Stanotte ho sognato di essere in una scuola, senza alunni, senza docenti, con le aule senza banchi, ma arredate – in forma apparentemente provvisoria – con strane cabine dove le persone che stavano davanti a me in fila, entravano munite di matita e schede, e ne uscivano poco dopo, talune con aria soddisfatta, altre – le più – con aria rassegnata.
       Quando è stato il mio turno, un giovane gentile mi ha porto schede e matita, e mi ha indicato la cabina in cui trovare rifugio. Sono entrato, ho visto i simboli sulle schede e ho identificato i tre più importanti: “Mafia”, “Camorra”, “Sacra Corona Unita”. Temendo che lasciare scheda bianca potesse essere utilizzato – come accade più spesso di quanto si pensi – per esprimere un comodo voto al posto mio, ho apposto una crocetta su un partito minore, che mi ricordava il nome di un grandissimo poeta statunitense.
       Poi mi sono svegliato, direi bruscamente, e mi sono accorto che quell’ampia libertà di scelta, per la quale avevo preferito non optare, era non un sogno, ma un incubo. Rinfrancato e contento di vivere in un Paese libero e non condizionato da alcuna forma di criminalità organizzata, ho acceso la televisione per guardare i primi telegiornali del mattino e ho ascoltato quasi solo le richieste del pubblico ministero per gli imputati nel processo riguardante la trattativa “Stato – Mafia”.
       “Ma allora è vero… Allonsanfan!!!”…
 
 

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