Profili della Confederazione: Nathan Bedford Forrest

di Piero Visani

Nathan-Bedford-Forrest

 Nathan Bedford Forrest fu una delle figure degli Stati confederati d’America meno compresa quando era ancora in vita e maggiormente celebrata post mortem. Vediamo di capire perché.
Nacque a Chapel Hill, nel Tennessee, il 13 luglio 1821, da una povera famiglia di origine scoto-irlandese. Il padre era un fabbro e si era trasferito colà dalla Virginia dopo il 1850. A 17 anni, alla morte del genitore, egli divenne il capofamiglia (aveva infatti 10 tra fratelli e sorelle, sette maschi e tre femmine).
 A 20 anni, si mise in affari con lo zio, nello Stato del Mississippi, e qualche anno dopo, nel 1845, rimase coinvolto con quest’ultimo in una rissa in cui lo zio venne ucciso. Forrest, per contro, se la cavò egregiamente, uccidendo due avversari a colpi di pistola e ferendone altri due a colpi di pugnale. Ebbe così modo di palesarsi un aspetto del suo carattere che si manifesterà anche in seguito: quello di una natura estremamente aggressiva e facile allo scontro, nella quale si mescolavano un grande coraggio personale, una veemente energia, spesso incline a trascendere nella brutalità, e un gusto per l’avventura testimoniato – tra l’altro – anche dalla sua passione per il gioco e per tutti i tipi di pressione psicologica che si potessero esercitare sul prossimo, a fini palesemente di piegarlo ai propri voleri.
Nella sua qualità di uomo d’affari, Forrest acquistò numerose piantagioni di cotone in Tennessee e si dimostrò assai attivo nella tratta degli schiavi. Nel 1861, al momento dello scoppio della Guerra Civile, egli era diventato uno degli uomini più ricchi del Sud, con un patrimonio personale che pare ammontasse a 1,5 milioni di dollari dell’epoca, vale a dire una cifra assolutamente enorme, per quei tempi.
Nel 1845, Forrest sposò Mary Ann Montgomery, figlia di un pastore presbiteriano, e dalla loro unione nacquero due figli.

Al momento dello scoppio della guerra civile (primavera 1861), Forrest ritornò nel suo Stato natio, il Tennessee, e si arruolò come semplice soldato, con suo fratello più giovane e il figlio quindicenne, in un’unità di cavalleria.
Il governatore dello Stato e i comandi militari locali rimasero alquanto sorpresi che un uomo della notorietà e delle ricchezze di Forrest si fosse arruolato come semplice soldato, tanto più che i proprietari di piantagioni erano esentati dal servizio, per cui lo nominarono  tenente colonnello  e lo autorizzarono a reclutare e addestrare un reparto di ranger a cavallo, cosa che egli poté fare senza problemi, dato che – come si è detto – era estremamente ricco.
Nell’ottobre di quello stesso anno, a Forrest venne assegnato il comando di un reggimento di cavalleria, il 3° Tennessee Cavalry, dove egli ebbe subito modo di distinguersi per le sue naturali qualità di leader, sebbene non avesse alcun addestramento od esperienza militari da poter vantare.
Si trattava in effetti di un uomo che incuteva un naturale rispetto al prossimo, con il suo 1,88 metri di altezza, i 95 kg di peso e la marcata inclinazione ad ottenere, con le maniere forti, quello che non riusciva ad ottenere con le buone.
Una volta iniziate le operazioni militari, Forrest si dimostrò un ottimo tattico e un combattente per nulla incline alla resa. In occasione della caduta di Forte Donelson per mano unionista (febbraio 1862), infatti, Forrest rifiutò di acconsentire alla resa voluta dal comando confederato, raccolse dietro a sé circa 4.000 uomini e si sottrasse all’accerchiamento unionista con una marcia di incredibile audacia e sprezzo del rischio, tipica del suo temperamento di giocatore. Tale marcia lo rese famoso in tutto il Sud e ne aumentò notevolmente il prestigio.
Nei mesi successivi, egli si rese protagonista di un fatto incredibile alla battaglia di Fallen Timbers (8 aprile 1862), quando caricò da solo le forze unioniste, non essendosi accorto di non essere stato seguito dai suoi soldati al momento dell’attacco. Circondato dai “soldati in blu”, non fece una piega e ritornò verso le sue linee dopo essersi sganciato a colpi di sciabola e pistola, ferito in maniera seria ma per nulla incline alla resa.
Promosso brigadier generale nel luglio 1862, Forrest venne incaricato dai suoi superiori di condurre un raid oltre le linee unioniste, disturbandone comunicazioni e rifornimenti. Fu in tale occasione che cominciò a rifulgere la sua stella di grande comandante di cavalleria, dato che mosse brillantemente la sua brigata alle spalle delle forze unioniste, spostandosi di continuo e attirando su di sé una grande quantità di reparti nemici, i quali non poterono così dedicarsi ad altre attività. In tale veste, riuscì ad arrivare fino alle sponde del fiume Ohio e a ritornare poi con molto bottino alla sua base di partenza in Mississippi.
Negli ultimi mesi del 1862, Forrest si confermò un grande leader di cavalleria, mentre, nel settembre del 1863 si distinse alla battaglia di Chickamauga ed ebbe un duro scontro con il comandante confederato, il generale Braxton Bragg, da lui accusato di incompetenza e scarsa combattività. La cosa tuttavia non danneggiò la sua carriera, dato che il successivo 4 dicembre venne promosso al grado di Maggior generale.
Il 12 aprile 1864, Forrest attaccò e catturò Fort Pillow, in Tennessee. Nella circostanza, alcune decine di soldati afro-americani che combattevano nelle file unioniste vennero uccisi dai confederati. Dopo circa un mese, sorse una violenta polemica, tra nordisti e sudisti, riguardo al comportamento assunto da Forrest e dalle sue truppe nel corso di quel combattimento. Egli venne personalmente accusato di aver tollerato che avesse luogo un massacro deliberato di soldati unionisti neri, quantunque coperti dalla condizione di prigionieri che si erano formalmente arresi al nemico, ma il generale Sherman, incaricato di esaminare la questione e di riferirne al presidente Lincoln, formulò un giudizio sostanzialmente assolutorio del comportamento del suo collega confederato, accusato sì di aver tollerato le inaudite violenze cui si erano lasciati andare i suoi uomini, ma non di averle in qualche modo promosse e di averle duramente represse non appena venuto a conoscenza dei fatti.
La più grande vittoria militare di Forrest ebbe luogo nella battaglia di Brice’s Crossroads (10 giugno 1864), quando, al comando di soli 3.500 uomini, riuscì a sconfiggere completamente una forza di ben 8.500 unionisti, grazie alla mobilità della sua cavalleria – che egli, in omaggio all’evoluzione tattica di quell’arma, trattava sempre più come fanteria a cavallo – e al suo notevolissimo senso tattico. Come tale, egli fu un precursore, in quanto trasformò la cavalleria da arma di sfondamento tattico (ormai non più utilizzabile come tale a causa delle micidiale potenza e precisione delle nuove armi rigate) a strumento di mobilità strategica, in grado di compiere incursioni in profondità alle spalle delle linee nemiche e di muoversi come una sorta di moderna fanteria “motorizzata”, la quale, arrivata sull’obiettivo, abbandonava i cavalli ed entrava in combattimento come normale fanteria, pur se molto più mobile di quest’ultima.
Tale senso tattico Forrest riuscì ad esibire anche nel corso delle ultime campagne sul fronte occidentale dove egli, mai investito di un comando di rilievo nonostante la sua promozione a Tenente generale verso la fine del 1864, riuscì comunque a cogliere brillanti vittorie, anche se tutte caratterizzate dal fatto di essere successi di retroguardia, conseguiti quando ormai la situazione del Sud era definitivamente compromessa.
Dopo la resa di Lee ad Appomattox (Virginia, 9 aprile 1865), Forrest combatté ancora un mese con le forze confederate, per poi arrendersi il successivo 9 maggio.
L’abolizione della schiavitù inferse un colpo durissimo alle fortune di Forrest, che si vide privato di gran parte dei suoi capitali. Entrò allora nel settore delle ferrovie, ma non ebbe fortuna, la sua compagnia fece fallimento ed egli, al momento della morte, viveva in una capanna di legno che aveva mantenuto in suo possesso ai margini di una delle sue piantagioni, in pressoché totale miseria.
Non bisogna poi dimenticare che Forrest aderì al Ku Klux Klan alla fine del 1866 o agli inizi del 1867. Com’è noto, il Klan venne creato nel 1866 da veterani confederati, con l’intento di esercitare forti pressioni sugli schiavi liberati affinché continuassero a nutrire un forte timore nei confronti dei loro ex-padroni bianchi e non fossero indotti a compiere ritorsioni a loro carico, ma non è certo che Forrest ne abbia assunto la direzione, mentre è certo che se ne distaccò nel 1869, essendo favorevole a un diverso trattamento della popolazione nera e degli schiavi liberati, verso i quali riteneva preferibile sviluppare una politica di riconciliazione.
Morì a Memphis (Tennessee), nell’ottobre 1877, a causa di complicazioni derivantigli da un attacco di diabete, e proprio a partire dalla sua morte ebbe luogo un processo di celebrazione del personaggio che, nel corso del tempo, è di fatto andato al di là dei suoi effettivi meriti militari, pur notevoli. Con tutta probabilità, la figura di Forrest è diventata un catalizzatore di simpatie confederate e odi unionisti, e questa incapacità di lasciarla evolvere dalla polemica politica alla storia non è giovata né alla figura del generale né alla sua corretta interpretazione, così come non gli sono giovate le sue simpatie per il Ku Klux Klan.
Forrest si riesce a interpretare e valutare meglio, come figura, nella logica della “cultura dei vinti” e della visione – tipicamente confederata – del Sud come “vincitore morale” della Guerra Civile americana.
Al tempo stesso, i tratti molto marcati del carattere del generale hanno contribuito a farne un personaggio assai presente nell’immaginario collettivo, dal momento che non si tratta di una figura opaca, ma di un uomo a tutto tondo: nato poverissimo, poi diventato ricchissimo, e morto nuovamente poverissimo; arruolatosi come soldato e salito fino al grado di tenente generale; fisico imponente, ottimo cavallerizzo e grande spadaccino, capace di rivendicare personalmente a sé l’uccisione, durante il conflitto, di più di 30 soldati unionisti e il ferimento di molti altri.
Affermazioni assolutamente analoghe possono essere fatte in relazione alla sua appartenenza al Ku Klux Klan, che tuttavia dovrebbero essere temperate dal fatto che egli se ne staccò dopo pochi anni e si orientò piuttosto in favore della riconciliazione con i neri, così come da intenti unitari – e non sa spirito di rivincita – fu animata la sua visione degli Stati Uniti dopo la sconfitta della Confederazione.
Forrest, in ultima analisi, è oggi essenzialmente un personaggio da cultura di massa, al centro di odi e amori di entità sostanzialmente analoga. In ambito militare, fu uno dei pochi grandi comandanti che la Confederazione sudista riuscì a schierare sui fronti dell’Ovest e probabilmente uno dei pochi a comprendere che la guerra che il Sud avrebbe dovuto combattere contro il Nord non avrebbe dovuto essere di tipo convenzionale, ma rivoluzionario. Alla fine, tuttavia, il suo senso di disciplina e gerarchia gli impedirono di compiere quei gesti dirompenti che pure sarebbero stati nella sua natura e che certo avrebbero maggiormente giovato alla causa confederata.
Oggi egli è amato dai residui simpatizzanti sudisti non per quel che è stato, in fondo, ma per quello che avrebbe potuto essere, se la sua volontà di rottura degli schemi fosse stata superiore all’ossequio per gli assetti politico-militari esistenti all’epoca. In definitiva, egli è diventato una figura mitica perché del Sud incarna ciò che avrebbe potuto essere e non ciò che è stato. Come tale, egli si sovrappone alla perfezione con il Vecchio Sud, che in fondo vive ancora oggi di tale illusione, ormai diventata mito.

Piero Visani



Piero Visani
Piero Visanihttp://derteufel50.blogspot.de
Aosta, 25/07/1950 - Torino 12/04/2020 Articoli

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