Eppure, lui parlava italiano…anzi il suo modo di esprimersi era molto vicino al dialetto fiorentino e pisano, tuttavia la sua prorompente discesa in Italia lasciò un segno indelebile nel Paese, aggiungendo (fra le altre cose) alcuni vocaboli al nostro vernacolo garfagnino (così come ad altre parlate) inserendovi dei sofisticati francesismi…Chi era costui? Nientepopodimeno che Napoleone Bonaparte.
Facciamo chiarezza subito su questa cosa, che a molti potrà risultare strana e bizzarra.
Napoleone come tutti sappiamo nacque in Corsica (Ajaccio)nel 1769 quando ormai da poco più di un anno l’isola era stata ceduta dalla Repubblica di Genova alla Francia. La stirpe dei Bonaparte difatti vantava nobili origini toscane e a quanto pare si trasferì in Corsica nel 1567, entrando da subito a far parte della piccola borghesia corsa. In Corsica la lingua ufficiale era l’italiano e Napoleone nacque e crebbe parlando italiano, i suoi genitori erano italiani al 100%, tant’è che Carlo Maria Buonaparte (padre del futuro imperatore di Francia)si laureò avvocato all’università di Pisa e il casato della madre, Maria Letizia Ramolino, faceva parte della nobile stirpe toscana che porta tal nome. Non a caso nel suo esilio di Sant’Elena ebbe così a dire:“Io mi sento italiano o toscano piuttosto che corso”.

Corsica – Ajaccio Rue Saint-Charles Casa di Napoleone Bonaparte

Nondimeno si fece scrupoli della Patria dei suoi avi, quando nel 1796 (nella prima campagna d’Italia) mise a ferro e fuoco la nostra nazione sotto l’egida francese. A ciò non scampò nemmeno la nostra Garfagnana quando il 7 maggio 1796 il duca Ercole III d’Este padrone e signore (anche) della Garfagnana stessa, scappò a gambe levate a Venezia, lasciando la patata bollente di trattare la resa con Napoleone al fratello, Don Federico d’Este conte di San Romano. La resa fu ottenuta a caro prezzo con un atto di totale sottomissione, sborsando oltretutto soldi sonanti come indennità. Per farla breve la dominazione napoleonica e quindi francese anche nella Valle del Serchio durò circa quindici anni, influenzando la società italiana in tutti i suoi aspetti: politico, amministrativo, finanziario e addirittura anche linguistico…facendo penetrare la fine lingua francese, pure nel rude dialetto garfagnino. D’altra parte nel 1805 si costituì la Repubblica di Lucca a cui verrà annessa la Garfagnana con a capo l’augusta sorella Elisa Bonaparte, che teneva particolarmente a dare un’impronta transalpina al suo dominio (per saperne di più).

Elisa Bonaparte

Ecco allora, che piano, piano, alcune parole francesi vennero adottate e “dialettizzate” nell’uso del parlar comune, giungendo inalterate fino ad oggi.
Facciamo quindi questo curioso viaggio franco-dialettale lasciato in eredità  a tutta la Garfagnana (e alla provincia di Lucca in genere) da sua maestà Napoleone Bonaparte.
Cominciamo prima con una curiosità. Quante volte abbiamo sentito dai nostri nonni parlare di FRANCHI riferendosi alle vecchie lire? Ebbene, dopo la rivoluzione francese, in Francia venne adottato come moneta unica il franco che sostituiva la livre (la lira), anche in Italia con l’avvento di Napoleone, durante la seconda campagna d’Italia venne introdotta la lira (vecchio nome della moneta francese) e così in una sorta di confusione “monetaria” si confondevano le due valute che generalmente venivano appunto chiamate “franchi”. Del TIRABUSCIO’ che dire? Il vocabolo deriva da “tire-bouchon“, ovverosia cavatappi. O sennò chi non ha sentito da qualche anziano l’esclamazione: TAMPI‘? come a significare: pazienza! Questo termine nasce da “tant pis“. Chi non ricorda invece il bel COMO’” della nonna? In Francia era il “commode” i cassettoni dove si riponevano le profumate lenzuola, magari queste lenzuola rendevano il letto molto SCICCHE, cioè elegante e di gusto (da “chic”).

La BUGIA invece non è solo una menzogna, ma è anche un piccolo candeliere basso dotato di manico, infatti in francese “bougie” significa proprio candela. Anche le signore altolocate nel farsi belle impararono un nuovo vocabolo: il farsi la TOELETTA, da “toilette” che si riferiva (in questo caso) al mobile usato in passato per pettinarsi e truccarsi e sempre a proposito di persone altolocate, a loro sicuramente non poteva mancare lo SCIOFFER, colui che conduceva le eleganti carrozze del tempo,con il passar degli anni lo “chauffer” assumerà il significato più ampio di conducente.

 

L’ultimo termine è quello più franco-garfagnino che esiste e la “cerise” francese non può altro che essere la CERAGIA garfagnina, nonchè la ciliegia italiana, anche se qui, ad onor del vero pare essere la radice latina che ha portato le varie modifiche a questo nome nei vari idiomi.
Insomma, questa è la prova di come le conquiste di questi valorosi condottieri non cambiano solamente la politica di una nazione e il suo modo di vivere, ma certe volte arrivano a modificare anche il modo di parlare. Da questo punto di vista, meglio di noi italiani non lo sa nessuno, dopo millenni ancora oggi le vittorie di Roma hanno segnato per sempre il modo di parlare di milioni e milioni di persone e proprio la lingua parlata dai romani, la lingua latina è il fondamento degli idiomi fra i più parlati (Francese, Spagnolo e Portoghese)…Roma docet…


Bibliografia

  • Un particolare ringraziamento a Giampiero Della Nina che mi ha permesso di attingere da un suo articolo per ricercare queste bizzarre parole
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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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