A Chancellorsville, in Virginia, nelle vicinanze dell’inizio del Jackson’s Trail, vale a dire di quell’insieme di stradette che il corpo d’armata confederato al comando del generale “Stonewall” Jackson imboccò nella drammatica notte dell’1-2 maggio 1863, per compiere una fantastica manovra di aggiramento tattico – rimasta negli annali della storia militare – alle spalle delle forze unioniste, c’è un piccolo monumento che ricorda il luogo del conciliabolo tra Jackson e il suo superiore, Robert Edward Lee, comandante dell’Armata confederata della Virginia Settentrionale, dove i due decisero di intraprendere quella brillantissima manovra.
       Ho visitato quei luoghi una dozzina di anni fa, ne ho percepito l’atmosfera da “sacred ground“, rispettata tanto dai filo-unionisti quanto dai filo-confederati, e poi ho percorso in auto, molto lentamente, le piccole strade che condussero le truppe di Jackson a sboccare sul fianco dello schieramento unionista, ed a travolgerlo.
       Era una giornata di agosto molto calda e la Wilderness virginiana faceva sentire il peso della sua abituale umidità. Con mio figlio Umberto, seguimmo ogni singolo passo, contenti di rivivere la Storia e, con noi, alcuni “Civil War buffs“, lieti come noi di quel fantastico privilegio, ciascuno con i propri identificativi di schieramento, unionista o confederato. Nel massimo rispetto, nel più totale silenzio. Si era compiuta in quei luoghi una delle più brillanti manovre della storia militare americana, e non solo, e occorreva tenere un comportamento rispettoso.
        Vedo ora fotografato su vari giornali un gruppo di giovinetti afro-americani seduti con aria tra l’imbarazzato e lo strafottente su luoghi e simboli di cui non conoscono minimamente il significato. Sono probabilmente una scolaresca nera affine a quella che, nel cimitero militare di Arlington, ho visto redarguire e minacciare a mano armata, da alcuni soldati del 3° Reggimento di Fanteria, quella Old Guard ritratta favolosamente bene da Francis Ford Coppola nel suo film “Giardini di pietra”. Ma lì il chiasso disturbava il riposo eterno dei vincitori, mentre quello dei vinti – come sempre – vale parecchio meno. I poveretti ignorano che li stanno prendendo clamorosamente per i fondelli e che per loro è pronta una nuova schiavitù, la schiavitù della libertà condizionata e del pensiero unico, senza alcuna possibilità di dissenso, compreso ovviamente il loro…
Buona fortuna!!
“Mente capti” was last modified: agosto 18th, 2017 by Piero Visani

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