Il tutto il mondo il primo giorno di maggio è la Festa dei Lavoratori, una ricorrenza celebrata per ricordare le lotte per i diritti dei lavoratori.

Peccato che di motivi per far festa, oggi, ce ne siano davvero pochi. In molti paesi del mondo lo sfruttamento minorile è più che un problema: è la regola. E le condizioni di sicurezza per i lavoratori non sembrano aver fatto i passi avanti che sarebbe normale aspettarsi.

La prova è quello che è successo solo pochi giorni fa in Indonesia dove solo pochi giorni fa, durante lo spoglio delle urne per le elezioni del 17 aprile, almeno 296 lavoratori hanno perso la vita a causa dell’enorme mole di lavoro e alle condizioni ambientali (altri 2.151 sono finiti in ospedale per aver lavorato negli oltre 800mila seggi). A riconoscere le responsabilità dello Stato la stessa Commissione elettorale che ha annunciato che le famiglie dei lavoratori morti saranno rimborsate un anno al salario minimo (secondo il Nikkei Asian Review): 36milioni di rupie, poco piu’ di 2.200 euro, per aver dato letteralmente la vita per un lavoro occasionale e sottopagato (il compenso forfettario era di 35 dollari – 31 euro al mese, molto al di sotto della soglia prevista dalle Nazioni Unite per la definizione di povertà estrema).

Questi lavoratori, sfruttati in condizioni inimmaginabili per pochi centesimi al giorno, sono morti “per” e “a causa” del lavoro. Ma di loro nelle piazze d’Italia e nei discorsi dei leader mondiali o dei capi dei sindacati non c’è traccia.

Non sorprende dato che nessuno ha pensato di dover parlare nemmeno dei lavoratori morti in Italia. Eppure anche nel Bel Paese, legati tutti da una bramosia di produrre di più a costi sempre più bassi, son stati molti i lavoratori che hanno perso la vita sul lavoro. A dirlo è l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del lavoro: nel 2018, i lavoratori che hanno perso la vita per il lavoro sono stati 1.133 (786 sul posto di lavoro). La memoria corre veloce a ciò che avviene a Taranto dove si registra il maggior numero di tumori a causa di motivi di lavoro. Non sorprende che, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona), tra i lavoratori impiegati nello stabilimento ex Ilva , i casi di cancro siano il 500% in più rispetto alla media della popolazione della città, non impiegata nello stabilimento. In Puglia sono “circa 5.000 i morti causati o concausati dall’esposizione all’amianto nel periodo 1993/2015”. Circa 220 l’anno. Ma di questo durante la “Festa dei Lavoratori” non si parla mai.

Se il numero dei morti è spaventoso quello degli infortuni non letali lascia a bocca aperta: nel 2018, gli incidenti sul lavoro sono stati circa 641mila, più di 1.700 al giorno!

Anche di loro sembra nesssuno voglia dire nulla.

Eppure – altro motivo per i sindacati per parlarne – la situazione è in netto peggioramento rispetto all’anno precedente (sono 5.828 in più le denunce di infortuni e i decessi sono aumentati di oltre il 10%). Invece, tutto tace. Anche i più coraggiosi paladini dei diritti dei lavoratori sembra abbiano preferito guardare altrove.

E lo stesso i politici. Anche quelli locali. Anche loro avrebbero molto da dire: la distriuzione di questi incidenti sul territorio nazionale è tutt’altro che uniforme: la maggiore l’incidenza degli infortuni sul lavoro con esito mortale, si verifica nelle regioni del Sud, “probabilmente”, dicono gli esperti, “per la scarsa attenzione alle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e per la maggiore concentrazione delle occasioni di lavoro nei settori a rischio (agricoltura e costruzioni)”.

Un silenzio assordante quello sui morti sul lavoro. In Indonesia come in Italia o in altre parti del pianeta: in Europa sembrerebbe che gli ultimi dati disponibili messi a disposizione da Eurostat, inspiegabilmente, sarebbero fermi al 2015 e (altra stranezza inspiegabile) non comprendono i numeri dell’Italia. Eppure nessuno lo ha fatto notare. Come mai? E come mai nessuno ne ha parlato in occasione della Festa dei Lavoratori? EPpure quando si parla di “Unione Europea” viene spontaneo pensare che i lavori di tutti i paesi che fanno parte di questa “unione” dovrebbero avere gli stessi diritti. Invece non è così. E nessuno lo dice.

Così come nessuno parla del numero di lavoratori morti negli Stati Uniti d’America. Nel 2017, nel paese al primo posto dei paesi più “sviluppati” sono 5.147 i morti sul lavoro e 95mila morti per cause legate al lavoro (50mila dei quali legati a malattie professionali legate a esposizone e prodotti chimici). 275 lavoratori morti al giorno! Più di quelli morti nelle missioni di pace volute dai presidenti americani che si sono succeduti negli ultimi anni. Ancora una volta il numero degli incidenti lascia a bocca aperta: l’edizione 2019 di “Death on the Job: The Toll of Neglect”, il rapporto sullo stato di sicurezza e protezione della salute per i lavoratori americanipresentato per il 28esimo anno dall’AFL-CIO parla di quasi 3,5 milioni di lavoratori (in tutti i settori, tra cui governo statale e locale), che hanno riportato traumi e malattie legate al lavoro (ma gli esperti affermano che, a causa delle limitazioni dell’attuale sistema di segnalazione degli infortuni, i dati reali sarebbero sottostimati e che il loro numero effettivo sarebbe due o tre volte maggiore, ovvero tra 7,0 e 10,5 milioni di incidenti e malattie all’anno).

Eppure proprio negli USA, la Legge sulla Sicurezza Sul Lavoro ha oltre 50 anni (1970), una legge che prometteerva ai lavoratori di questo paese il diritto a un lavoro “sicuro”.

La verità è che, ancora oggi, in barba alle promesse dei politici di turno, alle dichiarazioni dei sindacati e ai festeggiamenti per il primo maggio, sono quasi tre milioni i lavoratori che ogni anno perdono la vita (gli incidenti sono almeno 374milioni). E (e questa è la cosa più grave), come hanno confermato gli esperti dell’Ilo, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, quasi tutti questi infortuni sarebbero evitabili. Azzerare o almeno ridurre sensibilmente il loro numero sarebbe un motivo valido per festeggiare il primo maggio, sarebbe questa la vera Festa dei Lavoratori. Fino a quando, invece, dei lavoratori moriranno di fatica per 35 dollari al mese o di tumore per non aver rinunciato al lavoro nell’unica grande azienda della zona, ci sarà ben poco da festeggiare.

C.Alessandro Mauceri

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.