Per la Cassazione non c’è grave danno se non mangi.

Cassazione

Questa è alla fin fine la sentenza della Cassazione, se non mangi non è un grave danno;

si perchè quando sentenzi che perdere il lavoro non è un grave danno e considerando che il lavoro

per le persone significa sussistenza e mantenimento familiare significa che tu non consideri grave

che una persona o una famiglia non abbia più niente per sopravvivere.

Questo mio prologo nasce da una sentenza della Cassazione rispetto al caso dell’imprenditore cuneese

che nel 2006 trovatosi in cattive acque finanziarie ha preferito usare i soldi che aveva da versare all’IVA

per pagare i propri dipendenti e non licenziarli.

L’imprenditore ai giudici che lo accusavano di evasione delle tasse 2006 ha spiegato

che la sua azienda si è trovata all’epoca in una grave carenza di denaro e che

palesandosi la scelta di pagare per un altro anno gli stipendi oppure pagare l’IVA

ha scelto di pagare gli stipendi dei suoi dipendenti, almeno per un anno ancora,

cioè “regalare” alle persone che con lui avevano collaborato sino a quel momento,

un anno di stipendio e vita dignitosa.

La difesa dell’imprenditore si è basata sullo “stato di necessità“,

cioè una legge che con l’art 54 che esclude la pena se si è agito per

“salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona”.

A che serve che la Cassazione ribadisca che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito

se poi all’atto pratico chi cerca di tutelare questo “lavoro” e quindi ricordiamo,

le persone, viene comunque condannato? Perchè tutelava il lavoro a scapito dello Stato

che oggi come oggi andrebbe scritto minuscolo e aggiunto la qualifica di “padrone”?

L’art. 54 del codice penale dice anche

“La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità

è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata

risponde chi l’ha costretta a commetterlo”. 

Mi vien quasi da ridere pensando che “l’altrui minaccia” è proprio rappresentata da questo stato padrone

che non solo non è in grado di avere una politica economica di salvaguardia del lavoro e dei suoi Cittadini,

ma li vessa con carichi fiscali insostenibili.

Quindi sarebbe lo stato padrone stesso da perseguire data la sua totale inefficienza

nell’applicazione dell’art. 1 della Costituzione che basa la fondazione dell’Italia proprio sul lavoro.

Lasciamo perdere che un popolo civile organizzato in società o Stato dovrebbe basare la sua coabitazione

territoriale (o meno) sulla ricerca della felicità, ma dato che invece si basa sul lavoro,

cioè sul tempo che l’uomo deve dedicare ad attività remunerative per mantenersi in vita,

che almeno il lavoro sia preservato.

Il diritto al lavoro non è presente solo all’art. 1 della Costituzione, ma è presente nell’art. 4,

dove si ribadisce che la Repubblica “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”,

ed in questo la Cassazione si è promossa molto bene, non c’è che dire; comparenell’art. 35

dove si ribadisce che “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”; 

fa capolino ancora nell’art. 36 dove si dice che

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro

e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”,

ma evidentemente per la Cassazione non è un danno grave perdersi il lavoro e non condurre una vita

libera e dignitosa; ancora presente nell’art. 38 dove in riferimento all’assistenza verso i Cittadini

si dice “L’assistenza privata è libera”, libera cosa se poi chi assiste in sostituzione dello stato padrone

viene condannato? E ancora abbiamo l’art. 39 che mi fa porre la domanda, ma i sindacati oggi

come oggi a che cosa servono? E ancora l’art. 40, che è il diritto allo sciopero…

ma che ti scioperi se il lavoro non c’è più?

Invece no, lo stato padrone è composto anche dalla Cassazione, che si guarda bene dal colpire se stesso

e i suoi inefficienti rappresentanti nonostante l’evidenza della contraddizione.

L’imprenditore si farà 4 mesi di prigione.

Tanto lo Stato vi deve, cioè nulla, voi siete invece obbligati in solido con

la vostra proprietà e la vostra vita a rispondere alle richieste dello stato padrone.

Ma ve lo siete rotto o no il c___o?

 

Jacopo Cioni

 


 

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Jacopo Cioni
Jacopo Cionihttp://www.florencecity.it
Nato a Firenze nel 1967 e quindi bagnato dall'acqua lezza dell'alluvione in fase embrionale. Cresciuto all'ombra delle generazioni fiorentine che mi hanno preceduto respirando sempre aria di Fiorenza. Dentista di professione, obbista per diletto come scribacchino. Il tutto sempre con una chiara ottica: La Libertà è dell'uomo. La Sovranità è del Cittadino. La Democrazia è dei popoli. Decisamente in perenne scontro con me stesso in quanto scopro di avere torto in continuazione e mi consolo vedendo che tanti altri hanno molto più torto di me ma non se lo confessano mai. Persona da non frequentare in quanto assume pillole rosse. Articoli

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