Quali sono le origini dello zero

La prima memoria dello zero risale a circa tremila anni fa: era un simbolo della cultura
cuneiforme, formato da due inclinati, che indicava l’assenza di qualsiasi quanià.

Un simbolo simile era utilizzato di tanto in tanto anche dagli Egizi , ma soltanto tra altri
numeri, mai all’inizio o alla fine di una serie. Le antiche civiltà cinesi non hanno uno zero
vero e proprio, ma l’uso dell’abaco, il precursore della calcolatrice, fa supporre che comunque
fosso noto il concetto di valore nullo. I Maya, al contrario, avevano un simbolo, ma non lo
utilizzavano nei calcoli. Lo sviluppo dello zero in senso moderno va fatto risalire alla cultura
Hindu, anche se il padre dello zero è considerati universalmente il matematico arabo Muhammad
ibn Lhwarizmi (800 dopo Cristo) che lo introdusse tra i numeri oggi noti come “arabi”. L’uso
dello zero rese i calcoli più rapidi e precisi, permettendo l’introduzione di regole di calcolo
(i cosiddetti algoritmi) che consentivano di eseguire sulla carta operazioni prima possibili solo
con l’ausilio dell’abaco.
Il termine “zero”, che deriva dall’arabo sifr (nulla), fu usato per la prima volta in Occidente
dal matematico pisano Leonardo Fibonacci nel 1202.

Ci vollero più di cinquanta anni prima che i numeri arabi, e con essi lo zero, diventassero di uso
comune.
A Roma, per dire che qualcosa costa moltissimo dicono “costa ‘na cifra”, che in effetti significa
che non costa nulla, mentre i Romani vogliono intendere che costa moltissimo.


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