A tutti quelli che pensano che il ritorno alla leva obbligatoria potrebbe essere un modo per fare acquisire “capacità guerriere” agli italiani, mi corre l’obbligo di ricordare che, in 19 anni di collaborazione come consulente esterno dell’istituzione militare, in qualità di esperto di comunicazione istituzionale, i più grandi problemi che ho dovuto affrontare sono stati due:
1) spiegare ai diretti interessati la differenza fra militaresoldato guerriero;
2) badare bene a che nessuna iniziativa presa dall’istituzione potesse avere una qualche valenza che andasse contro la metapolitica dominante, quella dei “soldati di pace. Quello era un aspetto fondamentale: o si era “soldati di pace”, o non si era. Ricordo sproloqui pazzeschi di esponenti politici di Sinistra, Centro e Destra, tutti egualmente influenzati da tale metapolitica, senza alcuna distinzione. e tutti accolti con applausi “ottimi e abbondanti” dalle loro platee militari… Ricordo che, in occasione del primo governo Berlusconi, chiesi un appuntamento a un sottosegretario alla Difesa di Alleanza Nazionale (partito di cui all’epoca anch’io facevo parte), nella mia qualità di estensore dei rapporti quindicinali del CEMISS (Centro Militare di Studi Strategici) sugli orientamenti della stampa italiana in materia di difesa, che per prima cosa finivano sul tavolo del titolare del Ministero della Difesa, oltre che su quelli di tutti i Capi di Stato Maggiore. Costui non ritenne opportuno ricevermi, benché la mia richiesta fosse stata accompagnata da un’ autorevole presentazione del generale Jean. Non gli risultava che potessi servire a qualcosa…
       Oggi, con la perfetta imbecillità tipica dell’ambiente centrodestroide italico, e con la totale insensibilità al fatto che si tratta di un problema metapolitico, e non politico (ma questo sarebbe forse pretendere troppo, visti i proponenti…), viene avanza la richiesta di ripristinare la leva obbligatoria, che è l’equivalente a cambiare il treno di gomme a un’auto cui non funziona il motore…
Non dico niente, non serve. Il primo problema da affrontare, in Italia, potrebbe essere – a mio avviso – come si porta una divisa… Avrei tanto da dire, al riguardo, ma ormai preferisco tacere. Dico solo che è la motivazione l’arma principale dei “terroristi” o presunti tali: hanno un nemico e lo vogliono distruggere, perché hanno una metapolitica e una politica. E noi, l’abbiamo? Vogliamo la leva obbligatoria del Paese dello ius soli? Sì, andate pure avanti voi, con le vostre richieste demenziali, che a me viene da ridere…

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