Prefazione di Umberto Visani a “Contro il Leviatano” di Piero Visani

A due anni e mezzo dalla scomparsa di mio padre, avvenuta il 12 aprile 2020 per una improvvisa emorragia cerebrale, riprendere i passi che compongono quest’opera è stato toccante e, al tempo stesso, doveroso.

La struttura che ho inteso dare è suddivisa nelle varie aree tematiche che maggiormente hanno caratterizzato la vita e le passioni di mio padre. In primo luogo la visione del mondo, con una serie di spunti anche personali e intimistici. In secondo luogo la politica, dove ho racchiuso varie analisi, estremamente precise, sul mondo in cui viviamo e sugli scenari che si stavano prospettando già negli anni passati.

Non poteva mancare una corposa parte centrale sui conflitti e sul suo (per dirla con James Hillman) «terribile amo- re per la guerra». Dalla Guerra dei Sette Anni, all’epopea napoleonica, dalla Guerra Civile Americana fino ai recenti Troubles nord-irlandesi. Tanti dei luoghi descritti li ho visi- tati con lui e con mia madre e porto nel cuore ogni singolo istante trascorso insieme. Ritornando a una sfera più personale, segue una sezione relativa a letture, film, serie tv, anch’esse rappresentative dei suoi interessi. Concludono l’opera tre contributi dal sapore profetico sulla realtà in cui viviamo da un biennio a questa parte, con un controllo sempre maggiore e politiche vieppiù liberticide in vari ambiti. Non è mia intenzione tediare il lettore con una stucchevole agiografia che avrebbe annoiato mio padre stesso, per cui preferisco lasciare subito la parola a lui con un contributo sublime che mi dedicò dieci anni fa la cui lettura non può non far venire i brividi per la potenza mitopoietica: requie-scat in bello.

Mio figlio, a seguito di un mio giudizio sulla grande prossimità che esiste nelle nostre due modalità di scrittura, ne prende volentieri atto e mi segnala un articolo da cui emerge – con estrema chiarezza – anche la nostra assoluta affinità ideologico-valoriale. Non che ne dubitassi, ma dall’articolo in questione emerge ancor meglio.

Posso ormai pensare, visto che Umberto sta per varcare la soglia dei trent’anni, di essere stato un bravo padre. La mia maggiore ambizione, quando nacque e man mano che cresceva, è stata quella di farlo naturalmente identificare nell’universo di valori e nel patrimonio ideale in cui mi sono sempre mosso io. Di conseguenza, non gli ho mai prescritto niente, ma gli ho mostrato una via, la mia. E ho cercato di mostrargli come quella via fosse credibile perché non era né teorica né retorica, ma vissuta giorno dopo giorno.

Umberto ha così potuto rendersi conto che suo padre le idee non le ha mai esposte, semplicemente, ma vissute. Ha potuto anche vedere       – ahinoi! – i costi che suo padre ha dovuto pagare per questo, ma credo che quello non gli abbia fatto diminuire la stima per me, anzi. Ha visto che alla fedeltà alle mie idee io ho sacrificato freddamente e scientemente tutto. Ha visto che essere un uomo verticale non è poi così difficile, se solo si vuole esserlo.

Gli ho sempre cantato le lodi di una concezione antimercantilistica, antieconomicistica, antiutilitaristica, antispeculativa dell’esistenza, e l’ho vissuta giorno dopo giorno, insieme a lui, perché gli sono sempre stato tremendamente vicino, fin da bambino. Sono stato il suo compagno di giochi, oltre che suo padre.

Scrivo queste cose trattenendo a stento qualche lacrima, ma sono cose mie, sono frutti della mia passione. E lui, da tempo, è un altro grandioso frutto di questa passione. È la gioia e l’orgoglio di un padre. È l’alfiere che, da qui in avanti, porterà con onore la nostra bandiera, per poi consegnarla, a suo tempo, a qualcun altro che lui avrà contribuito a formare. E così fino alla fine dei tempi.

Non so se diventerò nonno. Non so che cosa farà Umberto nella vita.

Posso dirmi una cosa che mi riempie di orgoglio enorme: senza alcuna forzatura, lasciandolo libero di leggere e di fare tutto ciò che voleva, ho costruito il giovane guerriero che avrei voluto lui fosse. È il capolavoro della mia vita, la dimostrazio- ne vivente che i miti possono vivere, se solo si ha la volontà e la pazienza di costruirli. E io, che ai miti ho sempre creduto, che ritengo che l’unica ragione di una vita è che si tratti di una vita mitopoietica, so che lui li continuerà. E, se non lo farà con figli suoi, lo farà crescendo e formando giovani virtuosi, di cui è pieno il mondo, basta saperli scovare, crescere, coltivare.

Posso avere fallito tutto ma non ho fallito il compito prin- cipale che mi ero dato: quello che mio figlio fosse memoria vivente delle mie idee e di me, di una “lunga linea grigia” che parte da dove sono nati la dignità e l’onore, e l’odio per i valori mercantili. Ora so che ci sono riuscito.

Piero Visani

Umberto Visani
Umberto Visanihttps://www.facebook.com/visanium
Umberto Visani nasce a Torino nel 1983. Laureato con lode presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino è un ricercatore indipendente di ufologia, archeologia misteriosa e criptozoologia. Scrive per numerose riviste specializzate a livello nazionale e internazionale, tra cui “Mistero Magazine”, “Ufo International Magazine”, “Révista Ufo Brasil”, “Fate Magazine”. È stato più volte ospite della trasmissione televisiva “Mistero” in onda su Italia 1. Ha pubblicato nel 2012 il saggio “Mondo Alieno: Ufo ed extraterrestri nella storia dell'umanità”, edito da Arethusa Edizioni, seguito nel 2014 dal romanzo “Ubique”, nel 2016 dal saggio “Mai stati sulla Luna?”, per Uno Editori, nel 2017 dal saggio “I Misteri dell’Umbria”, con Morlacchi editore, nel 2018 dal saggio “Ufo: le prove”, Edizioni Segno e quest’anno è uscito “Ufo: i casi perduti”, Edizioni Segno.

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