Nessuno ha festeggiato il 18 Febbraio

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Nessuno ha festeggiato il 18 Febbraio. Eppure, per molti, quella di ieri dovrebbe essere una giornata storica. Una di quelle da ricordare e da celebrare. Il 18 Febbraio 1861, per la prima volta venne riunito il Parlamento d’Italia.

“Oggi, giorno diciotto del mese di febbraio dell’anno mille ottocento sessant’uno, regnando Vittorio Emanuele II, si apre in Torino il Parlamento Italiano”, con queste parole ebbero inizio i lavori della prima seduta del “nuovo” Parlamento nella nuova aula di palazzo Carignano. Poche settimane prima, il 27 gennaio e il 3 febbraio, 22 milioni di italiani “liberi” avevano eletto i propri rappresentanti. In realtà, ad andare a votare furono solo 418.696 e i cattolici si astennero per volere del Papa. Alla fine a votare furono 239.583 italiani, l’1,1 per cento della popolazione.

Ciò nonostante, per molti, quello fu un giorno gioioso: l’aula del Parlamento venne realizzata in soli due mesi. “Dare nello spazio di 60 giorni una sede conveniente a un’assemblea deliberativa, capace di 600 stalli, collo sviluppo delle tribune destinate agli inviti d’onore e al pubblico, e porre l’intero edificio in comoda comunicazione col palazzo Carignano” fu un miracolo realizzato da trecento operai che lavorarono giorno e notte. Alla fine riuscirono nell’intento e poterono riunirsi i deputati che rappresentavano il popolo. O almeno così si disse. In realtà, infatti, tra i deputati si contavano 85 conti, baroni, marchesi, duchi, principi; 93 cavalieri, commendatori e gran cordoni; 74 avvocati; 52 professori, ingegneri e dottori; 28 ufficiali e 5 abati: Solo 105 non avevano una designazione particolare.

Ciò nonostante la giornata fu organizzata per essere una grande festa, con tanto di discorso del re e di sfilate di forze armate. Il municipio fece allestire gli addobbi e organizzò fontane e getti d’acqua (ben 48) mai visti prima. Vennero allestiti i fuochi d’artificio: il progetto comprendeva 300 razzi assortiti accompagnati da piccole bombe, 12 razzi a paracadute e batterie di 200 razzi matti, 12 torbiglioni, 10 batterie di candele romane e molto altro ancora. Per vedere solo volti sorridenti si cercò di coinvolgere anche i poveri: il municipio distribuì razioni di pane per un valore di 5.000 lire,una somma enorme per i tempi.

Anche a Napoli sfilò la Guardia Nazionale. Ma non tutti al sud vissero questo giorno come una festa: a Gaeta che solo pochi giorni prima era stata distrutta dai bombardamenti, ai soldati venne ordinato di sgombrare le rovine della città e di dissotterrano i cadaveri dalle macerie. Lo spettacolo fu raccapricciante è orribile. La Gazzetta di Genova scrisse: “Tutte le strade sono ingombre di rottami e di macerie delle case percosse e rovinate dalle palle di cannone e dallo scoppio delle bombe, in guisa che difficilmente vi si può camminare. Si vedono qua e là abbandonate le barelle che portavano testè cadaveri sfracellati o, per meglio dire, brani di corpi umani raccolti in mezzo a tante rovine”. E a poco servì l’ordine del giorno del generale Cialdini, comandante delle truppe piemontesi che si concludeva con queste parole: “La morte copre di mesto velo le discordie. Gli estinti sono tutti eguali agli occhi dei generosi. Le ire nostre d’altronde non sanno sopravvivere alla pugna”.

E per “festeggiare”, il generale Chiabrera fece giungere un messaggio al generale Pergola, comandante borbonico, con il quale gli si comunicava che il nuovo governo italiano era disposto a concedergli la capitolazione conforme a quella di Gaeta (in caso contrario avrebbe fatto la stessa fine). Pergola rifiutò e allora l’esercito dei Savoia partì in direzione di Messina che venne messa sotto assedio e bombardata per giorni e giorni, anche dopo che i festeggiamenti a Torino erano già finiti. Il 12 Marzo Pergola chiese una tregua. Che fu respinta. Lo stesso avvenne a Civitella del Tronto, in Abruzzo, al confine con le Marche. Con la sua resa, avvenuta il 20 marzo, finì ogni resistenza delle forze di Francesco II nei confronti dei Savoia.

E cominciava il Parlamento.

Nessuno a Roma ha festeggiato questa ricorrenza. Né se ne è parlato in Parlamento. Cosa che non sorprende dato che lo stesso è oggi assediato da alcune centinaia di parlamentari, eletti con un sistema elettorale dichiarato illegittimo, che si rifiutano di arrendersi alla volontà degli elettori …..

di C.Alessandro Mauceri


 

C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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1 Comment

  1. Articolo brillantissimo. Questo è un esempio lampante di cosa la democrazia in effeto sia: un fregapopolo.

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