Pd Ci sarà la scissione?

Stiamo per assistere a una scissione o tutto questo pour parler si rivelerà un buco nell’acqua? Intanto la scena politica è tornata sotto il dominio di Renzi che, con i suoi metodi poco ortodossi, sta facendo cambiare pelle al più importante partito della storia italiana. Il partito comunista nasce a Livorno, dopo la scissione dal partito socialista arroccato nel governo, incapace di elaborare tesi per contrastare l’evoluzione del fascismo che conquistava tra le masse sempre più consenso per una situazione economica drammatica, dovuta alla fine della prima guerra mondiale. Un partito dunque, quello comunista, che ha scritto la storia di questo sfortunato Paese, che ha sempre raccolto le istanze di vasti strati della società civile come gli operai, la scuola, il lavoro. Temi caldi che all’improvviso si sono ghiacciati e, alla luce di quanto succede, sta rischiando di collassare, a causa di un segretario che ha accentrato nelle sue mani il partito, snaturandolo e facendolo diventare qualcos’altro. Dopo il Berlusconismo con Forza Italia appannaggio esclusivo del cavaliere, ci eravamo illusi che qualcosa stesse cambiando, ma evidentemente il verbo berlusconiano è ancora vivo e presente in mezzo a noi. A raccogliere l’eredità del Cavaliere ci ha pensato Renzi, che ha fatto meglio del maestro in quanto è riuscito ad appropriarsi del partito di sinistra trasformandolo in una proprietà a suo uso e consumo. Mentre Berlusconi ha dovuto sudare le sette camicie per crearsi la macchina del consenso, Renzi ha bruciato le tappe ed oggi, con una maggioranza schiacciante lo usa come meglio crede, perché nessuno osa contraddirlo e di conseguenza all’esterno dà anche l’idea di una democrazia di facciata con le decisioni prese dall’uomo solo al comando. Gli uomini soli che decidono di dettare regole e metodi, sono alquanto pericolosi e se non si troverà il modo di contrastarlo, in Italia non ci sarà vita facile per le sorti di una democrazia sempre più in affanno per mancanza di spazi di libertà che si riducono. L’uomo solo, giovane, diretta emanazione del Cavaliere, sa che può contare su numerosi strati della borghesia economica e imprenditoriale, quel ceto che ha determinato le vittorie di Berlusconi e dei suoi cortigiani. Una storia politica quella italiana fatta di situazioni simili a figure che riflettono la loro immagine su uno specchio opaco e di cui è possibile cogliere solo i contorni, ma non l’essenza chiara della rappresentazione. Renzi, che da affabulatore ha dimenticato le disuguaglianze sociali ,le problematiche occupazionali, non ha fatto altro, nel periodo in cui è riuscito a essere nominato Presidente del Consiglio,che varare riforme come quella Madia, bocciata dalla Corte Costituzionale, o promuovere un referendum bocciato anch’esso con una maggioranza bulgara di NO. Non pago di questo ha ripreso in mano le redini del partito e si sta preparando a scendere in gara con una biga trainata da magnifici cavalli berberi. Non ascolta ragioni, non sente nessuno e quella minoranza del PD, invece di essere ascoltata, è messa continuamente ai margini, presa a pesci in faccia, vissuta con fastidio dall’uomo di Rignano che ha deciso di riprendersi il potere. A questo punto è difficile comprendere le ragioni di chi si ostina a rimanere dentro. Parlano una lingua differente Renzi e gli oppositori e, se questi ultimi continueranno a tergiversare, si ritroveranno a pulire le scarpe del Segretario che continua nella sua folle corsa e ha deciso di sterminare i poveri perché sono brutti, sporchi e cattivi. Quando si andrà alle elezioni Renzi sa già con chi allearsi per avere il 40% e, aiutato dagli spin doctor, continua a erodere terreno a chi considera nemici, ossia alla sua stessa gente. L’epoca della dialettica, delle assemblee, delle riunioni, della passione politica è finita da tempo. Prepariamoci alle slide, agli ambienti dorati, alle riunioni chic dove la gente di Renzi parla di politica e si prepara a dargli man forte. Chi lo circonda ricorda situazioni ed eventi simili al ballo delle debuttanti o incontri in ambienti che contano dove, attraverso la beneficienza e le fondazioni, si fanno soldi e i soldi in questo momento sono le uniche cose che contano.

Antonella Policastrese
Antonella Policastresehttp://blogdiantonella.altervista.org
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

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