Alcune ragazze di un college australiano che scompaiono misteriosamente nel corso di una gita a Hanging Rock il 14 febbraio del 1900. Vari elementi inspiegabili lanciano un’oscura ombra sull’intera vicenda, lasciando aperta un’ipotesi inquietante.

La fonte principale della vicenda è rappresentata dal romanzo di Joan Lindsay, da cui il regista Peter Weir ha tratto un film dal titolo analogo, Picnic a Hanging Rock, e dal quale stasera andrà in onda su Sky Atlantic una mini serie di 6 puntate diretta da Larysa Kondracki.

Il fatto che si tratti di un romanzo potrebbe far subito accantonare l’intera vicenda come un mero prodotto della fantasia, ma non è così: per quanto l’autrice svii la problematica, limitandosi a dire che spetterà ai lettori stabilire se quanto narrato sia realmente accaduto o sia una fantasia dal momento che, nel 1967, anno in cui fu scritto, tutti i testimoni dell’epoca erano morti, ella riporta tuttavia un estratto da un giornale di Melbourne del 14 febbraio 1913 in cui viene fatta menzione della vicenda.

Era il giorno di San Valentino del 1900 e un gruppo di venti allieve e due insegnanti dell’Appleyard College di Melbourne si era recato a Hanging Rock per un picnic.

Il primo elemento anomalo è costituito dal fatto che nessuno tra allieve e insegnanti conosceva l’ora esatta poiché gli unici due orologi, non appena il gruppo giunse nei pressi della Hanging Rock, avevano smesso di funzionare: di per sé questo fatto potrebbe voler dire nulla e potrebbe benissimo essere una coincidenza (per quanto sia statisticamente piuttosto improbabile che due orologi cessino di funzionare nel medesimo momento), ma ciò che sorprende e che non si trattò certo dell’unica stranezza riscontrabile quel giorno.

Un ulteriore aspetto da esaminare con cura è l’iter che portò alla sparizione di alcune delle ragazze. La Lindsay narra che Edith Horton, una delle ragazze che partecipò alla gita, addormentatasi insieme ad altre tre compagne (tutte e quattro colte da un fortissimo torpore nei pressi di una struttura naturale monolitica) su una piattaforma circolare su uno dei sentieri percorribili per scalare la Hanging Rock, si svegliò all’improvviso con gli occhi arrossati e un senso di forte malessere. Le altre tre ragazze erano in piedi, completamente sveglie, e la fissavano in modo strano, come se non la scorgessero, malgrado Edith le chiamasse a gran voce. Noncuranti, le tre ragazze cominciarono a riprendere l’ascesa alla Hanging Rock: “non camminavano, scivolavano a piedi nudi sulle pietre come se si trovassero sul tappeto di un salotto e non tra quegli orribili macigni millenari”. Le tre ragazze non si fermarono e, testuali parole, sparirono rapidamente dietro il monolito.

Gli elementi sospetti sono numerosi: il torpore repentino, il senso di malessere, il fatto che le tre ragazze paressero ipnotizzate e non rispondessero a Edith e, ancora più notevole, la descrizione del modo in cui procedevano nella scalata: non camminando ma scivolando, caratteristica comune a racconti di incontri ravvicinati del terzo tipo. E anche la sparizione dietro il monolito conferisce ulteriore enigmaticità alla vicenda.

Nello stesso momento in cui le tre ragazze scomparvero dalla vista di Edith sulla Hanging Rock, alle sue pendici, dove si erano fermate le altre ragazze, le insegnanti e il cocchiere Ben Hussey, svanì anche l’anziana professoressa signorina McGraw senza che nessuno se ne fosse accorto. Le studentesse raccontarono di averla vista sotto un albero intenta a leggere, confermando il resoconto di Ben Hussey.

Poiché le ragazze e la signorina McGraw non facevano ritorno, furono subito organizzate delle ricerche: il cocchiere formò dei gruppi di due persone ciascuno e cominciò la perlustrazione delle pendici della roccia. Dopo circa un’ora, Edith Horton comparve correndo dalla boscaglia presso la base sudoccidentale della roccia: era in stato confusionale, alternava risate a pianti strazianti, dicendo di aver lasciato le sue tre compagne più in alto sulla roccia, senza riuscire a precisare dove.

Due elementi di sicuro rilievo emergono dal suo racconto: ella disse di ricordare la presenza di una strana nuvola in cielo, dal “brutto colore rosso” e di aver visto la signorina McGraw correre in lontananza mentre tornava di corsa giù per la boscaglia: particolare inquietante, la signorina McGraw non indossava più la gonna ma solo la sottoveste.

Le ricerche continuarono ma non portarono a nulla: non erano visibili tracce, il sentiero principale che porta alla cima era sgombro, né si vedevano orme nel sottobosco. A niente servirono ripetuti richiami: le tre ragazze e l’insegnante parevano essersi vaporizzate.

Anche la polizia si interessò del caso, organizzando ricerche ancora più approfondite, che non fornirono alcun indizio, finché la mattina del 21 febbraio, sette giorni dopo la scomparsa, Lord Michael Fitzhubert, un giovane inglese in vacanza, non scoprì una delle tre ragazze disperse: si trattava di Irma Leopold; Lord Fitzhubert la trovò priva di sensi alla base di due enormi massi. Ella si riprese, ma, forse per una ferita alla testa, non era in grado di ricordare alcunché di quanto accaduto durante la scalata della Hanging Rock.

Cosa avvenne quel 14 febbraio 1900 non fu mai appurato: alcuni ritengono che le ragazze e l’insegnante siano cadute in un dirupo o che possano essere state uccise da un fantomatico stupratore. Entrambe le ipotesi non tengono in nessuna considerazione tutti i fattori peculiari elencati sopra.

È possibile che le ragazze abbiano visto un qualche oggetto in cima alla roccia e siano da esso state attratte e spinte a salire più in alto: gli orologi che si fermano, il torpore improvviso, l’avvistamento di una nube rossastra strana, il sembrare in uno stato di trance mentre si scivola sul terreno senza camminarvi sopra, la perdita di memoria di Edith Horton e, ancor più, di Irma Leopold, sono tutti elementi che spingono con forza verso un’interpretazione ufologica della vicenda, l’unica in grado di dare una precisa collocazione a tutte le stranezze che ancora oggi avvolgono quanto accaduto sulla Hanging Rock..

Qualcosa di simile avvenne il 28 agosto 1915 a Gallipoli, in Turchia, e interessò un intero reggimento. Il cielo era sereno, senza nuvole in vista, eccezion fatta per circa sei o otto nuvole a forma di pagnotta, tutte identiche e stazionarie sopra la Collina 60, malgrado una certa brezza che avrebbe dovuto spostarle. Un’altra “nuvola”, molto densa e d’aspetto quasi solido, si trovava ancora più in basso, ad altezza suolo, adagiata in cima alla collina e misurava 250 metri in lunghezza, 70 in altezza e 70 in larghezza.

Dal basso, ventitre uomini della Sezione N. 3 della Compagnia da campo del Genio dell’Esercito neozelandese poterono vedere il 1° Batt., 5° Reggimento Norfolk marciare per la strada che portava alla collina 60, ma, dopo essere giunti nei pressi di questa nube e esserci passati attraverso, nessun soldato ne emerse più fuori. Dopo circa un’ora, la nuvola si alzò repentinamente dal terreno per raggiungere le altre sei nuvole che stazionavano sopra la collina e, successivamente, si mossero tutte verso nord.

Il battaglione intero venne dato per disperso e, quando la Turchia si arrese nel 1918, l’Inghilterra inoltrò formale richiesta di liberazione dei membri del battaglione, ma la risposta ufficiale che ricevette era che non ne era stato catturato alcuno.

Anche in questo resoconto notiamo la scomparsa, in una sorta di nube, non di sole tre persone ma di un intero battaglione, vale a dire di centinaia di persone in un unico colpo. Come nel caso precedente, nessun avvistamento di entità umanoidi ma di un oggetto in cielo descritto come simile a una nuvola, non fosse che le nuvole non sono in grado di rapire le persone.

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