Quando Hollywood arrivò nella Valle del Serchio…

Sei nomination all’Oscar, un Oscar alla carriera nel 2015, un’ennesimo nel 2019 per il film “BlacKkKlansman” consegnato per la miglior sceneggiatura non originale, altri film pluripremiati come: “Malcom X”, “Jungle Fever”, “La 25a ora”, “Inside Man”.

Nel 2020 sarà presidente della giuria del Festival di Cannes, eppure… quando il regista Spike Lee venne in Garfagnana e nella Valle del Serchio arrivò certamente con tutti gli onori, ma se ne andò fra mille polemiche. Una storia complicata questa, di quando Hollywood, con l’H maiuscola giunse dalle nostre parti. Sono già passati dodici anni dall’uscita del film “Miracolo a Sant’Anna” e tutto cominciò sotto i migliori auspici.

Una scena del film: “l’Omo Morto sullo sfondo”

Nel 2007 già erano state scelte le location e le date per le riprese del film, le lettere per i vari permessi erano state già inviate ai comuni interessati: Borgo a Mozzano, Careggine, Stazzema, Camaiore, e Pescaglia e per quanto riguarda la Garfagnana il film sarebbe stato girato dal 15 ottobre al 15 dicembre del solito anno e in ogni caso la produzione rassicurava gli amministratori che l’uso che veniva fatto di ambienti e locali sarebbe stato ripristinato come in origine e sopratutto si diceva che sarebbe stata garantita la massima sensibilità nei confronti del dramma subito dalla gente, questo è quanto di più bello era nelle intenzioni. L’occasione poi sarebbe stata perfetta, finalmente la Valle del Serchio avrebbe avuto la sua opportunità di farsi conoscere al mondo attraverso uno dei mezzi di comunicazione più potenti: il cinema americano. La nostra storia, i nostri paesaggi e la nostra cultura sarebbero stati veicolati in tutto il pianeta. Una circostanza accolta con tutti i buoni propositi da amministratori locali e popolazione, ma purtroppo non è tutto oro quello che riluce…
Ma partiamo dall’inizio e analizziamo gli eventi dalla loro nascita.

Lo scrittore James Mc Bride

Il film “Miracolo a Sant’Anna” fu tratto dall’omonimo libro di James Mc Bride che uscì nel 2000. James Mc Bride, scrittore di fama, già era stato nella Valle del Serchio quando all’epoca il sindaco di Barga Umberto Sereni ebbe l’occasione di invitare a Sommocolonia i reduci afro americani della 92a Divisione Buffalo, che nel paese, durante la seconda guerra mondiale, nella famosa battaglia di Natale del dicembre 1944 si misero in luce con atti eroici. Fu qui, che lo scrittore prese ispirazione per scrivere il suo romanzo, in quei luoghi che videro lo zio di Mc Bride combattere per la liberazione della Garfagnana:”E’ stato Enrico Tognarelli, il figlio di un partigiano che ha combattuto a fianco di mio zio Henry su quella montagna, il primo a farmi conoscere Sant’Anna di Stazzema. Ci incontrammo a Sommocolonia nel 2000, io ero venuto in Italia con alcuni veterani della Buffalo. Sono molte le persone, partigiani, soldati, civili ad aver ispirato il mio lavoro. Non solo, ma i campi, i castagni, i boschi, i crinali, le montagne che descrivo nel libro sono quelli che ho visto a Sommocolonia”.

Sommocolonia

Lo stesso Tognarelli raccontò come nacque l’incontro: “Alcuni rami della mia famiglia emigrarono in Inghilterra e negli Stati Uniti. La gente di Barga sapeva che parlavo inglese e allora mi presentò Mc Bride. Gli parlai così di mio padre Franco, partigiano nella brigata Pippo (n.d.r: gruppo partigiano comandato da Manrico Ducceschi, alias Pippo) e di mio zio Gianni e anche dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema”. Rimase il fatto che una volta uscito questo libro fece breccia su un altro amico di James: il regista Spike Lee, che ne volle fare un film, sarebbe stata l’ennesima occasione di mettere in risalto un tema a lui caro, la condizione sociale dei negri d’America. Il film tratta infatti le vicende di una pattuglia di soldati afro americani della 92a Divisione Buffalo, dispersi nelle montagne della Garfagnana nell’autunno del ’44. Il razzismo diffuso fra le truppe statunitensi, l’incontro fra culture diverse e il rapporto fra questi soldati e un bambino sopravvissuto alla strage di Sant’Anna di Stazzema è il filo conduttore della pellicola.

File source: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Spike_Lee_at_the_2009_Tribeca_Film_Festival.jpg

Le riprese cominciarono così il 15 ottobre del 2007 e durarono undici settimane. Un periodo di tempo in cui Pian di Gioviano e il fiume Serchio diventeranno scene di battaglia fra americani e tedeschi, dove le montagne che compongono “L’Omo Morto” vigileranno su questi soldati come un attento osservatore e la brulla strada di Arni vedrà il radunarsi delle truppe naziste per prepararsi all’efferata strage, mentre il paese di Colognora di Pescaglia sarà la location dove si svolgerà tutta la triste vicenda, ma non solo, naturalmente anche Sant’Anna di Stazzema, la sua piazza e la sua chiesa dove ci fu il triste epilogo dei tragici fatti diventerà protagonista della pellicola, anche la villa che fu della duchessa Maria Teresa di Savoia a Capezzano Pianore si trasformerà nel quartier generale americano. Insomma, tutto era bello ed interessante, ma la cosa cambiò quando il film uscì nella sale cinematografiche, il 26 settembre 2008 negli Stati Uniti e il 3 ottobre in Italia.

La critica lo stroncò inesorabilmente, ma altre diatribe, polemiche e accuse furono mosse dall’A.N.P.I (associazione nazionale partigiani d’Italia), dagli storici, dalla popolazione e dai sopravvissuti dalla strage di Sant’Anna di Stazzema. Ma andiamo per ordine ed analizziamo tutto. Partiamo da cose puramente di stile e di pronuncia delle nostre località, che d’accordo, saranno pure poca cosa, ma se ciò non viene fatto correttamente significa non aver rispetto del territorio e conoscenza dei luoghi: il Serchio viene menzionato la e chiusa, mentre il paese di Torrite, viene pronunciato con la I accentata, inoltre Valentina Cervi (che nel film interpreta la bella paesana Renata) nel film parla di Castelnuovo, Vergemoli, Torrite, Rontano, Barga e Pietrasanta come se fossero paesi a poca distanza fra di loro, raggiungibili in poco tempo e non eventualmente con ore e ore di cammino. Anche la tradizione e la leggenda garfagnina vengono usurpati nel buon nome del cinema americano, infatti si racconta la leggenda de “L’Omo Morto” (nel film è chiamato “l’Uomo che Dorme”!!!), una storia tutta diversa da quella che è, e poi, in una nota di colore non si è voluto nemmeno far mancare “un omaggio” a Giovanni Pascoli, dando un tocco di umanità ad un ufficiale tedesco che legge le poesie del poeta.

Sul set del film (foto gentilmente concessa da Graziano Salotti)

Insomma, quello che ne esce è un calderone di argomenti mai approfonditi e trattati con superficialità, tanto che, anche gli storici a suo tempo ebbero da ridire: mai è esistito a Gallicano il comando generale della Divisione Buffalo e più che altro quello che ha fece sobbalzare sulla sedia gli studiosi fu l’intrecciarsi scollegato e confuso di due vicende di guerra locale distanti nel tempo e ben diverse per svolgimento dei fatti, come la Battaglia di Natale del dicembre 1944 avvenuta in Garfagnana e l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema che accadde il 12 agosto 1944. Non mancano nemmeno curiosità ed errori sui personaggi del film, che sono d’ispirazione a personaggi realmente esistiti, Peppi infatti non è altro che il capo partigiano Manrico Ducceschi, comandante dell’XI Zona Patrioti, ma a Sant’Anna non è mai stato, lo ribadì a suo tempo Tognarelli: Nel libro tante cose sono inventate di sana pianta.Ho raccontato io a McBride di Pippo.

Pierfrancesco Favino nel film interpreta Peppi

La sua storia. Lui l’ha messo nel libro chiamandolo Peppi, su questo non ci sono dubbi. Ma non è mai stato a Sant’Anna. Da dov’era ci avrebbe messo giorni per arrivarci, mentre nel libro c’è un sentiero che non si sa come attraversa l’Uomo morto. Non so se ci fossero partigiani a Sant’Anna, non credo. Di certo non c’erano quelli dell’XI, non era zona nostra. Così come è fantasia il tradimento del suo braccio destro. Non so perché se lo sia inventato, però non ci sono rimasto così male. So benissimo che si tratta di un romanzo di fantasia”. A quante pare sembra realmente vissuto anche Angelo, il bambino protagonista del film, che nella pellicola una volta diventato adulto paga la cauzione ad uno dei reduci della Buffalo, infatti così affermò l’ex Sindaco di Barga Sereni: “L’ho riconosciuto leggendo il libro, si tratta di Mario Ricci. Era un grande imprenditore, adesso è morto, per qualche anno ha vissuto alle Seychelles. Nel romanzo la scena si svolge alle Bahamas, ma non ho dubbi che sia lui“. Ma l’accusa più pesante venne dall’A.N.P.I, a suscitare le polemiche fu il modo in cui vennero descritti i partigiani e il fatto che fu uno di loro, con il tradimento, a determinare la carneficina di Sant’Anna, un episodio mai avvenuto nella realtà come sentenziato dal Tribunale militare di La Spezia nel 2005: “Non si trattò di rappresaglia (ovvero di un crimine compiuto in risposta a una determinata azione del nemico), si trattò di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona”. Nei superstiti della strage fu forte la sensazione che il loro dramma fu usato nel film come un pretesto, perchè ciò che veramente interessava a Lee e a Mc Bride era mostrare il ruolo che ebbe un battaglione di soldati afro americani nella guerra di liberazione.

La vera strage di Sant’Anna di Stazzema

Ma come è giusto che sia anche Spike Lee e James Mc Bride all’epoca dissero la sua sulla squallida vicenda:”Mi sono chiesto se era più giusto scrivere un libro di storia o un romanzo- così disse lo scrittore-, poi ho optato per quest’ultimo perché volevo che la storia si trasformasse in una rivelazione. Mi interessava parlare non solo della guerra, ma anche di tutte le difficoltà che questa comportava per gli italiani. Avevo uno spazio limitato e ho trovato nei due personaggi dei partigiani dei simboli per far vedere come la guerra poteva distruggere anche i rapporti di amicizia. Mi dispiace se ho offeso in qualche modo la sensibilità dei partigiani e degli italiani e chiedo scusa. Noi come persone di colore ci sentiamo ancora più vicine a questa situazione e sappiamo come sia difficile avere a che fare con libri su di te scritti da altre persone, ma bisogna dire che anche noi abbiamo partecipato a quella guerra, non stiamo parlando di cose lontane da noi. La mia missione era portare questa vicenda al pubblico, poi le cose sbagliate si possono correggere ed è già una cosa buona se oggi le persone parlano di questo e non del Grande Fratello”. 

Il regista fu molto meno accondiscendente dello scrittore: “Come regista del film non chiedo scusa a nessuno. Ci sono tante questioni ancora aperte, c’è un capitolo della storia italiana che non è stato ancora risolto e se vengono fuori queste polemiche significa che il periodo della resistenza è una ferita ancora aperta in Italia.

Divisione Buffalo del film

All’epoca i partigiani non erano amati da tutta la popolazione, come era anche per quelli francesi, che facevano quello che dovevano fare e poi si rifugiavano sulle montagne, lasciando la popolazione in balia delle rappresaglie tedesche. Ci sono diverse interpretazioni su ciò che è successo a Sant’Anna, ma la storia è che per un tedesco ucciso, dieci civili italiani dovevano morire, e nel mio film è chiaro il mio punto di vista sulla questione e non ci possono essere fraintendimenti in proposito”.
Nonostante il titolo del film non fu un miracolo quello fra la Valle del Serchio (i nostri vicini) e Hollywood, anzi. Alcuni moderni benpensanti ci accusarono di provincialismo e di essere dei poveri illusi: “la legge del cinema americano guarda solo al businnes, a loro non importa niente della storia e della tradizioni” così dissero. Ma d’altronde c’era e c’è poco da fare, in Garfagnana e nella Valle del Serchio alle nostre memorie e alle nostre usanze pretendiamo rispetto…in barba ai milioni di dollari Hollywood.

 


Bibliografia

  • “Il Tirreno” mercoledì 1 ottobre 2008 pagina 4 “Ecco il vero miracolo” Le stoie dei partigiani che hanno ispirato Lee

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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