Opinione di Gianfranco Carignani

The_Thinker_Rodin

Per introdurre l’argomento, riporto fedelmente la definizione della parola “opinione” così come la fornisce il Vocabolario Treccani:

Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (o delle loro cause, delle loro qualità, ecc.), si propone un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso, ammettendo tuttavia la possibilità di ingannarsi nel giudicarla tale

È subito evidente il carattere di soggettività che il concetto esprime distinguendo immediatamente l’opinione dalla “scienza” dato che solo questa possiede criteri di certezza assoluta e validità epistemologica.

In filosofia, il concetto di “opinione” rimanda a due specifici significati:

  1. ogni conoscenza o credenza che non ha in sé una garanzia di verità accertata [Parmenide “Frammenti 1, 29-30”];

  2. qualsiasi asserto basato su di una esperienza sensibile, immediata e contingente (quindi sostanzialmente soggettiva) che in apparenza si presenti come teoreticamente vera [Platone “Teeteto, 190 a-c”] e [Aristotele “Metafisica, VII, 15, 1039b 31”].

L’opinione, ritenuta apparentemente plausibile, viene messa in discussione dai “paradossi” di Zenone di Elea, che dimostrano come il pensare reali il divenire e la molteplicità, basandosi esclusivamente sui sensi, porti a conclusioni assurde. Il paradosso piú famoso è sicuramente quello di “Achille e la tartaruga”. Cerchiamo di esemplificarlo sinteticamente: «Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla».

I Sofisti rivalutano invece l’opinione, sapendola essi generare in maniera molto efficace colla retorica tesa a confondere e abbattere le convinzioni dell’interlocutore: nella relatività del sapere, infatti, nessuno può credere di possedere la certezza della verità e pertanto tutti siamo portatori di conoscenze opinabili, tutte ugualmente valide.

Il pensiero di Socrate concorda con questa accezione ma si differenzia nel compito etico attribuito al dialogo inteso, non come sopraffazione sofistica, bensí come ricerca in comune di una verità opinabile ma concordata che va sempre rimessa in discussione.

Platone conferma invece l’identità fra opinione e apparenza e la netta opposizione fra opinione e verità nella ricerca epistemologica del filosofo.

Aristotele, dal canto suo, giunge perfino ad affermare la validitá dell’opinione come premessa alla conoscenza scientifica, rappresentando un primo grado del conoscere da parte dell’intelletto umano, come accettazione di una verità contingente, materiale e mutevole, mentre sarà poi compito della scienza verificarne o meno l’assoluta veridicità.

Non mi dilungo oltre in questa che voleva essere solo una introduzione e non una trattazione dell’assunto su basi storico-filosofiche: quel che mi premeva era solo dimostrare che, parlando di opinione, si afferma contestualmente la categoria della soggettività, della individualità, della sfera personale dell’essere umano. Sono queste considerazioni che porterebbero a considerare parallelamente anche altri assunti, in particolare il concetto affine di “giudizio” che però tralascio rimandando ad ulteriore trattazione.

Soggettività, dicevamo, individualità di pensiero. Ma se il soggetto è molteplice, collettivo? In questo caso si tratta di “opinione pubblica”, “opinione comune”. Vediamo cosa scrive il nostro Treccani: “giudizio e modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini, in quanto ha esigenze, convinzioni, atteggiamenti mentali comuni

Pensiero collettivo quindi, opinione comune, di una comunità, per esempio, di un Comune: Livorno.

Sapete che opinione hanno i Livornesi dei vicini Pisani?

pisa merda

Ecco, non è affatto difficile passando sotto un cavalcavia della Superstrada FI-PI-LI (Firenze – Pisa – Livorno), oppure lungo il muro di una fabbrica o sulla facciata di una chiesa nei dintorni di Pisa, imbattersi nella scritta a caratteri cubitali “PISA MERDA”. E’ una cosa molto comune, normale ormai da quelle parti. In formato mini si trova sulle panchine dei parchi, nei bagni dell’autogrill, e sopratutto nei vagoni ferroviari: lì ce n’è in abbondanza!

E’ proprio un fattore culturale, un modo di essere, di pensare comunitario, una identità etno-culturale, un’espressione antropologica. È un vero e proprio fenomeno di costume universalmente accettato (meno che dai Pisani…ovviamente).

Ora, si da il caso che i Livornesi siano gente espansiva, sanguigna, cui piace viaggiare e lasciare testimonianza di sé ovunque vadano, tant’è che un ricordino l’hanno lasciato anche sulla terrazza più alta della Torre Eiffel, come dire che dal punto più alto di Parigi hanno rivolto un gentile pensiero agli amici Pisani: proprio un bel PISA MERDA in vernice rossa!

Ma non è tutto: chi vorrà farsi le ferie al fresco bighellonando per i fiordi norvegesi e decidesse, già che è lì a due passi, di farsi una capatina a Capo Nord, troverà una bella sorpresa: laddove è indicato, in terra, il punto più a nord dell’Europa con una rosa dei venti che riporta nelle varie direzioni il nome delle più importanti città del mondo, proprio in direzione di Roma fa bella mostra di sè il nostro PISA MERDA! Omaggio doveroso a cura del solito buontempone labronico.

Ma questo è ancora niente, il clamoroso, lo sconcertante viene adesso: dovete sapere che, quando venne abbattuto il muro di Berlino fu trovata la nostra scritta a caratteri cubitali proprio dalla parte est del muro, quella controllata dai famigerati Vopos, le guardie di frontiera che sparavano a vista su chiunque si avvicinasse al muro per scavalcarlo o semplicemente con fare sospetto. E, nonostante tutto, il solito Livornese ha colpito ancora! Ora mi viene un sospetto: scartando ovviamente l’ipotesi che Superman fosse di Livorno (non mi risulta), e se fra i Vopos ci fosse stato un Livornese infiltrato? Hai visto mai?


 

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Gianfranco Carignani
Gianfranco Carignanihttp://francoartes.comunidades.net
Pescia1949, Martina Franca 2017. Toscano DOCG col salmastro dell’amata Versilia nelle vene. Musicista si puó dire da sempre (a 4 anni giá suonava la fisarmonica): Organista con particolare predilezione per gli antichi organi a trasmissione meccanica e per la musica italiana antica (secc. XVII e XVIII). Direttore di Coro, fondatore e direttore dell’Ensemble Vocale “Climacus” alla guida del quale ha tenuto concerti in varie città d’Italia; Compositore e arrangiatore di musica vocale e strumentale, vincitore del 1° premio nel Primo Concorso Internazionale “La canzone napoletana in polifonia” con l’arrangiamento per coro a 4 voci miste della brano “ I’ te vurria vasà “; è stato membro della Commissione Artistica dell’Associazione Cori della Toscana, interessandosi in particolare, oltre che dei problemi della didattica vocale rivolta a gruppi non professionistici, alla ricerca e al recupero degli eventi musicali di tradizione orale popolare sopratutto toscana. Innamorato dell’italico idioma, e supportato da una cultura classica basata sulle letterature greca, latina e italiana, storia dell’arte e della musica, si dedica volentieri allo studio delle tradizioni popolari che coinvolgano la musica assieme agli aspetti storici, antropologici e geoculturali, ricerca questa che si è rivitalizzata particolarmente una volta che si è trasferito stabilmente in Brasile, Paese fertilissimo in questo terreno culturale. Il est bel et bon (tra 1500 e 1700) Ensemble vocale e strumentale Climacus Articoli

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1 Comment

  1. Livornesi, gente incredibile ed intelligente.
    Ricordate quando quattro ragazzi giurarono e spergiurarono di aver trovato una testa di Modì sul fondo di un canale e tutti i critici giurarono e spergiurarono che qualla testa fosse autentica. Ebbene, ora tutti sanno che quello fu un gioco per prendersi gioco dei “sedicenti” critici ed esperti d’arte. La testa era un falsone autentico.
    Roba da Livornesi. Mi piacciono.

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