Pietà o pietismo?

Tra le due, intercorre la stessa differenza che tra “bontà” e “buonismo”.
Oggi tutti i giornali trasudano di articoli sulla storia strappalacrime dell'”imprenditore evasore” Diego Lorenzon e su come questi sia stato assolto dal giudice, con l’approvazione del pubblico ministero, benché non avesse pagato 262 mila euro di tasse (che comunque sta restituendo a rate).
L’operazione mediatica è semplice: se darete fiducia al “sì”, anche la questione fiscale sarà affrontata in maniera più elastica…
In un regime di mentitori e di bari, nulla di sorprendente. Qualche sorpresa, invece, per il fatto che – in tale tripudio di entusiasmo – i media si siano dimenticati del fatto che, per gestire lo zelo persecutorio dei “volonterosi carnefici” di Stato, il buon Lorenzon abbia SOLO contratto una grave patologia, probabile conseguenza del trattamento che subiscono in Italia dallo Stato gli imprenditori non ammanicati.
Come sempre, al fondo del buonismo c’è la morte: il signor Lorenzon NON era sicuro di poter presenziare a udienze future, così ha deciso di parlare subito e di spiegare le sue ragioni al giudice, che lo ha rapidamente assolto perché il fatto non sussiste.
Vedremo ora se, in gennaio, anche la Signora con la falce lo assolverà per lo stesso motivo. C’è quanto meno da dubitarne.
Come sempre, il “migliore dei mondi possibili”, quello ove tutto è regolato solo dal denaro, non ti nega un’assoluzione, specie se, se non è proprio postuma, certo è “in articulo mortis”…
I “volonterosi carnefici” potranno essere contenti: tra suicidi, omicidi e morti differite, giustizia è fatta. Ciascuno ha fatto il proprio dovere, l’Italia è salva e il danno fiscale subito è minimo. Non sono in treno, in questo momento, ma mi viene in mente – fortissimo e terribile – il finale di “Pane e cioccolata”, di Franco Brusati…

 Piero Visani

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