Sanders sfida l’übercapitalismo insieme alla classe lavoratrice statunitense

Da poche settimane è stato pubblicato il libro dell’82enne senatore indipendente statunitense Bernie Sanders, Sfidare il capitalismo (Fazi Editore, Roma 2024), che negli Stati Uniti era uscito nel marzo del 2023 con il titolo It’s OK to be angry about capitalism (“Va bene essere arrabbiati per il capitalismo”). L’edizione italiana ha una breve introduzione di Fausto Bertinotti che ritiene che il libro possa costituire “un colpo di frusta”, “un invito a riflettere su una diversa [rispetto alla sinistra marxista europea], possibile ripartenza” nell’affrontare il capitalismo come problema. Bertinotti sottolinea come per Sanders “la lotta di classe, e in essa il conflitto di lavoro, sono il tema centrale di una politica che si voglia di sinistra” (pag. XIV) e che voglia superare il proprio senso di impotenza e ricominciare da capo a lottare per dei cambiamenti trasformativi. “Per ricominciare da capo ora bisogna ricominciare dal basso e da un agire critico collettivo, ricominciare dal conflitto di classe” (pag. XVIII) e da una politica costruita su queste basi che vuole evitare la catastrofe globale (militare e ambientale) verso cui l’attuale capitalismo ci sta portando.

Il libro ha una introduzione, intitolata appunto “Il problema è il capitalismo” e dieci capitoli che, oltre a ripercorrere le evoluzioni delle due candidature presidenziali di Sanders nel 2016 e 2020, durante le quali ha messo in moto un movimento di base working class, multirazziale e multigenerazionale di portata nazionale. L’ultimo capitolo ha un titolo programmatico: “Questa è una guerra di classe. È ora di reagire! Smettere di avere paura di contestare il capitalismo e chiedere cambiamenti radicali a un sistema corrotto e truccato”. Il libro offre un’analisi e una narrazione molto articolata su tre principali questioni:

  1. cosa sia quello che Sanders chiama l’übercapitalismo statunitense, “un capitalismo senza freni”, con tutte le sue terrificanti imposizioni, contraddizioni e ingiustizie;

  2. gli obiettivi radicali e trasformativi che secondo Sanders una “vera democrazia” e una “vera politica” che scelgano di stare dalla parte della classe lavoratrice e non dei ricchi e delle grandi corporations dovrebbero porsi per riformare il capitalismo;

  3. gli strumenti politici che una “vera politica” dovrebbe utilizzare per cambiare lo stato delle cose presente.

Di seguito proviamo ad analizzare lo sviluppo del ragionamento di Sanders su questi tre punti chiave.

Le caratteristiche dell’übercapitalismo statunitense

Quello che Sanders preferisce chiamare “übercapitalismo” è un sistema economico-politico completamente slegato dalla moralità e dalla decenza, un sistema “distruttivo” che sembra essere stato perfettamente progettato per arricchire pochissimi rendendo la vita miserabile per quasi tutti gli altri. Un sistema che non funziona, tranne che per i super-ricchi, che Sanders etichetta come oligarchi (l’1% più ricco della popolazione).

Attenzione, Sanders non è anticapitalista1, anche se si autodefinisce “un socialista democratico” (pag. 24)2, e come vedremo auspica e ritiene che sia possibile arrivare democraticamente (“dal basso”) ad una riforma del capitalismo americano, attraverso una riedizione attualizzata del New Deal creato da Franklin Delano Roosevelt (FDR) tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Il pensiero di FDR rappresenta la vera ispirazione di tutto il ragionamento di Sanders, in particolare l’intuizione di FDR secondo cui “la vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica e indipendenza”. Sanders si interroga su quanto possa essere “libera” una persona che vive di stipendio in stipendio, lavorando fino allo sfinimento solo per sopravvivere e mantenere il proprio debito? Quanto è “libero” qualcuno che vive con una condizione di salute debilitante perché non può permettersi i farmaci o l’assistenza sanitaria che potrebbero curarlo? Quanto è “libera” una persona che inizia l’età adulta appesantita da una quantità incredibile di debiti contratti solo per ottenere l’istruzione di cui ha bisogno per ottenere un lavoro? Ogni giorno milioni di americani vivono sotto uno stress incredibile, spaventati a morte che se la macchina si guasta, se il figlio si ammala, se il padrone di casa aumenta l’affitto, se divorziano o si separano, se rimangono incinta, se per qualsiasi motivo perdono il lavoro, si ritroveranno nel bel mezzo di una catastrofe finanziaria. Vivere di stipendio in stipendio non lascia alcun senso di sicurezza, nessun cuscinetto su cui ripiegare e nessun tempo di qualità da trascorrere con la propria famiglia in un ambiente rilassato.

Sanders cita anche una frase del 1967 di Martin Luther King Jr, il quale negli ultimi anni della sua vita riteneva che la battaglia per i diritti civili si fosse evoluta in “una lotta di classe”, essendosi spostato su posizioni di socialismo democratico, mettendo in discussione il capitalismo statunitense3. King sosteneva che “il capitalismo dimentica che la vita è sociale; e il regno della fratellanza non si trova né nella tesi del comunismo né nell’antitesi del capitalismo, ma in una sintesi superiore”.

Sanders sviluppa la sua analisi partendo dall’affermazione che “il sistema economico übercapitalista che ha preso piede negli Stati Uniti negli ultimi anni, mosso da un’avidità sfrenata e un disprezzo indicibile per la dignità umana, oltre che ingiusto è oscenamente immorale” (pag. 5). Dipendenti cronicamente sottopagati vengono spesso trattati come oggetti dai loro datori di lavoro, per cui si lamentano del fatto che il loro lavoro è incessante, che non hanno il controllo e, in alcuni casi, che non hanno nemmeno abbastanza tempo per usare il bagno. “I lavoratori vogliono naturalmente buoni salari, buoni benefit e buoni condizioni di lavoro. Ma […] vogliono anche qualcosa di più, qualcosa che la maggior parte di loro oggi non riceve. Vogliono dignità. Vogliono rispetto. Vogliono poter dire la loro nel processo decisionale. Sono esseri umani e vogliono essere trattati come tali” (pag. 220).

Pertanto, prima di tutto occorre “comprendere le forze potenti che oggi ci soggiogano”. Sinteticamente, proviamo a fare un elenco delle caratteristiche salienti descritte da Sanders di questo osceno sistema übercapitalista che pervade gli Stati Uniti:

  • c’è una enorme disparità di reddito e di ricchezza, con i primi tre miliardari – Jeff Bezos, Bill Gates4 e Warren Buffett – che possiedono più ricchezza della metà inferiore della società, ovvero 165 milioni di persone; l’1% che sta più in alto è più ricco del 92% che sta più in basso e gli amministratori delegati delle maggiori società per azioni guadagnano 400 volte la retribuzione media dei loro dipendenti5. Sanders ritiene che l’economia americana sia “truccata” e che produca “una concentrazione della proprietà e una manipolazione dei prezzi mai viste prima” (pag. 18). Sanders sostiene che “i miliardari non dovrebbero esistere”, ma “332.403 americani [lo 0,01%] possiedono più degli altri 332.071.247” (pag. 139). Tutti i settori economici chiave – servizi finanziari, energia, cibo, trasporti – sono dominati da una manciata di mega società che controllano ciò che viene prodotto e quanto i consumatori lo pagano. Tre sole società di Wall Street – BlackRock, Vanguard e State Street – controllano asset per oltre 20 mila miliardi di dollari (l’equivalente del PIL USA) e sono tra i maggiori azionisti di quasi tutte le più importanti corporation del paese, compresi i più grandi istituti finanziari e le principali aziende dei media, dei trasporti, dell’agricoltura e dell’industria manifatturiera (in oltre il 96% delle società dell’indice S&P 500). Grandi società come Delta Airlines, Chevron, Netflix e Amazon, non solo abitualmente non pagano un centesimo di imposte federali sul reddito, ma ottengono milionari rimborsi fiscali dallo Stato federale (pag. 162);

  • c’è un dominio pressoché assoluto sul sistema politico-istituzionale democratico da parte di poche decine di miliardari che “spendono decine di miliardi di dollari in contributi elettorali per sostenere ambedue i maggiori partiti [Democratico e Repubblicano], per comprare politici che eseguiranno i loro ordini”, un sistema di “corruzione legalizzata6; inoltre, questi stessi soggetti riversano altri miliardi in società di lobbying per influenzare le decisioni amministrative a livello federale, statale e locale. “Ecco perché negli ultimi cinquant’anni abbiamo continuamente assistito a politiche pubbliche che avvantaggiano gli ultraricchi a scapito di tutti gli altri” (pagg. 6-7). In particolare, nota Sanders, il Partito Repubblicano è quello “che concede agevolazioni fiscali ai miliardari mentre si adopera per tagliare la previdenza sociale, il Medicare e il Medicaid. È un partito che ignora i cambiamenti climatici. Rappresenta gli interessi dei ricchi e dei potenti, mentre volta le spalle alle famiglie di lavoratori in difficoltà. Forse a causa di posizioni così impopolari, i suoi rappresentanti sentono il bisogno di spendere una quantità smisurata di tempo cospirando per rendere più difficile la partecipazione al voto” (pagg. 121-122), attraverso la pratica del gerrymandering;

  • lo stesso ristretto gruppo di oligarchi controlla tutti i diversi tipi di media – dai giornali alle reti radio-televisive nazionali e locali, alle piattaforme digitali dei social media. Oggi, negli Stati Uniti circa il 90% di tutti i media è controllato da otto grandi gruppi – Comcast, Disney, Warner Bros. Discovery, Netflix, CBS, Facebook, Fox News e Hearst – come esito di un continuo processo di fusioni e acquisizioni multimiliardarie. Poi, c’è una manciata di miliardari – Jeff Bezos, Jon Henry, Patrick Soon-Shiong, Michael Bloomberg e pochi altri – che controllano direttamente media molto influenti come il Washington Post e il Los Angeles Times, che sono, insieme al New York Times, i principali veicolatori della prospettiva dell’establishment sui media americani. “Ecco perché, nonostante le molte migliaia di reti TV, stazioni radio e siti web di cui sono proprietari, c’è uno scarsissimo dibattito pubblico sul potere dell’America delle grandi aziende e su come gli oligarchi esercitano quel potere per proteggere i propri interessi a scapito delle famiglie di lavoratori” (pag. 7). I media commerciali si concentrano il più delle volte sul gossip, le banalità e i personaggi famosi, mentre “i problemi che interessano di più gli americani – un sistema sanitario disfunzionale, i salari bassi, la povertà, la deindustrializzazione, l’abbandono delle comunità operaie e la crescente disuguaglianza – vengono ignorati, o affrontati solo controvoglia se proprio non possono essere evitati” (pag. 322);

  • un sistema economico che alla classe lavoratrice offre bassi salari e sistemi sanitari e pensionistici inadeguati frutto di circa 50 anni di stagnazione dei salari, mentre il tasso di sindacalizzazione rimane ai minimi termini dopo decenni di accesa attività antisindacale legale ed illegale portata avanti dalle aziende7. Il 60% dei cittadini vive di busta paga in busta paga. Una condizione di stagnazione e regressione che ha prodotto il “lavoro povero”, i gig workers e il blocco dell’ascensore sociale, per cui le giovani generazioni hanno un tenore di vita più basso dei genitori;

  • un budget militare ufficiale di oltre 870 miliardi di dollari nel 20248, più alto dei dieci paesi che seguono messi assieme e che alimenta il military-industrial complex e l’iperimperialismo statunitense ed occidentale. Sanders non connette il gigantesco budget militare USA con il fatto che il benessere dei lavoratori americani, finché è esistito, è stato reso possibile proprio dal dominio politico-militare che ha consentito l’estrattivismo nei paesi del Terzo Mondo, quello che oggi chiamiamo Sud globale. Questo è un tema di cui Sanders non parla nel su libro, sostenendo solo che “dovremmo guidare il mondo negli sforzi di cooperazione diplomatica e internazionale, soprattutto in tema di prevenzione delle guerre e di lotta contro i cambiamenti climatici” (pag. 135), oppure che “guerre e spese esagerate per la difesa non sono una buona cosa” (pag. 136) e che “potremmo tagliare le spese militari di decine di miliardi di dollari l’anno e usare questi fondi per investire nei bisogni sociali del nostro paese, compresa un’economia di piena occupazione” (pag. 233);

  • un sistema sanitario costoso, inaccessibile, burocratico (con moduli da riempire) ed inefficiente per l’americano medio, caratterizzato dall’alto costo dei farmaci prescritti dai medici (ad esempio, l’alto prezzo dell’insulina in confronto al Canada, dove esiste un sistema sanitario universale pubblico) e dal fatto che circa 85 milioni di americani sono privi di assicurazione sanitaria o sottoassicurati, e ogni anno 60mila muoiono perché non ricevono le cure mediche di cui avrebbero bisogno (pagg. 171-172). L’assicurazione sanitaria è legata all’impiego e dipende dal livello lavorativo della persona, dalla generosità del datore di lavoro e dall’essere rappresentato o meno da un sindacato (per questo ci sono centinaia di piani differenti, ognuno con differenti gradi di copertura). Se si perde il lavoro si perde anche l’assicurazione sanitaria. Le case farmaceutiche (giganti come Pfizer, Johnson & Johnson e Abb Vie) e le assicurazioni sanitarie private mirano a “fare quanti più soldi possibili per i loro azionisti e per sé stessi” (pag. 171)9, e sono tra i maggiori finanziatori delle campagne elettorali di entrambi i partiti. La spesa pro capite per la sanità è quasi il doppio che in ogni altro paese, superando i 12.530 dollari l’anno per ogni cittadino, per un totale astronomico di 4mila miliardi, circa il 20% del PIL10. Ci sono intere aree rurali del paese che sono sprovviste di medici ed ospedali. Mancano i medici di base e i pronto soccorso sono presi d’assalto. Riguardo alle implicazioni finanziarie per le persone, si ha che “circa la metà di tutte le bancarotte individuali – 500mila all’anno – è legata a spese sanitarie non pagate” (pag. 177);

  • un sistema educativo – dagli asili nido all’istruzione superiore – che di fatto non è accessibile a tutti e gli USA sono dietro a molti paesi riguardo ai rendimenti scolastici degli studenti. Milioni di giovani laureati faticano a pagare i debiti studenteschi;

  • la non esigibilità del diritto ad avere una casa, considerati l’alto costo degli alloggi e gli oltre 600mila senzatetto; oltre 18 milioni di americani spendono per l’alloggio metà del loro reddito;

  • un sistema della giustizia penale la cui funzione primaria è “sbattere in prigione i poveri, i membri di minoranze razziali ed etniche, i tossicodipendenti e i malati mentali”, “mentre gli übercapitalisti operano nella piena impunità” (pag. 154);

  • gli Stati Uniti hanno il più alto tasso di povertà infantile di quasi tutti i maggiori paesi del pianeta, in maniera sproporzionata tra le famiglie nere e di colore; milioni di bambini patiscono l’insicurezza alimentare; il sistema di assistenza all’infanzia è considerato costoso e disfunzionale; i tassi di mortalità infantile e materna sono estremamente alti e per le minoranze equivalgono a quelli dei paesi poveri del Sud del mondo; non ci sono i congedi retribuiti per motivi familiari e di salute;

  • c’è un razzismo sistemico contro i neri, gli ispanici, gli asiatici e altre minoranze che non hanno la pelle bianca che si esplica nelle brutali interazioni con la polizia, nei modelli abitativi, nel lavoro, nella ricchezza e in tutta una serie di altre dimensioni della vita sociale, economica e politica. Almeno 26 milioni di persone hanno partecipato alle più grandi manifestazioni di protesta della storia degli Stati Uniti dopo l’assassinio di George Floyd a fine maggio 2020, mobilitati dal movimento Black Lives Matters;

  • milioni di anziani non hanno le risorse per riscaldare la casa d’inverno o per comprare i farmaci prescritti dai medici. Il 40% dei lavoratori anziani va in pensione senza aver messo da parte alcun risparmio e il 10% di tutti gli anziani vive in povertà.

Date queste caratteristiche del capitalismo e del sistema politico americano, decine di milioni di americani nutrono una rabbia profonda verso l’establishment politico, economico e dei media. “Guardano Washington e i grandi media e vedono ripulsa e disprezzo nei loro confronti. Vedono un governo che ne ignora i bisogni, ma anche politici interessati solo a presenziare a eventi di raccolta fondi con i ricchi e che non hanno nessuna idea di come viva la grande maggioranza della gente. L’assurdità dell’attuale situazione è che Trump – un ciarlatano, un pilastro dell’establishment, un miliardario e un imprenditore ostile agli interessi dei lavoratori – è stato capace di riempire quel vuoto politico e sfruttare quella rabbia. Donald Trump, ‘campione della classe operaia’. Roba da far cadere le braccia!”(pagg. 13-14).

Secondo Sanders, la realtà politica di questa fase storica non è soltanto il bisogno di combattere per una società più democratica, giusta e umana, ma è anche il bisogno di contrastare le forze reazionarie e neofasciste che stanno minando la democrazia, “spingendoci verso l’autoritarismo e la violenza, mentre se la prendono con le minoranze e cercano di dividerci sulla base della razza, del genere, dell’orientamento sessuale e dell’appartenenza etnica” (pag. 10). Per Sanders, Trump rappresenta un pericolo particolarmente insidioso perché ha un seguito nelle aree rurali ed economicamente depresse a maggioranza bianca, in particolare tra la classe lavoratrice in condizioni di difficoltà economica. Sanders non è d’accordo con coloro (come Hilary Clinton) che sostengono che tutti i sostenitori di Trump sono razzisti, sessisti, omofobi e xenofobi, che si tratta di gente “deplorevole”. “Penso che la risposta più corretta del perché Trump abbia conquistato il sostegno della classe lavoratrice risieda nelle difficoltà, nella disperazione e nell’alienazione politica che milioni di lavoratori vivono oggi sulla loro pelle e nel fatto che il Partito Democratico li ha abbandonati, preferendo coltivare l’appoggio dei ricchi finanziatori elettorali e della ‘bella gente’” (pag. 12). Sono americani che, mentre i ricchi diventavano sempre più ricchi, durante le amministrazioni di presidenti democratici come Bill Clinton e Barack Obama, hanno visto ristagnare i salari reali e trasferire in Cina e in Messico il loro buon lavoro tutelato dai sindacati11. Non possono permettersi l’assistenza sanitaria né l’asilo per i bambini, non possono mandare i figli al college e hanno il terrore di ricevere una pensione inadeguata. A causa di quelle che i medici chiamano “malattie della disperazione” (cardiopatie, diabete, asma, cancro, depressione, alcolismo, abuso di oppioidi), le loro comunità hanno anche dovuto assistere a un calo dell’aspettativa di vita del 2% (anche se i ricchi vivono molto più a lungo del resto della popolazione). Sono i “lavoratori essenziali” con bassi salari e lavori precari che durante la pandemia da CoVid 19 hanno continuato a lavorare in presenza, ammalandosi e rischiando la vita, mentre i loro dirigenti aziendali lavoravano in remoto da casa.

Trump ha sfruttato e sfrutta la rabbia e il risentimento di milioni di americani in condizioni economiche sempre più disagiate, che non avevano e non hanno “più alcuna fiducia nel governo e si sentivano [e si sentono] ignorati dall’establishment politico, ricorrendo ad appelli al razzismo, al sessismo, all’omofobia e alla xenofobia” (pag. 65). Trump dà alla gente un abbondanza di nemici e capri espiatori: gli immigrati, i neri, le persone LGBTQI+, i musulmani, gli insegnanti, le discriminazioni contro gli uomini bianchi.

Gli obiettivi radicali e trasformativi su cui puntare per riformare il capitalismo

Anche a seguito del riscontro di popolarità e di interesse per le sue posizioni politiche ottenuto nel corso delle due candidature presidenziali, soprattutto tra i giovani sotto i 40 anni bianchi, neri, ispanici, asiatici e nativi americani, Sanders sostiene che si iniziano “a vedere le crepe del sistema”. “Milioni di americani cominciano a guardare la società in cui vivono da una nuova e differente prospettiva. Stanno iniziando a pensare in grande, non in piccolo. Sollevano domande importanti e chiedono risposte che vadano oltre la politica dei piccoli passi e l’ideologia mainstream di oggi. Molti stanno trovando risposte attraverso l’organizzazione di sindacati, perché vogliono contare di più all’interno dei luoghi di lavoro, oltre a desiderare salari, benefit e condizioni di lavoro migliori” (pag. 8). Desiderano dei veri cambiamenti12.

Pertanto, Sanders ritiene che questo sia il tempo di osare e di puntare con decisione al cambiamento sistemico. Una parte rilevante del libro è dedicata alla “visione di dove vogliamo essere nel futuro”, ossia a delineare i “cambiamenti progressisti”, tanto economici quanto politici, che Sanders ritiene siano necessari per creare il tipo di società capace di rispondere ai bisogni attuali e delle generazioni future. Sanders è “fermamente convinto che nel paese più ricco nella storia del mondo, con progressi tecnologici sensazionali che aumenteranno di molto la produttività dei lavoratori [il riferimento è all’automazione e all’intelligenza artificiale], siamo finalmente nelle condizioni di porre fine all’austerità economica e realizzare il sogno umano, a lungo inseguito di garantire a tutti un tenore di vita dignitoso. Nel XXI secolo possiamo mettere fine a un’economia spietatamente competitiva in cui la maggior parte delle persone lotta per sopravvivere mentre un pugno di miliardari possiede più ricchezza di quanta ne potrà mai spendere in mille vite” (pag. 6)13. Invoca “una rivoluzione politica in cui i lavoratori si uniscano e lottino per un governo che rappresenti tutti gli americani, non solo l’1% più ricco” (pag. 19).

Il punto di partenza del programma riformista di Sanders è che “i diritti economici sono diritti umani, e la vera libertà individuale non può esistere senza questi diritti ” (pag. 17; pagg. 222-228). Abbraccia la convinzione di FDR che il governo degli Stati Uniti debba garantire i diritti economici – il diritto ad un lavoro sicuro, ben retribuito e significativo, il diritto ad un’assistenza sanitaria pubblica gratuita di qualità, il diritto a una buona istruzione, il diritto ad un alloggio decente e a prezzi accessibili, il diritto ad una pensione sicura e il diritto a vivere in un ambiente pulito – a tutti i suoi cittadini. I diritti economici sono fondamentali per raggiungere i diritti politici, come la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà, e un requisito per sostenerli. Sanders ritiene che il capitalismo vada fortemente riformato andando “verso un sistema fondato sulla compassione, la cooperazione e l’interesse comune” (pag. 137).

Così, secondo Sanders, si può avere un programma di “lavoro garantito” che assicuri salari dignitosi e che introduca una “democrazia economica” in cui i lavoratori abbiano sempre più potere decisionale nell’ambito dei lavori che svolgono, “in modo da non dovere più essere infelici rotelle dell’ingranaggio”. Si può “creare un’economia di piena occupazione in cui ogni lavoratore abbia diritto a un lavoro decente”, anche riducendo l’orario di lavoro a parità di salario (arrivando alla settimana lavorativa di 4 giorni; pagg. 272-274), come si può “rafforzare il movimento sindacale, potenziare il ruolo dei lavoratori e fare dei sindacati un vero contrappeso al potere delle aziende” (pag. 227), rimuovendo tutta la legislazione antisindacale (dal Taft-Hartley Act alle leggi di “diritto al lavoro”). Da questo punto di vista, il modello richiamato da Sanders è quello ad alta sindacalizzazione dei paesi scandinavi.

Inoltre, si possono “rimuovere le barriere alle imprese di proprietà dei lavoratori [acquisto di azioni e imprese cooperative] e accrescere la presenza di questi ultimi nei consigli di amministrazione delle società private” (secondo il modello tedesco della codeterminazione nella governance delle aziende; pagg. 276-284) e fare in modo che i cambiamenti tecnologici in atto vadano a beneficio dei lavoratori e dei cittadini e non soltanto dell’1% che è proprietario delle nuove tecnologie. Per salvaguardare e riqualificare il lavoro umano Sanders arriva a riprendere la proposta di Bill Gates di “tassare i robot” usati dalle aziende (pagg. 270-272).

Una riforma del capitalismo statunitense richiede per Sanders di “smembrare i monopoli”, potenziando i regolamenti e i procedimenti giudiziari antitrust contro giganti come Amazon, Google e Meta-Facebook. La loro posizione dominante pone una seria minaccia alla democrazia politica ed economica.

Sanders è un aperto sostenitore di un Green New Deal capace di creare milioni di posti di lavoro ben remunerati e sindacalizzati, “guidando il mondo nella lotta contro le minacce esistenziali poste dai cambiamenti climatici e nella trasformazione dei nostri sistemi energetici, con il passaggio dai combustibili fossili a fonti di energia efficienti e sostenibili” (pag. 19)14. Un programma di nuove politiche industriali con “un impegno dichiarato e deciso” di pianificazione da parte dello Stato in modo “da poterne orientare la direzione, sostenendo progetti di ricerca, investimenti e politiche che assicurino un’equa distribuzione dei benefici” (pag. 267), e anche per ricostruire le infrastrutture fatiscenti – strade, ponti, ferrovie, scuole, reti idriche e reti a banda larga.

Il cuore della “visione” di Sanders è la riforma del sistema sanitario con un programma di Medicare for All con fondi pubblici (un sistema sanitario universale pubblico che, secondo Sanders, dovrebbe essere modellato sui sistemi sanitari norvegese e canadese; pagg. 192-194) “che garantisca l’assistenza sanitaria in quanto un diritto umano, non un privilegio” (pag. 20)15. Un sistema sanitario che includa la cura dei denti, degli occhi, dell’udito, il trattamento di una malattia mentale, la fornitura di servizi a domicilio a milioni di anziani e disabili.

Un altro obiettivo chiave è quello di garantire l’apprendimento a vita tramite un’istruzione pubblica garantita per tutti i cittadini di ogni età, puntando a creare i migliori sistemi educativi del mondo, dall’asilo alle scuole di specializzazione (qui il modello esplicitamente richiamato è quello finlandese). Un’agenda educativa che metta al primo posto studenti ed insegnanti alla quale Sanders dedica l’ottavo capitolo intitolato “Formare cittadini, non robot. Insegnare ai ragazzi a pensare, non ad essere rotelle dell’ingranaggio” (pagg. 285-309). Un programma che prevede di finanziare le scuole pubbliche, pagare gli insegnanti, estendere i programmi educativi per il doposcuola e l’estate, e far mangiare i ragazzi (“fornire pasti scolastici universali”).

Sanders ritiene che una riforma della politica richieda alternative a un sistema di media a fini di lucro che svilisce ed impoverisce il dibattito pubblico in America. Per Sanders “i media commerciali minano la democrazia” (pagg. 310-346) e andrebbero sciolti i grandi monopoli. Una crisi per il giornalismo diventa una crisi per la democrazia con la chiusura sistematica di giornali ed emittenti radiofoniche locali che non riescono più ad avere utili decenti. I residenti della Middle America non ricevono informazioni e notizie su ciò che avviene nelle loro comunità, nel consiglio comunale, nel comitato scolastico, nell’ufficio del sindaco. Intere comunità di tutto il paese sono state abbandonate a sé stesse, riflettendo la crescente polarizzazione tra aree ricche e/o in crescita e aree povere e/o in declino, perché si è creato un “grande deserto informativo”, con un accesso limitatissimo alle news locali, in cui vive più di un quinto dei cittadini del paese (pagg. 334-338). Dal 2005 il personale totale dei giornali è calato del 70% e le entrate si sono ridotte di due terzi. Dato che il mercato non è in grado di trovare una soluzione, Sanders promuove un New Deal per il giornalismo che richiede di “ripensare il modo in cui vengono sostenuti i media locali per garantire che i cittadini americani possano accedere alle informazioni di cui hanno bisogno per coltivare una democrazia vitale” (pag. 339). Propone “importanti finanziamenti pubblici per dei media multiformi e concorrenziali sia a livello nazionale che regionale e locale”, in particolare per media indipendenti e no profit (cooperative giornalistiche), per rinnovare il giornalismo a livello locale, ridando vita ai “deserti informativi”.

Questi obiettivi e altri ancora (adeguare la Costituzione al XXI secolo, abolire il Collegio Elettorale Nazionale, ripensare il Senato e la Corte Suprema), possono essere perseguiti riducendo l’enorme livello di disparità di reddito e ricchezza, “tramite un sistema di imposte progressive tale per cui i ricchi e le grandi società di capitali inizino finalmente a pagare la loro giusta quota di tasse” (pag. 20)16.

Inoltre, Sanders auspica che vengano preservati i diritti riproduttivi, garantendo che le donne abbiano la libertà di compiere le scelte migliori per la loro vita e il loro sostentamento, e si possa porre fine ad ogni forma di intolleranza.

Infine, creare “una democrazia vitale e inclusiva” che metta fine all’attuale “sistema corrotto” dei finanziamenti elettorali (invalidando la sentenza della Corte Suprema Citizens United e stabilendo un finanziamento pubblico delle elezioni) e che faciliti (anziché ostacolare) la partecipazione al processo politico dei cittadini di ogni estrazione.

Gli strumenti politici da utilizzare per imporre il cambiamento

Se il sistema economico übercapitalista descritto da Sanders è “oscenamente immorale”, questa immoralità deve essere affrontata con coraggio e decisione, senza riserve, mobilitando i cittadini. È essenzialmente partendo da un senso di rivolta morale che Sanders argomenta la necessità di instillare valori morali nella politica, di cambiare il sistema di valori della politica americana e su come raggiungere questo obiettivo. Non a caso nel libro risuonano due concetti che sono alla base del pensiero politico e della strategia di Sanders: dignità e coscienza.

La sua agenda è quella di iniettare dosi di politica “socialista” nell’ordine capitalista. Un’agenda che propone agli americani della classe lavoratrice di lottare insieme per un sistema economico-politico riformato che funzioni per tutti, e non solo per l’1%. Ritiene che l’establishment può essere sfidato attraverso una cosciente mobilitazione politica e culturale “dal basso” che rivendica la dignità e il rispetto della classe lavoratrice. Sulla base dell’esperienza delle sue campagne presidenziali del 2016 e 2020, finanziate attraverso le piccole donazioni da parte di 2,2 milioni di singoli cittadini (10 milioni di versamenti in media di 18,50 dollari, per un totale complessivo di 45 milioni nel solo mese di febbraio 2020) ritiene che ci sia la possibilità di ottenere finanziamenti per la politica al di fuori del sistema corruttore delle donazioni miliardarie dei grandi ricchi, dei Super-PAC e delle corporation. Si possono fare campagne politiche “dal basso”, con candidati fedeli al motto “non io, noi”, con piccole donazioni individuali, comizi pubblici nazionali e locali, incontri porta-a-porta nei quartieri, social media e live streaming (bypassando i media commerciali), ascoltando direttamente cittadini “pronti a parlare della loro storia e condividere le loro pene, le loro ansie e frustrazioni” (pag. 35).

Ma Sanders non pensa che il motore di questa trasformazione politica possa essere un nuovo terzo partito di orientamento socialista. Invece, guarda al Partito Democratico, il cui messaggio negli ultimi anni Sanders ritiene sia stato: “Noi non siamo un granché, ma i repubblicani sono peggio. Perciò votateci. Siamo il male minore” (pag. 390). Ciò nonostante, e nonostante il quadro corrotto del partito fatto da lui stesso, Sanders ritiene che valga la pena e che si possa prenderne il controllo e trasformarlo dall’interno da una macchina elettorale dominata dai ricchi finanziatori delle sue campagne e dagli interessi delle grandi aziende in un movimento della classe lavoratrice, multirazziale, multietnico, parimenti urbano e rurale. Più volte Sanders afferma di essere convinto che il futuro del paese e del Partito Democratico è con le “nostre idee” (pag. 52)17.

Il partito dovrebbe reclutare “migliaia di organizzatori a tempo pieno che lavorino in ogni Stato del paese” e creando “centri operativi di zona attivi tutto l’anno, in contatto con i gruppi di base e i sindacati locali” (pag. 387)18. Il Democratic National Committe deve essere trasformato da apparato di raccolta fondi dominato dagli interessi aziendali a fonte di sostegno per l’attivismo di base e le battaglie della classe lavoratrice (pag. 388).

Sanders sostiene che le sue idee e il suo movimento di base sono “diventati il futuro del Partito Democratico” (pag. 25). Attualmente, questo partito vede la presenza di un gruppo di 4 deputate della cosiddetta The Squad – Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, RashidaTlaib e Ayanna Presley, elette per la prima volta nel 2018 – che condividono larga parte del pensiero politico di Sanders. Il gruppo della sinistra progressista socialista democratica all’interno del partito si è ampliato con le elezioni del 2020 e in quelle di medio termine del 2022 e oggi comprende anche i deputati Cori Bush, Mondaire Jones, Summer Lee, Greg Cesar e il senatore John Fetterman. Con questi e altri alleati, Sander si pone l’obiettivo di “stare dalla parte dei lavoratori”, di “educare gli appartenenti alla working class alle realtà del sistema economico e politico in cui vivono e si dibattono” (pag. 78), nello spirito di Eugene Victor Debs, leader sindacale dei ferrovieri che fu il grande organizzatore del Partito Socialista d’America, nonché candidato presidenziale che ricevette milioni di voti nei primi decenni del XX secolo, il cui programma influenzò significativamente il New Deal di FDR e che dichiarò che “i frutti del lavoro devono essere goduti dalla classe lavoratrice19.

Il senatore Sanders è certamente un politico con una visione utopica trasformativa, ma anche un politico realista di lungo corso20 che in condizioni difficili si è dimostrato disponibile a contrattare un compromesso con l’establishment democratico. In entrambe le sue candidature presidenziali, l’establishment democratico è entrato nel panico e ha manovrato in favore di Hilary Clinton e di Joe Biden dopo i primi risultati delle primarie presidenziali. Nel 2016 arrivò fino in fondo alle primarie e ottenne più del 43% dei voti. Nel 2020 sono stati fatti ritirare tutti gli altri candidati centristi che hanno dato il loro endorsement a favore di Biden, mentre era rimasta solo la senatrice Elisabeth Warren, concorrente di Sanders sul voto liberal e progressista. Sanders si è poi ritirato dalla corsa (quando aveva ottenuto il 26,2% dei voti) e da allora ha apertamente e attivamente appoggiato Biden (“anche se abbiamo visioni politiche molto diverse, conosco Biden da anni e lo considero un amico e una persona assolutamente rispettabile”; pag. 10; si vedano anche le pagg. 54-55) per contrastare Trump, da lui considerato “il presidente più pericoloso della storia americana”, “un demagogo e un bugiardo patologico” (pag. 65), e per difendere la “democrazia” americana (pagg. 66; 82-88) che, come abbiamo visto, lo stesso Sanders non considera una “vera democrazia” (pagg. 138-141). Alcuni progressisti rimasero delusi. Ma Sanders ha aperto una trattativa con Biden che ha portato alla creazione di una serie di gruppi di lavoro che, secondo Sanders, “hanno dato alla campagna di Biden un’agenda progressista” (pagg. 56-59) su come affrontare sei temi principali (economia, sanità, istruzione, cambiamenti climatici, immigrazione e giustizia penale). In realtà, ammette Sanders, “il processo si è rivelato un onesto e difficile compromesso, a volte frustrante, altre incoraggiante” (pag. 58). Sono state concordate delle politiche che poi, nella stragrande maggioranza dei casi (ad esempio, l’innalzamento del salario minimo federale a 15 dollari l’ora21), l’amministrazione Biden ha implementato solo molto parzialmente o per nulla. Sanders continua ad essere convinto che i gruppi di lavoro avevano delineato “un programma che, se si fosse tradotto in realtà, avrebbe fatto di Biden il presidente più progressista dai tempi di Franklin Delano Roosevelt” (pag. 61)22.

Sanders è certamente una forza del bene, con un progetto di promozione della dignità umana, ma resta da vedere se la sua strategia politica di conquistare dall’interno il Partito Democratico e spostare la linea politica sugli obiettivi della sua visione trasformativa sia effettivamente percorribile (per ora il partito ricandida il centrista Biden, tra l’altro circondato da neoconservatori, e non certo un nuovo Roosevelt) o se non sia necessario che il Partito Democratico cada affinché dalle sue ceneri possa risorgere qualcosa di meglio, come un vero partito di orientamento esplicitamente socialista.

Alessandro Scassellati

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  1. Sanders afferma che “non c’è niente di male nel fatto che un’azienda o un imprenditore guadagnino. C’è però qualcosa di profondamente sbagliato quando enormi corporation, controllate dai più ricchi sulla Terra, mentono, imbrogliano, corrompono e rubano per realizzare profitti che sono finanziati dalla distruzione delle nostre vite, del nostro ambiente e della nostra democrazia” (pag. 137).[]

  2. In un discorso del 2015, Sanders spiegò che questo orientamento non aveva nulla a che fare con la dottrina marxista né con la pretesa di abolire il capitalismo, ma era basato sulla creazione di una società più equa per tutti i suoi membri tramite alcune riforme, a partire dal salario minimo e dal miglioramento del sistema fiscale, sanitario e universitario.[]

  3. Prima di essere assassinato dal suprematista bianco James Earl Ray il 4 aprile 1968, King aveva annunciato la Campagna dei Poveri con una nuova Marcia su Washington (19 giugno 1968). King era un forte alleato del movimento sindacale e fu assassinato a Memphis in Tennessee, mentre sosteneva la battaglia del sindacato degli impiegati pubblici per ottenere condizioni migliori per i netturbini in sciopero. Poco prima di essere assassinato, King aveva invocato lo sciopero generale. Lo sciopero generale avrebbe dovuto diventare uno strumento di lotta insieme a quelli già utilizzati dal movimento dei diritti civili (azione diretta, nonviolenza gandhiana, resistenza nonviolenta, disobbedienza civile, marce, boicottaggi, sit-in, registrazione degli elettori, etc.). Il giorno prima di morire King aveva pronunciato l’emozionante discorso «Sono stato in cima alla montagna», diventato famoso per la sua visione della società americana.[]

  4. Bill Gates risulta essere anche il più grande proprietario privato di terreni agricoli degli Stati Uniti, con circa 109mila ettari sparsi in 12 Stati, secondo l’Associated Press.[]

  5. Questo mentre negli anni ’50, i CEO guadagnavano circa 20 volte di più del lavoratore medio. Negli anni ’80, i CEO guadagnavano 59 volte di più del lavoratore medio. Nel 2009, i CEO guadagnavano circa 180 volte di più del lavoratore medio. Sanders cita uno studio condotto dalla Rand Corporation secondo cui negli ultimi 48 anni più di $ 50 trilioni di ricchezza sono stati ridistribuiti dal 90% più povero all’1% più ricco, principalmente perché una percentuale crescente di profitti aziendali è confluita nei portafogli azionari dei ricchi. $ 50 trilioni di dollari che sono andati dal basso verso l’alto.[]

  6. I contributi dei miliardari alle campagne elettorali sono schizzati dai 31 milioni di dollari del 2010 – quando la sentenza della Corte Suprema nel caso Citizens United abbatté molte barriere ai finanziamenti delle élite – agli 1,2 miliardi del 2020. Questa cifra più che raddoppia, arrivando a 2,6 miliardi, se includiamo i miliardari che si “autofinanziano” le loro candidature ad alte cariche pubbliche (come Michael Bloomberg che avrebbe speso circa 900 milioni per la sua candidatura fallita alle presidenziali del 2020), secondo uno studio dell’American for Tax Fairness. Per le elezioni del 2020, Biden ha raccolto 230 milioni in donazioni da 230 miliardari, mentre Trump 135 da 133 miliardari. La sentenza della Corte Suprema ha argomentato che le restrizioni sulle spese per le campagne politiche costituivano una violazione delle garanzie del Primo Emendamento sulla libertà di parola. “Questa conclusione mal concepita ha portato alla creazione dei Super-PAC, grossi comitati di raccolta fondi per attività politiche, che grandi aziende e miliardari adesso usano per ‘esprimere la loro libertà’, spendendo quantità illimitate di denaro per influenzare i risultati delle campagne elettorali” (pag. 155).[]

  7. Con FDR la percentuale dei lavoratori del settore privato iscritti a un sindacato salì dall’11 al 35% e continuò a salire fino a quando Ronald Reagan licenziò i controllori del traffico aereo nel 1981. Negli ultimi decenni i sindacati sono stati attaccati e repressi con ferocia, e in molti casi illegalmente, così che oggi, meno dell’11% degli americani è iscritto a un sindacato e nel settore privato la cifra è intorno al 6%. In molti Stati del Sud e del Midwest è stata introdotta una legislazione di “diritto al lavoro” che rende molto difficile la sindacalizzazione e la contrattazione collettiva dei contratti di lavoro.[]

  8. Gli Stati Uniti spendono solo 252 miliardi di dollari per l’istruzione secondo il Center on Budget and Policies Priorities, ma complessivamente 1,537 trilioni di dollari per le forze armate, parte dei quali vanno a pagare le circa 902 basi militari in tutto il mondo.[]

  9. Nel 2021 le 6 principali società assicurative sanitarie hanno avuto utili per 60 miliardi di dollari e i loro CEO hanno ottenuto paghe milionarie (pag. 172).[]

  10. Al confronto, il Regno Unito spende pro capite per la sanità solo 5.268 dollari, il Canada 5.370, la Francia 5.564, la Germania 6.731. Tutti paesi, come l’Italia, che ancora hanno sistemi sanitari pubblici universali.[]

  11. Clinton ha non solo deregolamentato il settore finanziario e promosso il passaggio dal welfare al workfare (1996), ma si schierò con Wall Street per approvare i cosiddetti “accordi di libero scambio” come il North American Free Trade Agreement (NAFTA) con Canada e Messico e il Permanent Normal Trade Relations with China (PNTR) che hanno causato la deindustrializzazione della “rust belt” e promosso la globalizzazione che ha arricchito le global corporations e i loro azionisti e consentito alla classe media statunitense di beneficiare dello “sconto cinese” sui prodotti di consumo e quindi di mantenere il suo standard di vita pur con stipendi e salari bloccati. Sanders ricorda che con la firma del NAFTA “i lavoratori si sentirono traditi e fecero perdere al partito le elezioni di metà mandato del 1994, quando il controllo di Camera e Senato passò a repubblicani di destra che sfruttarono cinicamente l’opportunità concessa loro da Clinton. I lavoratori compresero che non si può appoggiare allo stesso tempo Wall Street e il mondo del lavoro. Per molti americani della classe lavoratrice la scelta di Clinton di schierarsi con Wall Street fu la fine della loro fedeltà al Partito Democratico, una tendenza che negli anni non ha fatto che crescere” (pagg. 210-211). D’altra parte, nota Sanders, durante la gravissima crisi finanziaria esplosa nel 2008, con l’amministrazione Obama, gli oligarchi di Wall Street non sono stati arrestati né hanno subito dei significativi procedimenti giudiziari, e le banche “troppo grandi per essere lasciate fallire” hanno ottenuto enormi quantità di denaro pubblico. È stato evitato il collasso del sistema finanziario, sottraendo risorse che avrebbero potuto migliorare la condizione dei cittadini, evitando che milioni di persone, abbandonate a sé stesse, perdessero la casa, il lavoro e l’assicurazione sanitaria. È stato il movimento Occupy Wall Street nell’autunno del 2011 a far emergere nel dibattito pubblico statunitense e globale il tema della contrapposizione tra il “99 per cento” e l’”1 per cento” che ha contribuito a rivitalizzare le analisi e i movimenti di “sinistra” negli Stati Uniti. Il movimento spontaneo e apartitico criticava il sistema capitalista, la ricchezza dei grandi gruppi finanziari e industriali e le enormi diseguaglianze presenti a ogni livello della società. Gran parte delle tesi di questo movimento sono state incorporate nell’analisi di Sanders.[]

  12. Sanders nota che se i sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani continua a vedere con favore il capitalismo, da anni è altresì evidente che il livello di sostegno è in costante calo: secondo un’indagine Axios-Momentive del giugno 2021 era sceso ben al disotto del 60%, Nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni le opinioni sfavorevoli sul capitalismo sono salite al 49% in appena due anni, dal 38% del 2019. Tra gli adulti della generazione Z – ovvero gli americani tra i 18 e i 24 anni che stanno completando il percorso educativo e cercano di entrare nel mercato del lavoro – il 54% si esprime negativamente.[]

  13. Secondo l’Economic Policy Institute, tra il 1979 e il 2020 la produttività del singolo lavoratore è cresciuta del 61,8%, la retribuzione appena del 17%. Una evoluzione che è stata frutto di un insieme di scelte politiche deliberatamente orientate a tenere bassi i salari e a far accettare pessime condizioni di lavoro. “L’accresciuta produttività, anziché tradursi in aumenti retributivi e settimane lavorative più corte, ha permesso agli investimenti di Wall Street di scippare tutti i guadagni in una delle più grandi rapine nella storia dell’economia americana” (pag. 214). I ricchi sono diventati sempre più ricchi, mentre i lavoratori hanno dovuto lavorare di più per ottenere di meno. In una famiglia di quattro persone è diventato necessario il lavoro di entrambi i genitori (doppio reddito familiare). Se un lavoratore a tempo pieno guadagna 15 dollari l’ora – al massimo – quel lavoratore riceve un reddito di 31.200 dollari prima delle tasse federali, statali e locali. Oggi, un proprietario di casa medio in America chiede ai nuovi inquilini di pagare 1.900 dollari al mese per l’affitto, 22.800 dollari all’anno. La famiglia media in America spende oltre 5.200 dollari all’anno in generi alimentari. E poi ci sono i costi per l’assistenza all’infanzia e l’istruzione, l’assistenza sanitaria, le medicine, i trasporti, l’abbigliamento, un telefono cellulare e un computer. Senza un doppio reddito familiare è di fatto impossibile sopravvivere quando i bisogni primari costano più di un singolo reddito. Questa è la realtà che milioni di americani della classe lavoratrice sperimentano ogni singolo giorno, persone che lavorano sodo e rimangono sempre più indietro.[]

  14. Già Barack Obama aveva incluso il Green New Deal nel suo programma quando si è candidato alla presidenza nel 2008, pensato come uno stimolo in risposta alla crisi finanziaria, ma poi l’ha abbandonato una volta che era stato eletto presidente. In generale, il Green New Deal è visto come una forma di keynesismo verde. È stata data una forma più radicale, sottolineando una giusta transizione e comunità in prima linea dal Partito dei Verdi degli Stati Uniti e poi adottata in una forma annacquata dai Democratici di sinistra, di cui solo una minima parte è poi entrata nell’Inflation Reduction Act (IRA) fatto approvare dall’amministrazione Biden nel 2022 (circa 370 miliardi di dollari di spesa legata al clima destinati a crediti d’imposta per investitori privati e consumatori della classe media interessati all’acquisto di auto elettriche). Una versione più rivoluzionaria è concepita in termini di People’s Green New Deal come originariamente proposto dal movimento Science for the People.[]

  15. Il Medicare è un programma federale per fornire assistenza sanitaria (medica e ospedaliera) agli over 65, finanziato dai versamenti di lavoratori e datori di lavoro ai sensi del Federal Insurance Contribution Act del 1935. Il Medicaid è un programma di assistenza sanitaria (medica e ospedaliera) per persone in condizione di povertà gestito dagli Stati, per cui risorse, benefit e coperture alle quali le persone hanno diritto variano in modo significativo in base al luogo di residenza. Entrambi i programmi sono stati approvati nel 1965 durante l’amministrazione democratica di Lyndon Johnson.[]

  16. Il 6 agosto 2020 Sanders aveva presentato il Make Billionaires Pay Act che proponeva un’imposta del 60% sulle nuove ricchezze accumulate dai miliardari durante la pandemia. I 422 miliardi raccolti con questa misura di legge sarebbero stati usati per espandere il Medicare in modo da coprire tutti gli americani durante la crisi. La proposta di Sanders, però, non è mai arrivata all’aula del Senato, allora controllato dai repubblicani. Sanders ha proposto anche una nuova struttura progressiva per le aliquote dell’imposta di successione da applicare allo 0,5% più ricco (del 45% oltre i 3,5 milioni di dollari e del 65% oltre il miliardo). Infine, ha presentato proposte per impedire alle corporation di spostare i profitti offshore per evitare di pagare le tasse negli USA, per riportare l’aliquota massima dell’imposta sulle società al 35%, e per mettere fine alle agevolazioni fiscali per le società – e i proprietari – che trasferiscono i posti di lavoro all’estero. Sanders ricorda che FDR ricorse ad un’imposta sugli utili dei ricchi per evitare l’arricchimento indebito durante la seconda guerra mondiale. L’aliquota massima poteva raggiungere il 90% sugli extraprofitti delle società e il 95% per i ricchi. Aliquote che furono mantenute anche nel dopoguerra, quando l’America prosperò sotto l’amministrazione del presidente repubblicano Dwight Eisenhower.[]

  17. Sanders nota come in 4 anni Trump abbia annichilito la vecchia leadership del Partito Repubblicano e “convertito un’organizzazione politica di centrodestra in un veicolo per le politiche di estrema destra che hanno richiamato paragoni con i partiti neofascisti europei” (pagg. 65-66).[]

  18. Sanders ha iniziato il suo percorso di attivismo politico negli anni ’60 quando studiava all’Università di Chicago. In quegli anni, era viva l’esperienza del “community organizing” o “citizen organizing”, una tecnica di empowerment della cittadinanza che è stata teorizzata e praticata tra la fine degli anni ’30 a quella degli anni’60 dal sociologo Saul Alinsky a Chicago. I community organizers erano immersi nei territori e in grado di svolgere attività di animazione, sensibilizzazione, mobilitazione e costruzione di reti sociali -, che consentivano di migliorare la formazione, selezione e rappresentatività della classe politica locale e la qualità del dibattito pubblico. Anche Barak Obama, si fece le ossa all’interno di questa esperienza a Chicago.[]

  19. Tra il 1904 e il 1920 Debs si candidò quattro volte alla presidenza, ottenendo al massimo il 6% dei voti, nel 1912. Nel 1917 gli Stati Uniti entrarono nella Prima guerra mondiale contro l’impero tedesco e austroungarico: i socialisti erano fortemente contrari alla guerra, e migliaia furono arrestati per aver criticato le decisioni del governo. Anche Debs fu condannato a dieci anni di carcere, ma non rinnegò mai le sue idee. Sanders confessa che Debs è stato il suo eroe sin da giovane, quando prese a cuore il suo messaggio che il vero cambiamento si produce solo dal basso: “Nel preciso momento in cui un lavoratore comincia a pensare con la propria testa comprende la questione di primaria importanza, si stacca dal politico capitalista e si schiera con la sua classe sul campo della battaglia politica. La solidarietà politica della classe lavoratrice significa la morte del dispotismo, la nascita della libertà, l’alba della civiltà”.[]

  20. Tra il 1981 e il 1989 Sanders fu sindaco di Burlington, la città più popolosa del Vermont, nel 1990 fu eletto alla Camera e nel 2006 al Senato, sempre da indipendente ma con il sostegno del Partito Democratico.[]

  21. Il salario minimo federale non viene innalzato dal 2009 ed è di 7,25 dollari l’ora. Poi, c’è il salario minimo di 2,13 dollari l’ora per i dipendenti che ricevono mance – camerieri/e, baristi, barbieri e parrucchieri – che è rimasto uguale dal 1991. Quasi un terzo della forza lavoro – quasi 52 milioni di lavoratori – guadagna meno di 15 dollari l’ora. Sanders aveva presentato al Senato un emendamento all’American Rescue Plan Act che portava il salario minimo federale a 15 dollari l’ora, ma è stato battuto 42-58, con l’opposizione di otto senatori democratici.[]

  22. Sanders sostiene che il suo movimento di base ha contribuito in modo determinante all’elezione di Biden alla presidenza nel 2020, favorendo la grande affluenza al voto e la conquista di tre Stati “in bilico” (Wisconsin, Michigan e Pennsylvania), cruciali per la vittoria al Collegio Elettorale (306-232). Nei primi due anni del mandato di Biden, quando i Democratici disponevano di una maggioranza (seppur molto ridotta) sia al Senato sia alla Camera, Sanders, in quanto presidente della Commissione bilancio del Senato, ha contribuito a plasmare la “legge di riconciliazione“ (un dispositivo legislativo che consente di aggirare la regola dell’ostruzionismo che richiede 60 voti al Senato) American Rescue Plan, un piano da 1.900 miliardi di dollari, approvato al Senato con un voto 50 a 49. Nel bel mezzo della pandemia, con livelli di disoccupazione alle stelle e un’assoluta disperazione economica, il provvedimento forniva gli aiuti di cui le famiglie di lavoratori, i disoccupati e le istituzioni statali e locali avevano un disperato bisogno. È stata anche una misura che ha reso momentaneamente popolare Biden, con un gradimento del 59%. Il successivo tentativo di mettere a punto una serie di misure che avrebbero fornito ulteriore sostegno alle famiglie della classe lavoratrice, andate sotto il nome di Build Back Better Act, non ha mai raggiunto l’aula del Senato, a seguito dell’opposizione di due democratici conservatori, Joe Manchin e Kyrsten Simena, legati finanziariamente agli interessi di grandi aziende (pagg. 89-131). Da allora, il gradimento per Biden è sceso stabilmente sotto il 40%. A fatica e con una frazione di risorse finanziarie i Democratici sono riusciti a far approvare (51 a 50 al Senato) l’Inflation Reduction Act, concentrato sull’erogazione di sussidi per le energie pulite e l’efficientamento energetico, facendo anche una enorme concessione all’industria dei combustibili fossili (agevolazioni fiscali e sussidi). Tutti gli emendamenti proposti da Sanders sono stati bocciati.[]

 

di Alessandro Scassellati

 

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