Come ogni anno, l Global footprint network, l’associazione internazionale per la sostenibilità che controlla la “contabilità ambientale” ovvero la quantità di risorse rinnovabili consumate sul nostro pianeta, ha comunicato l’Overshoot day, letteralmente “il giorno del superamento”, la data dell’anno in cui si possono considerare esaurite le risorse, tenendo conto del tempo necessario per “ricaricarle”.
Da molto tempo ormai questo giorno cade sempre prima: lo scorso anno è stato il primo agosto, nel 2019 l’Overshot day è il 29 luglio. Mai l’umanità aveva esaurito il capitale naturale annuale così presto. In altre parole, è come se per gestire in modo “sostenibile” le risorse della Terra fossero necessari non uno ma almeno 1,75 pianeti.
Il motivo per cui di questa data si parla poco non è dovuto alle oggettive difficoltà di effettuare queste stime, ma al fatto che in cima alla lista dei paesi che consumano (e spesso sprecano) più rapidamente le risorse ci sono i “paladini” dell’economia globale.
Al primo posto assoluto troviamo gli Stati Uniti d’America, che ogni anno consumano 5 volte più risorse di quelle a loro disposizione (e poi ci si chiede il motivo di così tante guerre e missioni di pace…).
Al secondo posto l’Australia: per essere sostenibile avrebbe bisogno di un territorio 4,1 volte più grande di quello di cui dispone. E poi la Russia, che consuma oltre il triplo delle risorse a sua disposizione. E la Germania (3 volte), la Svizzera parimenti con il Giappone (2,8 volte).
Subito dopo Regno Unito, Francia e Italia: ciascuno di questi tre paesi consuma poco meno del triplo (2,7 volte) delle risorse realmente disponibili.
A seguire altri due paesi dell’Unione Europea: Portogallo e Spagna, che consumano ognuno 2,5 volte le risorse disponibili in modo sostenibile.
Anche la Cina, che pure dispone di un territorio immenso e di risorse altrettanto grandi, non manca nei primi posti di questa graduatoria: per continuare a vivere come fa adesso avrebbe bisogno no di una ma di 2,2 pianeti come la Terra.
E poi altri paesi in via di sviluppo (ma chi dice che questo sia davvero definibile “sviluppo”?): Brasile e India.
Appare evidente che, davanti a questi dati, parlare di sostenibilità appare inutile. Così come risulta chiaro qual e sia il vero motivo per cui tutti gli incontri e gli accordi sul clima e sull’ambiente sono miseramente falliti. La responsabilità dell’eccessivo sfruttamento delle risorse del pianeta è in massima parte dei paesi sviluppati o in via di sviluppo. Gli stessi che in decine di incontri sull’ambiente e sulle politiche per la sostenibilità promettono di volersi prendere cura del pianeta!
Emissioni di CO2, plastiche, surriscaldamento globale, sovrasfruttamento delle risorse alimentari (come gli stock ittici o le riserve idriche mondiali), deforestazione: sono questi gli argomenti di cui i leader mondiali parlano spesso, più di quanto si pensi. Salvo poi adottare politiche che vanno in direzione esattamente opposta.
La prova è sotto gli occhi di tutti. Anche di quelli meno propensi ad ammettere che il fattore “uomo” è una delle cause principali di ciò che sta avvenendo: i cambiamenti climatici non sono più eventi occasionali. Ormai non passa settimana senza che i media riportino qualche evento “eccezionale”, come la temperatura media o le emissioni di CO2 o altro. Ma quando questi “eventi” sono così frequenti non è più possibile considerarli “eccezionali”: diventano “normalità”. Una normalità con cui tutti devono fare i conti.
Per il resto si tratta solo di “numeri”. E di cronaca: negli ultimi giorni di Luglio in Europa sono state rilevate ondate di caldo tra le più intense nella recente storia climatica. Belgio, Olanda e Germania hanno registrato temperature al di sopra dei propri record nazionali, raggiungendo rispettivamente i 40.6 °C, 40.4 °C e 41.5 °C . La città di Parigi ha raggiunto i 42.6 °C, superando cosi la soglia dei 41 °C raggiunta l’ultima volta nel 1947. Questi aumenti delle temperature sono ormai una normalità. A confermarlo un recente studio dell’Università di Zurigo: i ricercatori hanno dimostrato che le ondate di caldo dell’estate 2018 non avrebbero potuto estendersi su un’area tanto grande se non fossero state causate dall’azione dell’uomo. A confermare quella che non è più una semplice teoria, contestata da alcuni paesi tra i maggiori responsabili del consumo sfrenato di risorse e impatto sull’ambiente come gli USA, anche uno altro studio su cambiamenti climatici e ondate di calore che prevede che la crisi climatica renderà gli eventi di calore estremo sempre più lunghi.
E mentre i leader globali sono ancora indecisi su cosa fare concretamente per ridurre le cause di questi cambiamenti, i segni del cambiamento sono ormai palesi. In Islanda, l’Okjökull ha perso ufficialmente il suo status di “ghiacciaio”. Solo un secolo fa questo ghiacciaio, noto anche come Ok Glacier, aveva uno spessore di cinquanta metri. Oggi si è sciolto come un ghiacciolo lasciato sulla spiaggia sotto il cocente sole di agosto: la sua superficie si è ridotta ad appena un chilometro quadrato e il suo spessore a pochi metri. Tanto che i geologi hanno deciso ufficialmente di non poterlo più definire “ghiacciaio”. “Nei prossimi 200 anni tutti i nostri ghiacciai scompariranno” si legge sulla targa che i ricercatori hanno affisso in sua memoria su una roccia sul fiordo di Borgarfjörður.
Naturalmente nessuno ha parlato di questo evento sconvolgente durante incontri internazionali che continuano a ripetersi. E neanche la nuova “paladina” in fasce dell’ambiente ne ha parlato, forse perché troppo impegnata nella registrazione del suo primo disco…
La realtà è che molti altri ghiacciai seguiranno l’Okjökull a causa dei cambiamenti climatici ormai diventati realtà. E non solo in Islanda o in Europa: su tutto il pianeta.
E tutto questo per quale motivo? Per consentire a poche multinazionali di continuare a produrre sempre di più per arricchire le tasche di poche persone che hanno chiamato questo modo di gestire il pianeta “sviluppo”.
Uno “sviluppo” che però deve fare i conti con un aspetto sul quale l’Overshot day cerca di richiamare l’attenzione di tutti: gli abitanti della Terra hanno a disposizione un solo pianeta! Continuando a sfruttare le risorse del pianeta a questo ritmo, le prossime generazioni non potranno mantenere i ritmi odierni. E, a meno di cambiamenti radicali, l’Overshot day cadrà sempre prima.

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