetti fisici. Invece, da un punto di vista linguistico tutto ciò è accentuato dai vocaboli dialettali che portano la fantasia popolare al potere, creando fantasiosi e variopinti appellativi, talvolta comprensibili solo all’interno della comunità stessa. Alcuni casi ci dicono che “il Chioccoron”, cioè il testone può essere dato alle persone per due motivi, o perchè tale persona ha la testa grossa o perchè sempre questa persona risulta che abbia un po’ di difficoltà nel comprendere. Esiste anche “l’Acciarin”, riferito ad individuo che si arrabbia facilmente, infatti l’acciarino è quello strumento che provoca un’accensione tramite scintilla. O sennò c’è anche “il Mestaina”, questo soprannome può essere dato ad una persona pia, che ad ogni immagine sacra che trova per la strada si ferma a pregare. Che dire poi dell'”Affuffigna”? Nomignolo dato a quelle persone “maneggione” e trafficone. Esistono persone a cui viene attribuito un soprannome perfino per i prevalenti stati d’animo che hanno: “il Logora”, uno che se la prende troppo per le cose, “il Loffaro” persona particolarmente indolente, “lo Sconturba”, un individuo sempre turbato, “Lo Stragina”, persona sempre stanca, che struscia (straginare) i piedi in terra, “Lo Sciagatton”, persona pigra e disordinata. Altri soprannomi vengono attribuiti alle diverse parti del corpo: “Il Culon”, “Il Nappa” (naso grande), “Il Bazza” (mento pronunciato, “Il Tarpon”(piede grande), “Il Gambilon”(gambe lunghe).

Un libro sui soprannomi gallicanesi dell’amico Daniele Saisi

A ognuno quindi il suo soprannome e a conforto di quanti, leggendo il proprio soprannome dovessero sdegnarsi, premetto una considerazione. I soprannomi sono sempre esistiti presso tutti i popoli. In tempi antichi avevano la validità del nostro cognome e quindi (se dati con rispetto), andiamone orgogliosi.

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Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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