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Meglio non essere un elettore negli USA

President Donald Trump and Democratic presidential candidate former Vice President Joe Biden participate in the final presidential debate at Belmont University, Thursday, Oct. 22, 2020, in Nashville, Tenn. (Jim Bourg/Pool via AP)

Si sono appena concluse le elezioni per il Parlamento europeo. Mille strascichi. Mille polemiche. E molte incertezze: dalla Francia alla Germania fino a chi sarà la persona proposta dal PPE per il ruolo di presidente della Commissione Europea.

Ma c’è un paese dove la scelta per gli elettori è molto più difficile. Si tratta degli Stati Uniti d’America. Entrambi i candidati dei due partiti più forti mostrano segni preoccupanti. Proprio oggi il presidente Biden, in Italia per i lavori del G7, ha comunicato che non sarà presente alla cena offerta dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Castello Svevo di Brindisi per i Capi di Stato e di governo del G7. La giustificazione ufficiale fornita dal presidente americano è che sarebbe affaticato per gli impegni che ha dovuto affrontare negli ultimi giorni. Una dichiarazione preoccupante: se non è in grado di sostenere un paio di trasferte in Europa (nei giorni scorsi era stato in Francia per le celebrazioni del D Day e anche lì non erano mancate le gaffe) come potrà farsi carico dell’immane lavoro che deve compiere il presidente degli USA? Se dovesse essere rieletto, a 81 anni, Biden sarebbe l’americano più anziano a vincere un’elezione presidenziale. Intanto ha più volte rifiutato di rispondere alle domande sul suo stato di salute. Ma non è solo questo il problema per Biden. Nei giorni scorsi, Hunter Biden, figlio dell’attuale presidente degli USA, è stato riconosciuto colpevole da una giuria popolare di Wilmington, nel Delaware, per tre i reati legati all’acquisto di una pistola. Hunter Biden avrebbe mentito nascondendo al Fbi e a un venditore di armi, la propria dipendenza dagli stupefacenti. Una condizione che, se dichiarata, gli avrebbe precluso l’acquisto di una pistola. Ora spetta alla giudice che ha presieduto il processo, Maryellen Noreika, fissare una data per la sentenza. Le previsioni parlano di centoventi giorni, ovvero poche settimane prima delle elezioni americane. Hunter rischia fino a un massimo di 25 anni di carcere e una multa di 750 mila dollari. Un problema non solo in termini di immagine per il padre, ma anche legato alle decisioni prese da Biden senior quando, da vicepresidente degli USA, aveva lasciato che fosse Hunter a gestire alcuni affari in Ucraina. E questo molto prima della fatidica “invasione” da parte della Russia.

Se il partito dei democratici non appare messo bene, certo il partito dei repubblicani non è messo meglio. Su Trump attuale candidato di punta del partito all’opposizione gravano le condanne appena emesse nei suoi confronti per i soldi dati all’ex pornostar Stormy Daniel.

Quanto ai programmi elettorali, entrambi sono messi maluccio. Se Trump non ha fatto altro che fare promesse per molti irrealizzabili e aver concentrato l’attenzione su cosa avrebbe saputo dare lui al posto del suo avversario (specie per alcune questioni internazionali come quella ucraina o quella palestinese), Biden, dal canto suo, finora ha spesso fatto l’opposto di quello che aveva promesso agli elettori durante la scorsa campagna elettorale.

Il fatto che entrambi, sia Biden che Trump, non abbiano seri concorrenti (certo non a questo punto della corsa alla Casa Bianca) non ha impedito a molti valutatori di esprimere giudizi pesanti su tutti e due i potenziali candidati alla nomina di presidente. Addirittura, l’Economist li ha detto che entrambi sono “uomini ampiamente antipatici”. Secondo l’autorevole rivista le prossime elezioni “non saranno tanto una gara di popolarità, quanto un referendum su quale sia l’opzione meno peggiore”.

Per entrambi i numeri sono pessimi. Ma ormai la corsa verso il secondo mandato (entrambi sono stati presidenti) è entrata nel clou: il prossimo 27 giugno i due si incontreranno per il primo dei due dibattiti in televisione. Si tratta di incontri importanti con i candidati che affrontano questioni importanti (non senza scambiarsi qualche insulto) per 90 minuti.

Ma anche in questo caso le prossime elezioni saranno una novità: solitamente questi incontri sono tre e a decidere le domande è una specifica commissione. Per le prossime presidenziali invece, gli incontri saranno solo due e le domande saranno concordate non dalla commissione ma dagli staff dei due candidati.

Dopo questo incontro la corsa la Casa Bianca entrerà nella fase decisiva con un calendario fitto di appuntamenti importanti. Il 15 luglio si svolgeranno i lavori della Convention Nazionale Repubblicana: il momento in cui si nomina ufficialmente il candidato alla presidenza. Il 19 agosto sarà la volta della Convention Democratica. Stessa cosa. Il 10 settembre si terrà il secondo confronto in televisione: i due principali candidati si incontreranno una settimana dopo il Labor Day (tradizionalmente quando gli americani iniziano a prestare attenzione alle elezioni). Il 5 novembre finalmente gli americani saranno chiamati a esprimere il proprio voto (anche se il voto anticipato e le iniziative di voto per posta significano che molti americani avranno già votato).

Visti i candidati non vorremmo certo essere al posto degli elettori che dovranno scegliere tra un candidato con seri problemi di salute (che la stampa non ha mai mancato di sottolineare) e un presidente con precedenti penali. Ma questo per gli elettori americani non sembra essere un problema.

Il rischio è che anche negli USA a vincere siano i non votanti: nel 2020 alle ultime presidenziali, la percentuale dei votanti fu poco più del 66%. Un risultato notevole visto che di solito si attesta sul 60% (a volte meno). Ora, visti i candidati, il pericolo è che, anche qui, gli elettori decidano di non scegliere.

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