Home ATTUALITA' Monte Pellegrino: dove è nata la biodiversità

Monte Pellegrino: dove è nata la biodiversità

Perché ci sono così tante specie animali, visto che fanno tutte la stessa cosa (o un numero limitato di cose)? Che cosa ha portato alla diversificazione della vita? Domande solo apparentemente banali. Secondo alcuni addirittura provocatorie dato che pongono di fronte a un problema che la maggior pare degli ecologi funzionali hanno cercato di aggirare.

A dare una risposta a questa domanda è il concetto di “biodiversità” (ovvero l’insieme di più aspetti che mettono insieme ecosistemi, specie, interazioni ecologiche, variabilità ge­netica e flusso di geni). La nascita della biodiver­sità è da attribuire ad un articolo pubblicato, nel 1959, da un ricercatore americano George Evelyn Hutchinson, quando aveva solo trent’anni.

Fu lui che, affascinato dalle teorie di Darwin (che per primo, nel 1859, si era posto il problema), di Ste­ere (nel 1894) e di Grin­nell (nel 1904), analizzò alcuni aspetti come la distribuzione effettiva degli individui in un’area geografica o nei diversi tipi di habitat.

Non molti, però, sanno che Hutchinson elaborò la propria teoria, e la dimostrò, durante un viaggio in Sicilia, nel 1959. Hutchinson era venuto a Palermo, dall’ Università di Yale, per studiare alcuni insetti acquatici del genere Corixa, di cui aveva parlato Franz Xaver Fieberi un secolo prima. “Dopo aver percorso invano ogni angolo della Conca d’ oro, allora soggetta a un intenso sfruttamento agricolo, alla ricerca di questa specie rara – racconta Bruno Massa, docente di Zoologia alla facoltà di Agraria – lo studioso si convinse di avere fatto il viaggio a vuoto”. http://www.ornitologiasiciliana.it/pdf/Biodiversit%C3%A0_Avocetta2010_Massa.pdf

Per occupare il tempo della sua (fino ad allora infruttuosa) trasferta, decise di salire sul Monte Pellegrino, vicino Palermo, per ammirare il panorama dall’ alto. Qui, tra i boschi che ricoprono Montepellegrino, c’era (e c’è ancora) un laghetto, il Gorgo di Santa Rosalia. In questo piccolo specchio d’acqua, poco più di uno stagno, Hutchinson trovò alcuni insetti che gli fornirono la prova della sua teoria sulla biologia evoluzionista. Lo studioso si accorse, infatti, che quelli che aveva trovato appartenevano non ad una, ma a due specie diverse. Nelle settimane successive individuò una grande quantità di Corixa, appartenenti a due specie (la “punctata” di taglia maggiore e la più piccola “affinis”).

Di ritorno negli Stati Uniti, lo studioso, già presidente (seppure giovanissimo) dell’ American Society of Naturalists, espose i risultati delle sue ricerche durante i lavori del congresso per i cento anni della pubblicazione della teoria di Darwin. Ne parlò anche in un suo articolo dal titolo “Omaggio a Santa Rosalia e del perché esistono tante specie di piante ed animali” dove pose le basi per la nascita della teoria della biodiversità. Ma non si fermò lì. Hutchinson propose anche ai partecipanti a dell’evento in cui presentò i risultati delle sue ricerche di proclamare la Santuzza “patrona degli studi di biologia evoluzionistica”. La sua richiesta non ebbe seguito. Ma, da allora, per tutti i ricercatori della materia (e in particolare per quelli che si occupano di biodiversità), il nome di Santa Rosalia è un riferimento fisso.

Dal 1996, Monte Pellegrino, la collina da cui si gode di uno dei panorami più belli di Palermo, è una Riserva Naturale Orientata, proprio per difendere la biodiversità, e ospita 1000 specie di piante tra cui 25 orchidee, e la metà delle specie di mammiferi presenti in Sicilia, rettili, uccelli migratori e nidificanti di eccezionale importanza. L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità. Non è un caso se ISPRA, ogni anno, cura addirittura un Annuario dei dati ambientali di consentono di delinearne le principali caratteristiche. http://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2015/05/la-biodiversita-in-italia

Nel 2010, è stata avviata a livello internazionale ed europeo la revisione degli strumenti che, durante il decennio 2011-2020 (dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite Decennio delle Nazioni Unite per la Biodiversità), dovrebbero consentire di arrestare la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici che da essa derivano. Anche la Commissione europea, nel 2010, ha lanciato la nuova strategia per proteggere e migliorare lo stato della biodiversità in Europa nel prossimo futuro (“La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: una Strategia europea per la biodiversità verso il 2020”). Per questo, nel 2011, sulla spinta della Convenzione sulla Diversità Biologica, l’Unione Europea ha messo a punto la Strategia Europea per la Biodiversità fino al 2020. http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=URISERV%3Aev0029

E il 22 maggio, come ogni anno, in tutti i paesi dell’Unione si celebrerà la “Giornata europea della biodiversità”. Programmi seri e ambiziosi, imperniati sull’importanza del concetto stesso di biodiversità. Peccato, però, che nessuno si prenda più la briga di celebrare o anche solo di ricordare il luogo dove la biodiversità ha avuto inizio.

C.Alessandro Mauceri


NO COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!
Exit mobile version