Otto Marzo

8 Marzo 2017. Una ricorrenza che festeggia le donne, una festa diventata una scatola vuota, priva di senso, glorificata più dal mercato e dai consumi che per una sera legano la ricorrenza  a qualche incasso più da parte di ristoranti o pub. Siamo passate dal “ tremate, le streghe son tornate”, dal bruciare i reggiseno, dai collettivi femministi, a rimpinguare la moda dell’intimo di pizzi e merletti, a trasformarci in rosse ferrari fiammanti, perdendo per strada pezzi di noi stesse. Dovevamo arrivare sulla vetta della montagna, essere come falchi capaci di aprire le ali e volare in alto e ci siamo ritrovate a terra malconce e doloranti. Più che conquiste, le nostre sono state pioggerelle sottili che non hanno riempito pozzi e oggi ci ritroviamo a compiacere uomini, a farci belle per essere desiderate, conquistate, ricorrendo all’arma della seduzione. A fare bene i conti e guardare indietro, il balzo in avanti qual è stato? Da allora ad oggi non mi pare che ci siano state donne diventate Presidenti del Consiglio o della Repubblica, quei ruoli, guarda caso, continuano a rimanere appannaggio maschile. Non mi pare che ci siano stati equiparazione di salari, e con la crisi in atto le prime a essere sbalzate dai processi produttivi siamo state e siamo noi donne. Sempre più alle prese con il mito dell’eterna giovinezza, ossessionate dalla cura del corpo, abbiamo chiamato libertà il tempo trascorso tra sale massaggi  o presso estetiste per essere belle da morire… Finita l’epoca dell’”utero è mio e me lo gestisco io”, per soldi siamo disposte a prestarlo l’utero per offrire un figlio a chi lo vuole a tutti i costi. Abbiamo perso la capacità di sentire l’emozione di un vagito o sentire come nostro il cuoricino di un essere che cresce dentro di noi. In compenso siamo diventate carne da macello per chi uccide e infierisce sui corpi di donne che si ribellano e interrompono un rapporto malato nel quale non credono più. Sarebbero queste le conquiste ottenute? Se poi si volge lo sguardo ai paesi asiatici, dove la legge legittima il matrimonio con spose bambine scambiate con un cammello, il bilancio diventa ancora più squallido. Non siamo riuscite a farci apprezzare per le nostre idee che avrebbero dovuto plasmare il mondo, abbiamo fallito nel costruire una società a misura d’uomo  e perdiamo tempo a festeggiare cosa? Se poi festeggiare significa andare a guardare spogliarelli maschili, si capisce bene di aver perso di vista ideali maggiori. Se questa è la festa della donna, meglio onorare i giorni comuni!

Previous articleGrano e glifosato
Next articleRodriguez: “8marzo Festa della donna”
Antonella Policastrese
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.