Quale fu la sorte dei Liguri Apuani dopo la deportazione nel Sannio?

Guerriero di Casaselvatica - Berceto,Parma.

 Una fine che nessuno avrebbe mai immaginato…

Sinceramente non ne capisco molto…anzi nulla..: genetica, D.N.A, cromosomi e “diavolerie” varie… ma facendo due “calcoli” per approssimazione(molta), e conoscendo un po’ di storia posso affermare che nelle nostre vene del tanto sbandierato sangue apuano ce n’è ben poco. Ci sentiamo orgogliosi discendenti del fiero popolo dei liguri apuani, i primi veri abitanti della Garfagnana che qui si insediarono già dall’età del ferro e che più volte respinsero gli attacchi della potente Roma, ed è giusto così per l’amor di Dio, ma io credo, a mio modesto avviso, che nelle maggior parte di noi, nelle nostre vene scorra anche e sopratutto il sangue di quei coloni romani che presero possesso di queste terre dopo la deportazione degli Apuani stessi.

La campagna di Circello (Benevento)

Perchè se dovessimo cercare il D.N.A di un apuano, forse non lo troveremo solo in Garfagnana e in Lunigiana, ma sicuramente nella provincia di Benevento e Avellino precisamente seguendo il Regio Tratturo Pescaseroli-Candela che attraversa i territori di Morcone del Sannio, Circello e Reino. Non è una favola, ma una cruda realtà intrisa di sangue… e in effetti qualcuno poi quel sangue l’ha cercato veramente… È di questi ultimi anni la pubblicazione di uno studio genetico su alcune popolazioni italiane: “Linguistic, geographic and genetic isolation: a collaborative study of italian populations”  che afferma che sono state fatte analisi genetiche che paragonano la popolazione attuale di Vagli (zona di stanziamenti apuani)agli abitanti di Circello nel beneventano, (luogo di arrivo dopo la deportazione). Ebbene si, analizzando il DNA Y e mitocondriale delle linee maschili e femminili si è visto che i risultati sono in accordo con una storia genetica delle due comunità , secondo il modello LLM (Ligures Legacy Model). La conclusione dello studio è che non si può affatto escludere che gli abitanti di Circello siano in effetti (almeno in parte) discendenti degli apuani.
Insomma, tutta questa intrigante teoria per continuare a raccontare quello che capitò agli antichi garfagnini dopo la deportazione nel Sannio. Già scrissi tempo fa un interessante articolo sui tristi fatti che portarono all’esilio di questo indomito popolo (perapprofondimenti: http://paolomarzi.blogspot.com/la-tragica-deportazione-di-un-popolo.html)… ma dopo che successe? Come se la passarono questi guerrieri? Cosa capitò a questa gente? Fecero la pietosa fine degli Indiani d’America? O la sorte fu più benevola nella lontana Campania? Analizziamo quello che fu secondo alcuni esimi studiosi.

“I Liguri prima che i consoli arrivassero non si aspettavano affatto di dover riaprire le ostilità e, colti di sorpresa, si arresero in circa dodicimila. Cornelio e Bebio, dopo aver sentito l’orientamento del senato tramite lettere, decisero di farli scendere dalle montagne nella pianura, molto lontani dalle loro sedi, per intercludere loro qualsiasi prospettiva di ritorno…I romani possedevano una porzione di agro pubblico in territorio sannita, che era appartenuto ai Taurasini. Era lì che volevano trasferire i Liguri Apuani e a questo scopo bandirono un editto che li obbligava a scendere dai monti con le mogli e i figli portando con sé ogni loro bene. I Liguri più e più volte scongiurarono Bebio e Cornelio per mezzo di loro legati di non essere costretti a lasciare i loro penati, la patria in cui erano nati, i sepolcri degli antenati e si impegnavano a consegnare armi e ostaggi. Non ottennero nulla e, d’altra parte, non avevano le risorse per riaprire il conflitto e così finirono per obbedire all’editto”. Così lo storico romano Tito Livio racconta il momento della resa totale dei Liguri Apuani. Era l’inizio della primavera del 180 a.C, l’inizio della fine dei Liguri Apuani. La deportazione assunse dimensioni bibliche e quello che infatti salta subito all’occhio sono i numeri. Per alcuni storici prudenti la cifra di quarantamila deportati riportata da Tito Livio sarebbe comprensiva di donne e bambini che a quanto pare corrisponderebbe alla cifra di dodicimila guerrieri arresisi. Altri però parlano di numeri ben più impressionanti come lo storico Jhon Briscoe che nel passo in cui Tito Livio scrive “…cum feminis puerisque…” dice che non si può intendere con donne e bambini, ma bensì “insieme alle loro donne e bambini“, ecco che allora i numeri si moltiplicherebbero raggiungendo la spaventosa cifra di centoventimila unità.
Ma non finì qui, l’ultima stoccata ad ogni resistenza apuana fu data poi nello stesso anno da il console romano Fulvio Flacco, da Pisa marciò con due legioni dai Liguri Apuani che abitavano nella zona del fiume Magra, dove costrinse alle resa altri settemila uomini.
L’impresa più grande dei proconsoli romani Cornelio e Bebio però doveva ancora cominciare, c’era da trasferire questa moltitudine di persone attraverso buona parte d’Italia, un’ impresa epica a cui era impossibile sottrarsi, era evidente che senza sorveglianza militare la mesta colonna degli Apuani si sarebbe assottigliata, per non dire proprio dissolta, senza considerare poi il fatto della possibilità di mettere in pericolo i territori attraversati.
Per gli Apuani catturati presso il fiume Magra la loro sorte fu diversa, la loro deportazione fu effettuata via mare, furono fatti salire su navi romane e sbarcati a Napoli. A dare la misura dell’impressionante sforzo logistico di tale esodo basta fare un raffronto con quello che fu poi la colonizzazione romana nelle terre di Garfagnana, Lunigiana e dintorni, a spostarsi infatti furono (secondo lo studioso Cornell) 71.300 maschi adulti nell’arco di settant’anni (fondatori di diciannove colonie), al massimo in una volta sola si trasferirono seimila famiglie…
Intanto nel lontano Sannio si stava preparando tutto per accogliere i nuovi abitanti, il senato inviò in quei luoghi una delegazione che presiedesse alle assegnazioni delle terre, in più fu stanziata una somma pari centocinquantamila denari perchè nelle nuove sedi gli Apuani potessero procurarsi tutto il necessario per vivere. Su questa presunta benevolenza romana si sono sviluppate interessanti tesi che clamorosamente dicono che non fu deportazione, ma bensì un semplice trasferimento frutto di una trattativa diplomatica fra romani e Apuani. La teoria è avanzata dal professor Alberto Barzanò, ricercatore di storia romana nonchè docente dell’Università cattolica del Sacro Cuore, che asserisce che le parole di Tito Livio (quelle qui sopra riportate) non sono altro che da considerarsi una manipolazione letteraria del tempo, per meglio capirsi tutto fu scritto per rendere esclusivamente gloria ai due proconsoli Bebio e Cornelio, poichè ci sono alcuni fatti che non coincidono con quello che era la realtà romana del tempo, infatti la distribuzione delle terre agli Apuani fu gestita nello stesso modo che era riservato ai cittadini di Roma, ma non solo, la ragguardevole cifra di denari stanziata dal Senato per avviarsi a una nuova vita -sarebbero concessioni strabilianti– così afferma l’illustre professore, che continua dicendo che- è probabile che i trasferiti (n.d.r: non i deportati)non fossero poi così scontenti della loro sorte– ed effettivamente due erano le ragioni che allettavano particolarmente gli antichi “garfagnini” e cioè la possibilità di arruolarsi nelle file dell’esercito romano, d’altronde loro erano guerrieri abituati a vivere combattendo, per di più la paga sarebbe stata anche superiore a quello di un soldato romano, a sostegno di questa teoria il IV libro di Polibio (storico greco)dice che –mentre agli alleati la razione di grano era concessa, gratuitamente, ai romani il questore ne scalava il prezzo dalla paga– questa distinzione esisteva perchè la scelta di fare parte dell’esercito di Roma (per quelli che non erano cittadini dell’Urbe) era una scelta volontaria e quindi considerata come professione, pertanto retribuita maggiormente. L’altro motivo consolatorio di questa deportazione-trasferimento fu la concessione di terre migliori, adatte a raccolti agricoli di tutto rispetto.
In conclusione quella che per i nostri Liguri Apuani sembrò una mezza vittoria o per meglio dire un appagamento, la storia con i secoli dirà che fu un ennesimo trionfo romano, diplomatico, strategico e sopratutto finanziario. Non so quindi dirvi se fu realmente trasferimento o deportazione (com’è dibattuto fra storici di tutto rispetto), quello che posso analizzare sono i fatti. I romani nel 180 a.C fecero arrendere gli Apuani con “nullo bello gesto“, ovverosia senza aver condotto nessuna battaglia, inoltre gli illusi Apuani finirono nel tempo per diventare veri e propri cittadini dell’impero, per sempre cessò la loro vita di guerrieri liberi dal momento che erano entrati a far parte di uno Stato vero e proprio con obblighi militari e sopratutto obblighi fiscali (le tasse romane erano salatissime!).
La vittoria romana fu di conseguenza doppia, essi non si comportarono come gli sciocchi americani che rilegarono gli indiani nelle riserve lasciandoli a sopravvivere o a vivere di stenti, tutt’altro, da una parte le terre liberate dal nemico (Garfagnana e Lunigiana) furono occupate da nuovi coloni pronti di conseguenza a pagare nuove tasse, dall’altra il nemico fu trasformato in “amico” rendendolo cittadino a tutti gli effetti e se da una parte aveva dei sacrosanti diritti, dall’altra come gli altri cittadini sarebbe stato pronto anch’esso a combattere per la gloria di Roma, ma sopratutto pronto a pagare ennesimi e salati tributi…


Bibliografia:

  • “Ab urbe condita” Tito livio
  • Marginalità ed integrazione dei liguri apuani: una deportazione umanitaria?” Jhon Thornton 1992
  • Linguistic, geographic and genetic isolation: a collaborative study of italian populations”
Previous articleAgim Krasniqi: Acqua reale o acqua virtuale?
Next articleDimitris Georgopalis: Troglodita
Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

1 COMMENT

  1. Ci sono cognomi o nomi di borghi che richiamano agli Apuani in campania? Secondo me si favoleggia.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.