Ma i Paesi felici lo sono davvero?

Da molti anni, i Paesi nordici sono in vetta alle classifiche dei Paesi più felici. Qui la qualità della vita è elevata e il benessere diffuso. L’ultimo World Happyness Record vede ai primi tre posti Finlandia, Danimarca e Islanda con Svezia e Norvegia rispettivamente al sesto e al settimo posto. Praticamente un dominio assoluto.

Eppure, esistono alcuni dati che potrebbero mettere in dubbio questi risultati. A cominciare dal tasso di suicidi. Secondo alcuni studi, la media globale dei suicidi è di 9 casi per 100mila abitanti, con un tasso di depressione del 3,9% e un divario non indifferente tra uomini (15 casi su 100mila) e donne (4 casi su 100mila). Ebbene, i Paesi scandinavi quelli ritenuti da molti i più felici al mondo restano anche quelli in cui ci si suicida di più. Almeno a livello europeo. In Islanda la percentuale di suicidi sarebbe di 11,2 casi per 100mila abitanti. Poco superiore in Norvegia (11,8 su 100mila). Ben più alta in Svezia (12,4) e ancora di più in Finlandia (addirittura 13,4 casi per 100mila abitanti), praticamente una volta e messo la media mondiale.  È vero che negli ultimi anni le percentuali sono calate ma il fenomeno sarebbe tutt’altro che risolto: i tassi standardizzati mostrano che in questi Paesi il numero di suicidi è ben al di sopra della media mondiale.

Percentuali in nessun caso confrontabili con quelle di Paesi come il Lesotho dove il tasso di suicidi è superiore a ottanta casi per 100mila abitanti. O della Guyana (40,9 per 100mila abitanti). Ma il confronto con altri Paesi sviluppati è sorprendente: in Italia il tasso di suicidi sarebbe poco superiore a 4 casi per 100mila abitanti. Solo poco più alto in Spagna: 5,3 casi per 100mila. Anche in Cina questo valore è sorprendentemente basso: 6,7 casi per centomila abitanti. Molto alto invece in un altro Paese “sviluppato” ai vertici tra le classifiche dei Paesi dove la gente vorrebbe vivere: gli USA. Qui il tasso di suicidi è addirittura di oltre 14 casi per 100mila abitanti.

Com’è possibile che in questi Paesi “ricchi” e “felici” ci sia una voglia di suicidarsi così elevata? Una spiegazione è che si tratterebbe di Paesi tanto “felici” quanto “chiusi”: secondo l’InterNations Expat Insider 2016 survey, la Danimarca sarebbe è tra i Paesi dove “è più difficile fare amicizia”. E ancora. Svezia e Danimarca sono tra i Paesi in Europa dove si registra il più alto numero di aggressioni sessuali. Nel 1994, la Svezia è stato il primo Paese al mondo con metà Parlamento composto di sole donne. Da allora ha battuto ogni record mondiale di parità di genere. Eppure, la Svezia sarebbe tra i Paesi con il maggior numero di violenze sessuali al mondo: 53,2 stupri ogni 100 mila abitanti, superata solo dal piccolo stato del Lesotho, nell’Africa del sud, che registra 91,6 abusi sessuali ogni 100 mila abitanti. La Svezia pare che detenga anche il record di bambini confusi col proprio genere sessuale. Louise Frisén, psichiatra infantile all’Ospedale pediatrico Astrid Lindgren, ha dichiarato all’Aftonbladet che nel 2016 ben 197 bambini si sono proposti per una “transizione”, per cambiare sesso: “C’è un aumento del cento per cento ogni anno, e le persone che stiamo vedendo sono più giovani e sempre più bambini”.

In Norvegia c’è un altro record: quello di “capitale [europea] dell’eroina”. È quanto emerge dall’analisi delle acque delle fogne di Oslo che contengono più anfetamine di qualsiasi altro Paese europeo. A Oslo si registrerebbe anche il più alto numero di morti per overdose del continente. Secondo Michael Booth, autore del libro “The Almost Nearly Perfect People”, gli abitanti di questi Paesi sono “quasi” perfetti. Quasi, appunto. Un quasi che porta gli abitanti di questi Paesi a utilizzare farmaci antidepressivi in quantità impressionante. Secondo un recente rapporto, il trenta per cento delle donne islandesi avrebbe avuto almeno una prescrizione di antidepressivi nel corso della vita. Si stima che il 38 per cento delle donne danesi e il 32 per cento per cento degli uomini danesi riceveranno un trattamento di salute mentale a un certo punto durante la loro vita.

Dati che mostrano che le persone che vivono in questi Paesi trovano difficoltà a misurare la propria felicità. Fino al punto da essere indotti a commettere gesti estremi. Un problema così diffuso che anche il Consiglio dei ministri Nordico e l’Istituto di ricerca sulla Felicità di Copenaghen hanno cercato di spiegarsi i motivi di questi dati così alti. Lo studio intitolato “In the Shadow of Happiness” ha cercato di analizzare cinque fattori che influenzano i livelli di infelicità: problemi di salute, disagio psicologico, differenze di reddito, disoccupazione e isolamento sociale. Dai dati relativi al periodo tra il 2012 e il 2016, emerge un’immagine tenebrosa dei Paesi nordici. Il 12,3% della popolazione dei Paesi nordici è in condizioni di infelicità e di sofferenza psicologica. Una percentuale che sale al 13,5% fra i giovani tra i 18 e i 23 anni e al 19,5% tra le ragazze svedesi (contro il 13,8% dei ragazzi). Ancora peggiore la situazione degli anziani: il 16% degli over 80 scandinavi sarebbe in condizioni di sofferenza per problemi fisici, di salute e solitudine. In Danimarca il 18,3% dei giovani tra i 16 e i 24 anni mostra problemi psicologici, percentuale che sale al 23,8% per le ragazze di questa fascia di età. In Norvegia tra il 2012 e il 2016 il disagio mentale dei giovani è aumentato di un incredibile 40%.

Problemi dei giovani che, come dimostra la percentuale di suicidi, non riguardano solo i Paesi scandinavi ma molti Paesi “sviluppati”. In teoria quelli dove proprio la ricchezza e l’elevato livello di sviluppo dovrebbero rendere la vita più facile. Ma non è così. Secondo uno degli autori dello studio, Michael Birkjaer, in tutto il mondo occidentale i giovani devono fare i conti con livelli di stress, solitudine e disturbi mentali elevatissimi. “I problemi psicologici in questa fascia di età si manifesta sotto forma di stress, ansia, depressione, comportamenti autolesionistici, consumi di antidepressivi e, in casi estremi, suicidio – si legge nel report. In Finlandia, il Paese più felice secondo il World Happiness Report 2018, “il suicidio rappresenta addirittura un terzo delle cause di morte tra i giovani tra i 15 e il 24 anni”. Questo a volte si intreccia con altri fenomeni pericolosi: la Finlandia, ad esempio, sarebbe il terzo Paese al mondo per diffusione di armi da fuoco (dopo Stati Uniti d’America e Yemen).

C’è, però, chi ha avanzato un’altra teoria: l’origine del malessere dei giovani scandinavi potrebbe derivare dalla percezione della necessità di emergere. “Abbiamo indizi sulle cause del problema: in Danimarca, per esempio, esiste una grande cultura del perfezionismo” ha detto Birkjaer. Ragazzi e ragazze sono portati sempre di più a essere i primi. Anche sui social media. Oggi i giovani – non solo nei Paesi scandinavi – considerano i social network un momento di socialità reale. In alcuni casi il più reale della realtà. Un dato che troverebbe conferma anche dalle percentuali di suicidi in Giappone: 12,2 per 100mila abitanti, una percentuale simile a quella dei Paesi scandinavi. Anche qui, sin dalla tenera età, i bambini sono portati a credere che l’importante non è vivere ma primeggiare.

Quale che sia la causa, restano i numeri impressionanti relativi ai suicidi. “Nonostante alcuni progressi, nel mondo si registra un suicidio ogni 40 secondi” ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Ognuno di questi decessi è una tragedia per famigliari, amici e colleghi”. I morti per suicidio sono più di quelli per Hiv, cancro al seno o per omicidi. Tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni il suicidio è la quarta causa di morte violenta (dopo gli incidenti stradali, la tubercolosi e la violenza interpersonale).

E molte volte le cause che hanno portato al suicidio sfuggono a letture superficiali su cosa possa rendere o meno felice una persona.

 

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