NUOVI CENTRI FINANZIARI PER L’IMPRENDITORIA AGRICOLA

NUOVI CENTRI FINANZIARI

PER L’IMPRENDITORIA AGRICOLA INTERNAZIONALE.

 

L’imprenditoria agricola, ormai in fase calante nei Paesi ad elevato sviluppo tecnologico, può ritrovare una sua collocazione più confacente, soprattutto per quanto riguarda la creazione di nuova occupazione, nei Paesi in via di sviluppo ed in quelli in crisi economica.

L’ipotesi di sostituire gli interventi su larga scala con interventi a microprogetti, è stata certamente una scelta più redditizia, giacché ha coinvolto maggiormente la popolazione locale nella creazione di nuova occupazione. Un microprogetto si propone di intervenire in un contesto molto contenuto, percorrendo tutte le fasi dell’acquisizione tecnologica da parte degli occupati, quindi senza grossi traumi di impatto ambientale o culturale.

In effetti, nei P.V.S. (Paesi in via di sviluppo), popolazioni che da sempre sono abituate a coltivare in maniera piuttosto spontanea, lasciando tra l’altro la gestione delle attività alle donne, non possono essere immesse troppo rapidamente in progetti ad alta tecnologia agricola o agroindustriale, perché questo tipo di intervento tende a distruggere la cultura locale.

In fondo, un siffatto tipo di errore è stato commesso anche nello sviluppo del nostro Mezzogiorno, con la conseguenza che si sono create cattedrali nel deserto, che hanno distrutto la struttura sociale locale, e che sono morte insieme con la loro obsolescenza economica, lasciando i lavoratori senza occupazione e, soprattutto, senza una cultura di lavoro che permettesse loro di reinserirsi dopo una disoccupazione frizionale.

Del resto, anche nei Paesi in crisi economica (ex URSS, DDR, etc., ad esempio), le condizioni per favorire lo sviluppo dell’imprenditoria agricola sta passando attraverso una serie di microprogetti, che partono dalla gestione della piccola impresa agricola per poi arrivare alla costruzione dell’impresa agro alimentare. Tutti i progetti basati su grandi impianti sono falliti, soprattutto nell’ex Repubblica Democratica Tedesca, lasciando il mondo agricolo in condizioni ancora peggiori di quelle in cui versavano sotto il regime.

In questo nuovo contesto di sviluppo, i nostri imprenditori potrebbero rivestire un ruolo notevole, in quanto potrebbero esportare il loro know-how fatto di attività concrete e appropriate alla gestione per microprogetti della piccola e piccolissima impresa.  Questo loro impegno potrebbe essere un fenomeno notevolissimo di occupazione, sia per i nostri giovani, sia per le popolazioni locali che ricevono l’intervento, se solo i nostri esportatori di know-how venissero identificati e riconosciuti come tali, e quindi opportunamente aiutati. Purtroppo il mondo finanziario è completamente miope e non è in grado di effettuare una benché minima analisi del rischio e, di conseguenza, impiegare i capitali in maniera corretta ed opportuna. La miopia finanziaria è data da una strutturale incapacità delle istituzioni finanziarie ad innovare, anche perché il mercato è stato per troppo tempo vigilato, protetto e viziato.

Allora, quella che potrebbe essere una opportunità di sviluppo economico e culturale, viene confusa con attività assistenziale, caritatevole, solo perché il mondo finanziario non riesce a distinguervi il profitto.

I nostri imprenditori agricoli, che potrebbero dare vita ad un nuovo corso storico, sono mortificati dall’ignoranza e dalla goffa presunzione del sistema finanziario nazionale, con la conseguenza che così non solo si perde l’opportunità di creare nuova occupazione e nuova ricchezza reale, ma soprattutto si perde l’opportunità di creare nuova ricchezza culturale per tutti. Inoltre, le nostre imprese sono in generale sottocapitalizzate (non hanno capitali propri sufficienti), per cui per ogni investimento si tende a ricorrere ai capitali di finanziamento bancario.

Quello che noi possiamo fare per dare un supporto ai nostri imprenditori agricoli è di aiutarli nel reperimento di capitali finanziari attraverso il ricorso a nuovi centri finanziari internazionali, per l’avvio dei microprogetti. Questo non significa ricorrere ai contributi pubblici, aleatori e sempre più rari, ma al libero mercato dei capitali, attraverso progetti che abbiano una valenza economica, cioè attraverso progetti che siano in grado di restituire il capitale impiegato.

Se si considera che i capitali di finanziamento hanno raggiunto un tasso di interesse che fino a qualche anno fa veniva considerato estremamente agevolato, appare evidente come ci si possa liberare dai condizionamenti e dalle incapacità del sistema finanziario “vigilato”, ricorrendo semplicemente al mercato “libero”.

Parlare oggi di “Small Business Management” (Gestione di Piccole Imprese), non deve sembrare né riduttivo, né tantomeno non importante. La gestione della piccola impresa è tanto difficile quanto quella di una grande multinazionale, con la sola differenza che, operando con programmi più piccoli, si riesce a ripartire meglio il rischio.

 

 

Tutti coloro che abbiano un microprogetto da proporre sono invitati a contattare senza impegno lo scrivente attraverso l’Associazione, per definire un appropriato programma finanziario, o per qualsiasi consulto operativo.

 

 

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