Quando gli emigranti eravamo noi…

Sfruttamento,fatica e nostalgia questa era la condizione dell’emigrante.

Eppure una volta nei loro panni

Emigranti
La nave transoceanica della Società Italiana “Conte di Savoia” 1931 nel porto di Genova

Eppure una volta nei loro panni c’eravamo noi.Gli emigranti eravamo noi, ma non solo noi italiani in senso generale ma noi garfagnini.Non credo che nella nostra valle non ci sia famiglia che perlomeno ha un parente in qualche parte del mondo.Chi nelle lontane Americhe (come si diceva una volta), chi in Australia o nella stessa Europa.Lungi da me naturalmente fare differenze e paragoni con le migrazioni che stiamo subendo nel nostro Paese,il momento storico era diverso,le condizioni sociali anche, però nei secoli una cosa accomuna chi decide di emigrare, migliorare la propria condizione di vita.Fu un fenomeno questo di dimensioni a dir poco rilevanti che fra l’800 e il 900 coinvolse migliaia e migliaia di persone delle nostre zone che abbandonarono Patria ed affetti  sperando di veder garantito un futuro migliore per se e i propri figli.Lo scarso rendimento della terra,le alte tasse e l’alto tasso di natalità furono le condizioni principali che spinsero i garfagnini ad emigrare.Il primo notevole flusso fu verso la Francia e la Corsica dove si recarono numerose donne richieste come balie.Per rendersi conto della condizione di queste donne alcuni giornali dell’epoca (si parla intorno al 1870)  la definirono addirittura di una “tratta delle bianche”.Il flusso migratorio poi cambiò agli inizi del 900 aumentarono infatti le quotazioni delle migrazioni transoceaniche e le speranze garfagnine si rivolsero verso le Pampas argentine,l’Amazzonia, il Mato Grosso,New York,California.Non è esagerato dire che alcuni nostri paesi furono completamenti svuotati del fiore della gioventù Gallicano, Perpoli,Fiattone,Cerretoli,Vergemoli… vi partirono un terzo degli uomini.

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Emigranti in partenza da Genova

Per procurarsi i soldi per emigrare se non si aveva qualche parente che le prestava l’unica alternativa rimanevano le banche e contrarre un oneroso mutuo.A Castelnuovo già nel 1874 c’era il Banco di Anticipazioni e di Sconto che tramite l’ipoteca su beni terrieri della famiglia si rifaceva pure sui primi salari guadagnati in terra straniera per rientrare del prestito dato.Alcuni garfagnini riuscivano a far fortuna,altri si barcamenavano e altri ancora non avevano nemmeno i soldi per tornare in Italia.La maggior parte dei nostri conterranei veniva impiegato nell’agricoltura o nel far legna, impararono anche mestieri che non erano abituati a fare come camerieri di locanda e ambulanti,ma come detto erano i lavori di fatica che la facevano da padrone.Era risaputo in queste lontane terre che il garfagnino era uomo di fatica e si diceva che: “Dove si costruiva i garfagnini a scavare e a portar calce,si coltivava e i garfagnini a zappare, c’era un lavoro che gli altri non facevano perchè fiaccava le ossa: e loro sotto.La costruzione del Canale di Panama,la grande rete stradale atlantica,i boschi del Montana e del Colorado furono le prime tappe,ma ormai non c’erano più ostacoli ne remore dove gli altri sdegnavano ascia,vanga e piccone il garfagnino costruiva capanne,gettava sementi e incanalava acque…”.Ma le difficoltà erano tante,i problemi linguistici,l’integrazione e sopratutto la nostalgia dei cari lontani e della amata Terra natia la facevano da padrone.Con questo stralcio di lettera (che poi pubblicherò integralmente perchè bellissima ed unica) scritta in dialetto da un nostro emigrante alla famiglia voglio ricordare la sofferenza di queste persone:

argentina

Emigranti 

” E,’gni mattina ciò la smania addosso perchè ‘sta mostra d’una Garfagnana e così bella anco s’edè lontana che mi sforzo di scurdalla ma non posso.Crediate non so più che fà,vorrei dormì per tant’ore per sognammi ma non vorrei durmi per non svejammi e capì ch’era un sogno e tribbolà”

 

di Paolo Marzi

http://paolomarzi.blogspot.de/

 


 

 

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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