Migranti e promesse mancate

Pochi giorni fa al termine dei lavori informali dei leader del G7, il capo del governo Gentiloni ha ribadito che il memorandum con la Libia per ridurre i flussi migratori “è l’apertura di una finestra di opportunità sulla quale l’Italia lavorerà e investirà, ma è molto importante che lavori e investa anche l’Ue, e lo farà anche con risorse aggiuntive di cui hanno parlato esplicitamente Juncker e Mogherini”.

Pochi giorni fa, il Consiglio dei Ministri su proposta dei ministri Minniti e Orlando ha approvato un decreto legge che “introduce disposizioni urgenti per l’accelerazione delle procedure amministrative e giurisdizionali in materia di protezione internazionale, per l’introduzione di misure volte ad accelerare le operazioni di identificazione dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e per il contrasto dell’immigrazione illegale”. La norma prevede l’apertura di ben “14 sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea”. Tali sezioni avranno competenza relativamente a procedure come il “mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue; impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza; riconoscimento della protezione internazionale; mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari; diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari; accertamento dello stato di apolidia”. Inoltre “si introducono misure per la semplificazione e l’efficienza delle procedure innanzi alle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e di integrazione dei richiedenti, nonché per la semplificazione e l’efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta e degli altri procedimenti giudiziari connessi ai fenomeni dell’immigrazione”.

A leggere questi documenti e a sentire le promesse del premier si direbbe che finalmente si stia facendo qualcosa di concreto per risolvere il problema migranti.

Un dubbio più che legittimo che non viene risolto, anzi, dopo aver letto i numeri dell’ultimo rapporto dell’UNHRC l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati e dei migranti, (del 25 gennaio scorso). A cominciare dalle dichiarazioni fatte fino ad ora. La famosa rilocalizzazione promessa nel 2015 non è stata rispettata praticamente da nessuno stato europeo (ad eccezione solo della Norvegia). I dati sono incontrovertibili: a fronte di una promessa formale di trasferire circa 100mila persone (66.400 dalla Grecia e le restanti dall’Italia) negli altri paesi europei, ad oggi sono stati trasferiti solo poco più di diecimila persone (7900 dalla Grecia pari al 12% di quanto previsto, e 2900 dall’Italia un misero 7%). Paesi come Austria, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca non hanno “accolto” nessuno di quelli che erano giunti via terra o via mare in Grecia e in Italia. Altri paesi come la Germania, il Belgio, la Bulgaria, la Slovacchia, la Svezia e altri si sono fermati intorno al 5% di quanto avevano promesso.

E mentre i nostri governi, dopo l’ennesimo incontro internazionale, si ostinano nel credere che l’UE manterrà le promesse e accoglierà i migranti, la situazione continua a peggiorare. A dirlo sono sempre i numeri dell’UNHRC. In Italia sono quasi ormai un numero incalcolabile i migranti che sono stati accolti: solo nel 2016 ne sono stati accolti 176.554 in modo temporaneo (un eufemismo….). Quasi il venti per cento in più rispetto all’anno precedente (diversamente da quanto detto da alcuni che avevano affermato che questi flussi erano in calo).

E i problemi non mancano: mentre si continua a parlare di rifugiati e richiedenti asilo la verità è tutt’altra. Di quelli che sono giunti in Italia, sono sempre meno quelli che richiedono (e ancora meno ottengono) il riconoscimento di rifugiato politico o di profugo. Nel 2016, solo 120mila persone hanno presentato una qualsiasi domanda di accoglienza. Di queste a 18mila è stato concesso asilo, per 11mila circa è stata prevista protezione umanitaria e solo 4900, ovvero il 5% circa, ha ricevuto il riconoscimento di rifugiato (dati UNHRC). Tutti gli altri, e sono tanti, anzi tantissimi, pare non debbano rientrare nelle nuove misure introdotte dal governo.

Il motivo? Semplice come ormai sono stati costretti ad ammettere anche i più ostinati, la maggior parte dei quelli che giungono nei centri di prima accoglienza proviene da paesi in cui non è in atto nessuna guerra e nessuna persecuzione razziale. Sono semplicemente persone che provengono da aree dove è in atto una crisi prima di tutto economica ma anche ambientale e sociale (quasi sempre sono correlate tra loro) e che cercano di migrare in un altro paese dove trovare un lavoro. Molti vengono dalla Nigeria (21%), dall’Eritrea (11%), dalla Costa d’Avorio, dalla Guinea, dal Gambia (7% ciascuno), dal Senegal, dal Mali, dal Sudan, dal Bangladesh o dalla Somalia.

Ma non basta. Anche la decisione di chiedere ai richiedenti asilo di lavorare in attesa della valutazione della loro istanza potrebbe non essere una buona idea. Non solo perché utilizzare come lavoratori profughi e richiedenti asilo non sarebbe previsto dagli accordi internazionali, anzi (ma, a questo, i legislatori hanno risposto parlando di “lavori volontari”). Ma il problema è che tale norma non sarebbe attuabile in molti altri casi (oltre che ai non richiedenti asilo). Ciò che sorprende (e invece nessuno ne parla), infatti, è l’elevatissimo numero di bambini non accompagnati specie da alcuni paesi. Oltre metà dei migranti provenienti dall’Egitto, ad esempio, sono minori non accompagnati da un genitore o da un parente. Questa percentuale è alta anche per i migranti provenienti da paesi come Eritrea, Nigeria, Gambia e Somalia (circa il 20%). Mediamente di un quarto quelli che attraversano il Mediterraneo in cerca di una nuova terra sono bambini.

Un dato, questo, che richiederebbe norme ad hoc per risolvere il problema. A cominciare da strutture idonee e servizi e iniziative per consentire ai “porti di attracco” di accogliere un così elevato numero di bambini. Invece anche qui la superficialità generale regna sovrana. È facile parlare di territorio italiano: dei 176mila migranti giunti lo scorso anno, oltre 123mila persone sono sbarcate in Sicilia (dati UNHRC). E qui poco o niente è stato fatto per rendere i servizi migliori e più adeguati alle esigenze dei bambini o dei minori.

Numeri e dati che al governo centrale non sembrano interessare molto. Così come sembrano non interessare i burocrati di Bruxelles e gli altri capi di stato europei (almeno stando ai numeri). A tutti loro basterà fare una promessa, un incontro (informale o formale poco importa: basta che se ne parli sui media), per far credere che si sta facendo qualcosa. E mentre i politici italiani ed europei riempiono le prime pagine dei giornali di promesse e belle parole, la Camera libica dei rappresentanti (ovvero il Parlamento di Tobruk) ha detto che il famoso memorandum sbandierato dal governo italiano è (tanto per cambiare) da considerare nullo e non vincolante. A renderlo noto è stato un comunicato ufficiale diffuso dal sito Al Wasat, secondo cui “il consiglio presidenziale ed il suo presidente non hanno qualità giuridiche nello stato libico sulla base della Dichiarazione costituzionale”. Ma non basta nel comunicato si legge che l’Italia “tenta di sbarazzarsi dei pesi e dei pericolosi problemi provocati dall’immigrazione clandestina a livello della sicurezza, economico e sociale in cambio di un po’ di sostegno materiale che è costretta ad offrire per ridurre il numero dei migranti illegali”. Come dire siamo stufi di belle parole e di “aiutini” da parte degli italiani. Ma questo, come ormai abitudine, i leader politici hanno evitato di dirlo, sia a Malta che altrove….

C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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