Saranno ricostruite Amatrice, Accumuli; Arquata e dintorni ? Semmai vi fossero stati dei dubbi, laddove procedere in tal senso è imperativo per uno stato sovrano, libero e indipendente, nell’Italia, paese membro della UE, s’è dovuto attendere che arrivasse Angela Merkel per avere delle speranze di poterlo fare. E dunque ricostruzione sarà avviata, ma entro i limiti della flessibilità deficit/pil imposti dall’Europa , ritoccati leggermente all’insù, come da istanza avanzata dal Capo del Governo italiano. Magari Renzi su quel ritocco alla flessibilità ci aveva fatto affidamento per altri progetti, utili a superare brillantemente, con bonus e regalie, lo scoglio del quesito referendario di novembre. E sarebbe stato meglio per tutti e ancor di più per i connazionali colpiti dal sisma del 24 agosto, se il proposito renziano fosse giunto a buon fine senza che terremoto intervenisse. E lui, il Premier, s’è detto soddisfatto dell’esito dell’incontro bilaterale con la Cancelliera tedesca svoltosi a Maranello a fine agosto. La Merckel non si opporrà quando Renzi, in sede di Consiglio europeo, chiederà di sforare il patto di stabilità per consentire la ricostruzione dei paesi terremotati. E se la Cancelliera cambiasse idea; se il suo terribile ministro delle finanze , Wolfang Schaeuble, quello sulla sedia a rotelle, mettesse il bastone tra le ruote, che ne sarebbe del futuro di Amatrice e dintorni ? E quand’anche arrivasse il segnale verde dalla Germania per la ricostruzione, quale sarebbe il limite di spesa da utilizzare per ricostruire i paesi dell’italico suolo colpiti dal sisma ? Ma la domanda cruciale è la seguente: perché la nostra Nazione deve dare conto alla Germania, o UE che dir si voglia, dei propri morti; del dovere di ricostruire ciò che è andato distrutto; delle garanzie offerte dalla Costituzione ai propri cittadini e, per finire, della dignità morale, civile cui tutti hanno diritto nella madrepatria ? Nulla di simile a quanto accaduto a Maranello durante l’incontro bilaterale del 30 agosto tra il premier italiano e quello tedesco anche in merito al diritto/dovere di ricostruire un pezzo dell’Italia dopo un terribile terremoto, si era verificato negli ultimi cento anni. Cento anni che di terremoti ne hanno visti di terribili: da quello di Messina e Reggio Calabria del dicembre 1908 con i suoi centomila morti, a questo di Amatrice e dintorni del 24 agosto, che di vittime ne ha mietuto circa trecento. Eppure, in quest’ultimo caso, si parla di ricostruire un’area di estensione pari a un solo quartiere di Reggio o Messina e c’è bisogno del permesso della Germania per intervenire. Inammissibile; basterebbe solo questo per far invocare agli italiani il diritto di uscire di corsa dalla Ue, di porre in essere immediatamente un referendum sulla “Ex-It”. L’Italia contribuisce direttamente al bilancio dell’Unione Europea con una cifra che sfiora i 18 miliardi di euro, fregiandosi di essere un contribuente attivo, poiché al nostro Paese, quando gli va bene, gli ritorna indietro (sotto forma di piani strutturali, fondi finalizzati e incentivi) non più di tre quarti di quella somma. Vale a dire che con quei 4,5 miliardi di euro all’anno che comunque prendono il volo dall’Italia verso Bruxelles, di ricostruzioni dopo terremoti ne potremmo affrontare e completare quanti il destino ce ne manda e ci resterebbero in cassa altri 13,5 miliardi di euro. Tuttavia, la vicenda dell’assenso preventivo della Germania che serve per consentire all’Italia di spendere i soldi per ricostruire Amatrice e dintorni, non è che uno degli aspetti terribili del nuovo assetto geo-politico dell’Europa occidentale. Solo che di nuovo non c’è nulla; la storia si ripete, le lancette del tempo sembrano essere tornate indietro sino al 1938, anno in cui il “Terzo Reich” di Hitler avviò la sua terribile politica espansionistica in Europa, annettendosi da subito la Cecoslovacchia e l’Austria. Risale pure a quell’anno la costituzione dell’asse Roma- Berlino, mentre, un anno dopo, è Galeazzo Ciano, genero di Benito Mussolini, a firmare il “Patto d’acciaio” tra Italia e Germania che era fondamentalmente un’alleanza militare. Dunque Galeazzo Ciano non è stato l’unico uomo politico toscano (era nato in provincia di Livorno) a sottoscrivere patti di fratellanza con la Germania; si può dire che a Maranello, a fine agosto, il toscanaccio del momento, Matteo Renzi, abbia fatto la stessa cosa, alla presenza, tra gli altri, di Marchionne e Elkann. Incredibili baciamano ha ricevuto in quella occasione la cancelliera tedesca la quale, commossa da cotanta devozione, ha promesso che ad Amatrice ricostruirà una scuola; persino l’eroico cane Leo, che ha salvato la vita a una bimba sepolta sotto le macerie, ha dato la zampa alla Merckel. Così vanno dunque le cose, si dimentica in fretta, si tornano a fare sempre gli stessi errori, si ricade nelle medesime trappole, si ritiene il pangermanesimo l’unica realtà politica possibile in una Europa che perde pezzi, smarrisce identità e mantiene la sua babele di lingue. Sono passati esattamente 73 anni da quel 8 settembre 1943 allorché l’Italia, firmando di fatto la resa nelle mani degli americani, tentò di liberarsi dal gioco tedesco. Loro, quelli che divennero gli ex alleati, presero quel gesto di una nazione allo stremo delle forze come il venir meno al “patto d’acciaio” firmato nel 1939 da Galeazzo Ciano. Frattanto, negli anni tra il 1938 e il 1942, la Germania si era annessa o aveva sotto la propria giurisdizione quasi tutta l’Europa. Il suo dominio si estendeva dal fronte russo sino ai confini della Francia; entro quell’area, con esclusione dei paesi avversari al Terzo Reich (che in sostanza erano Inghilterra e Russia) e di quelli neutrali (Spagna e Svizzera) Adolf Hitler aveva realizzato un modello di impero che oggi l’Unione Europea ricalca quasi fedelmente: con l’Inghilterra che se ne è uscita, la Turchia che va per sua strada e la Russia eterno nemico, da tenere lontano, da sanzionare e tormentare. E’ singolare come l’Europa di oggi a trazione tedesca abbia agito nei confronti della Russia, in modo simile a come agi la Germania in Cecoslovacchia al tempo di Hitler. Ai giorni nostri si è arrivati a un deterioramento dei rapporti dell’Europa occidentale con la Russia culminato addirittura con un embargo dei paesi UE nei suoi confronti che ancora perdura e che tanto nocumento ha arrecato a paesi come l’Italia i cui rapporti commerciali con la capitale della ex Unione sovietica erano fondamentali per l’economia. Dunque oggi ricorre il settantatreesimo anniversario dell’ Armistizio di Cassibile con il quale l’Italia cessava la propria ostilità contro gli anglo-americani. Fu una resa senza condizioni, per dirla tutta. Il “Patto d’acciaio” era arrivato al capolinea ed i tedeschi non la presero bene per niente e quindi non si trattava della fine della guerra per il nostro Paese poiché la Germania nazista scatenò contro il popolo italiano, sia civile che militare, un vero inferno. L’esercito italiano andava disarmato e gli ex alleati cominciarono alla fine di settembre dall’isola greca di Cefalonia, dove era schierata la Divisione Acqui. Si difesero come poterono i nostri connazionali dalla furia tedesca, ma alla fine sull’isola furono massacrati un imprecisato numero di nostri soldati che oscilla tra le duemila e le novemila unità. I superstiti all’eccidio furono avviati verso i campi di lavoro in Germania e internati. E’ poi singolare, e assolutamente attuale, circa la produttività e l’operosità della nazione guida dell’odierna UE, la faccenda dei soldati italiani avviati in quei campi di lavoro. Per questi non fu riconosciuto lo status di prigionieri di guerra e quindi i nostri connazionali furono dichiarati come internati in modo tale da aggirare i vincoli della Convenzione di Ginevra del 1929 che avrebbe garantito loro un regime di detenzione a termine e la sorveglianza della Croce rossa internazionale. Erano poco meno di un milione gli internati nei campi di lavoro tedeschi. Furono avviati al lavoro coatto nell’industria bellica e in quella pesante; nelle miniere e in altri settori. Loro, i padri della attuale nazione guida della UE, tra i soldati italiani internati prediligevano quelli che da civili erano operai specializzati, elettricisti, artigiani e meccanici. Non è mai stato stabilito un numero definitivo di quanti nostri connazionali non tornarono più da campi di lavoro tedeschi; ma non furono meno di 50 mila. E questo solo per quanto riguarda i soldati che combatterono, sino all’8 settembre del 1943, accanto all’alleato tedesco e che furono fatti prigionieri. La conta ufficiali dei militari italiani uccisi dopo l’armistizio di Cassibile è di circa 90 mila unità. Ed i civili uccisi durante bombardamenti, azioni di guerra, rappresaglie e rastrellamenti tedeschi dall’8 settembre sino alla Liberazione, quanti furono ? Secondo un rapporto redatto dall’ Istituto Centrale di Statistica del 1957, furono non meno di 130 mila e questo quando la seconda guerra mondiale doveva ritenersi conclusa, almeno secondo le intenzioni dell’Italia che si era arresa. Dopo 73 anni, nonostante le perdite di vite umane, i torti e le umiliazioni subiti, gli eccidi di civili di Monte sole, di Marzabotto e via discorrendo, nulla sembra essere cambiato in Italia. La “Grande Germania” che fu il sogno imperiale di Hitler è tornata ad essere la locomotiva dell’Europa a cui paesi come l’Italia fanno da inerme binario. Siamo divenuti alleati per forza e comunque senza la preventiva consultazione della volontà popolare, cadendo in una trappola che si chiama UE dalla quale non c’è modo di uscire, poiché a noi non è concesso indire referendum per la exit come è stato per l’Inghilterra. Sottostiamo a patti di stabilità, regole finanziarie e trattati che ci hanno ricondotti in uno stato economico, politico,sociale, culturale peggiore di quello attraversato nei primi mesi del 1945. Si fanno trattati e si sottoscrivano patti con i potentissimi reggenti della UE, ma in realtà si continuano a firmare cambiali in bianco a nome degli italiani. Dopo il terremoto del 1908 di Reggio e Messina con i suoi cento mila morti, la ricostruzione fu comunque avviata, non fu necessario chiedere permessi e autorizzazioni. Per il terremoto di Amatrice del 24 agosto scorso, è stato necessario farlo. S’è dovuto chiedere al premier della Germania l’autorizzazione a spendere dei soldi allo scopo; e la Merckel ha detto a Renzi “stai sereno”. Il verdetto è arrivato neppure una settimana dopo per bocca di Jeroen Dijsselbloem , olandese, presidente del “meccanismo europeo di stabilità”. In sostanza egli ha detto che l’Italia ha già avuto concessioni sullo sforamento del patto di stabilità; per la ricostruzione devono bastargli i soldi che gli sono avanzati da quella operazione. Che senso ha dunque avuto la storia d’Italia dopo l’8 settembre del 1943 se le lancette del tempo sono tornate indietro di 73 anni ? In realtà qualcosa è cambiato: il metodo di sottomissione di un popolo; non più con le armi, ma con gli strumenti della finanza. Essi hanno funzionato benissimo con la Grecia, ma stanno assolvendo la propria funzione ancora meglio con l’Italia.

Antonella Policastrese


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Antonella Policastrese
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

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