L’11 settembre di quest’anno  si ricorderà, insieme all’attacco delle torri gemelle,  anche per i cataclismi e  uragani che con la loro forza stanno devastando il mondo. Dalla Florida all’Italia, raffiche di vento fortissime, piogge e nubifragi hanno messo  in ginocchio anche il nostro paese. La tragedia  si è abbattuta su Livorno e l’acqua dei torrenti straripati, frane e smottamenti  hanno  provocato fino ad ora ben sei morti. A guardare le immagini di Tv e giornali, si ha l’impressione che ad abbattersi sulle nostre vite sia l’Apocalisse. I quattro cavalieri marciano ovunque e dove arrivano provocano morte e distruzioni. Eppure ad analizzare bene gli eventi, aldilà del clima impazzito, tutto quanto si sta verificando ha il sapore  di un dramma annunciato. L’Italia, come noto,  è un territorio fragile a causa di un dissesto idrogeologico che riguarda la penisola da nord a sud, ma nonostante ciò, passata l’emergenza maltempo, tutto ritorna come prima, archiviando problemi irrisolti , che si ripresentano in tutta la loro  drammaticità in vista di nuovi temporali.  Torrenti che tracimano, fango e acqua che al loro passaggio travolgono ciò che incontrano portandosi dietro il lavoro o la casa costruita con mille sacrifici, se non la vita stessa di intere famiglie; sono questi i tragici bilanci, così come è successo a Livorno. Ma di chi è la colpa e come mai nell’era delle intelligenze artificiali siamo piccoli e indifesi di fronte ad una Natura che si riprende puntualmente tutto ciò di cui è stata scippata? La Terra Madre continua ad essere violentata, deturpata e noi invece di tutelarla, come figli indegni, la scippiamo divertendoci a distruggerla;  ci macchiamo di matricidio ignorando le grida  d’aiuto che ci pervengono continuamente. E i segni non mancano di certo. Di fronte ad un’estate calda con temperature da record ed una siccità che ha rovinato la maggior parte dei raccolti, era evidente che le piogge avrebbero provocato ovunque uno sconquasso. A volerla dire tutta, un esame di coscienza dovrebbero farselo Renzi e la Madia che, nella furia iconoclasta di abolire le Province, hanno reso più vulnerabili i territori, perché non si può governare tagliando sulla vita della gente e di comunità abbandonate a se stesse. Erano le Province, quando esistevano, ad occuparsi dell’officialità idraulica: pulire gli alvei dei fiumi, effettuando nel corso dell’anno lavori di manutenzione. Ed ora? Se non ci sono soldi e nemmeno l’ente preposto, chi si occuperà di ciò, chi del gasolio per riscaldamento nelle scuole o dell’edilizia e manutenzione scolastica negli istituti  di secondo grado? Coloro che hanno ripetuto il mantra dell’eliminazione dell’ente Provincia dovrebbero fare oggi un mea culpa, perché finora invece di andare avanti stiamo ritornando a passi da gigante indietro nel tempo. Vogliamo parlare poi del corpo forestale dello Stato in rapporto agli incendi che quest’anno si sono intensificati ovunque? Se ci fosse un minimo di onestà intellettuale, invece di infinocchiarci di chiacchiere e bugie, chi ci ha governato e chi ci governa dovrebbe lavorare assiduamente investendo quattrini e cominciando sul serio  a demolire costruzioni abusive sorte come i funghi ovunque, compresi i torrenti e i fiumi. Ma a quanto pare dopo aver ripetuto fino alla nausea cose risapute, si mette un bel punto e si torna a capo. Invece di perdersi nelle alchimie politiche ,stringere alleanze, dar vita a comitati d’affari, urgerebbe per il bene dell’Italia mettere i quattrini sul tavolo e investire per fermare questo circolo vizioso dentro il quale siamo caduti. Una delle tante cose che andrà fatta è capire quanto il turismo possa significare sviluppo o contribuire al dissesto idrogeologico. Ultimamente sono cresciuti gli appetiti di cementificare le coste, creare bed  and breakfast anche nei garage, pur di realizzare utili. Siamo ad un bivio: agire in virtù di congrui profitti o tutelare ciò che Madre Natura nella sua magnanimità ci ha regalato. Per il momento ci sarà da fare i conti con milioni di ettari di bosco divorati dal fuoco e senza alberi il terreno franerà e si sgretolerà. Dopo un’estate da cancellare, ciò che ci attende preoccupa e fa paura. Intanto le bombe d’acqua ci investono e davanti ad un evento naturale anche il volo di una mosca non ci fa dormire sonni tranquilli.

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Antonella Policastrese
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. POSTS

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