Ottobre. Tempo di Langa. Tempo di una terra che solo non molti decenni fa pareva vocata e votata – per dirla con Beppe Fenoglio – alla “malora” e che invece, da qualche decennio, è diventata uno dei territori più prosperi d’Italia, nonché una delle mete turistiche più ambite d’Europa.
       Vengo sempre volentieri nelle Langhe, in ottobre. Comincia l’autunno, la stagione che amo di più, e il tripudio di colori con cui si accende la natura invoglia volentieri a una “toccata e fuga” ad Alba, che delle Langhe è la capitale, per una di quelle escursioni enogastronomiche che fanno bene all’anima e al palato, anche se non sempre al portafoglio…
       Passeggio per Via Maestra, occhieggiando i suoi bei negozi, e mi interrogo su quante volte, fin dall’adolescenza, questa cittadina abbia incrociato la mia vita, nel bene come nel male. Alba mi è cara, perché ha saputo mutare natura quasi impercettibilmente, ma in misura estrema, tanto da rendersi irriconoscibile ai soggetti più avanti negli anni. La ricordo come un centro sonnacchioso quando venivo a fare qui le prime attività politiche della mia vita e dire che io e i miei amici fossimo guardati di buon occhio è sicuramente un eufemismo. Molto vive restavano  – all’epoca (si parla della fine anni Settanta – primissimi anni Ottanta) – le ferite della guerra civile e innegabile una certa tetraggine dei luoghi, quella tetraggine tipica di tutte le aree povere e depresse.
       Ora non è più così, tutto è cambiato e, per trovare memoria di quel periodo, occorre forse approdare al mitico Hotel Savona, ricco di memorie varie ma ormai irrimediabilmente datato e bisognoso di un profondo restyling. Il resto della città, per contro, mostra i segni di un’evoluzione verso un futuro decisamente migliore, soddisfatto e consapevole, basato su una sapiente fusione tra produzione industriale e turismo enogastronomico di assoluta eccellenza, ciò che la distingue nettamente dall’aria tristanzuola presente in molte altre località del Piemonte, soffocate da una crisi interminabile e mai affrontata sul serio a livello politico.
       Esco da Alba in direzione sud e salgo verso alcune tra le più belle colline delle Langhe, tra resort di lusso e ristoranti rinomati, e naturalmente lunghe distese di vigneti, e mi soffermo a pensare che una crescita, anche se non sempre equilibrata, è sicuramente preferibile a una decrescita che raramente è felice, se non che nelle elucubrazioni mentali di gente con buoni patrimoni finanziari personali o familiari.
       La sensazione che provo è di assoluta serenità: come tutti gli europei, conduco da parecchi anni una vita da morto vivente, ma qui sono i luoghi, nella loro bellezza assoluta, a ricondurmi per un attimo alla vita, insieme a un calice di vino d’autore e a un piatto d’eccellenza della splendida cucina langarola. Un po’ di oblio, prima del duro ritorno alla realtà.

Piero Visani

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